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Filippo Capellupo: “Riaprire ostelli della gioventù per ospitare profughi Ucraina”

Il catanzarese presidente dell'Associazione Italiana Alberghi per la Gioventù: in questa fase si potrebbe svolgere un ruolo umanitario

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    Il catanzarese Filippo Capellupo, presidente dell’Associazione Italiana Alberghi per la Gioventù, chiede la riattivazione di queste strutture ricettive, che “sono dislocate – afferma – sull’intero territorio nazionale, per potere accogliere rapidamente ed efficacemente le migliaia di profughi in fuga della guerra in Ucraina che sono attesi nel nostro Paese”.

    Capellupo ha rivolto la richiesta ai ministri degli Esteri, dell’Interno, del Lavoro e delle Politiche sociali, del Turismo, degli Affari regionali e delle Politiche giovanili ed al Capo del Dipartimento della Protezione civile. “L’Associazione Italiana Alberghi per la Gioventù – é detto in un comunicato -fondata nel lontano 1945, che oggi si trova in procedura concorsuale e che quindi necessiterebbe di un rapido intervento del Governo per tornare operativa e su cui i ministri del Turismo e delle Politiche giovanili, rispondendo a diversi atti di sindacato ispettivo, hanno espresso interesse a salvaguardare un patrimonio storico, sociale e le attività di interesse generale, ha gestito ininterrottamente per oltre 75 anni immobili propri e di proprietà di enti pubblici, garantendo il turismo sociale, familiare e scolastico nel nostro Paese, ma anche l’accoglienza nelle emergenze per alluvioni, terremoti e migrazioni. In questa fase, quindi, l’associazione potrebbe svolgere un ruolo umanitario per chi scappa dall’Ucraina per poi tornare ad occuparsi, a pieno regime, della sua mission principale”.

    “Tutto ciò, comunque – dice ancora Capellupo – non dipende più solo da noi. La procedura concorsuale è tutt’ora sub iudice, con ricorso pendente in Cassazione. Il Governo ha manifestato, a più riprese, l’interesse a salvare il patrimonio di questa realtà. Credo allora che oggi si debba imprimere uno sprint alla soluzione di tale questione per consentirci di tornare a fare quello che abbiamo fatto per 75 anni”. (ANSA).

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