Catanzaro, quandu ‘na vota c’erano i cerameddhi… foto

Un giovane di Simeri Crichi che coltiva la passione per le zampogne rievoca una delle tradizioni più intense e sentite del Natale

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    “Pirulu pirulu ‘u zampuganru, centu peducchi l’assecutaru, l’assecutaru vineddhi vineddhi, pirulu pirulu i cerameddhi”. Questa simpatica canzoncina ironica, un tempo veniva recitata dai bambini nelle “rughe” di Catanzaro, quelle vie che nel periodo di Natale si animavano ed i primi a renderle gioiose erano proprio loro, gli zampognari, che, dopo la Santa Messa dell’Aurora, cominciavano a girare per le case. Alcuni venivano addirittura da altri paesi e parte delle famiglie catanzaresi ne prenotavano l’esibizione.

    Allo scoccare della mezzanotte della vigilia di Natale, dunque, si usciva nelle strade e i bimbi portavano il Bambinello Gesù accompagnati dal suono delle zampogne. Il freddo si faceva sentire e gli zampognari portavano una sorta di borraccia dove tutti versavano liquori di ogni tipo, che loro chiamavano “’u ‘mbiscu”. La loro permanenza era una tradizione e non vi era Natale senza questa particolare presenza, tant’è che rimanevano sino all’Epifania. I tempi sono cambiati, le “rughe” sono state abbandonate e quel viverle come tradizionalmente si faceva una volta non sussiste più, i zampognari sono successivamente scomparsi e con loro anche quel dolce suono che li accompagnava.

    Ma chi erano gli zampognari? Tutto ciò ci riporta ad un mondo lontano, dove la pastorizia era una delle occupazioni primarie dell’agricoltura, un mondo che comunque racchiudeva anche tradizioni millenarie con quei personaggi che indossavano pesanti pellicce di pecora, larghi mantelli e grandi cappelli di feltro a cono. Tutto questo è oramai un flebile ricordo, tuttavia quella tradizione veniva quasi rinnovata dai famosi “cerameddhari” che, con quel particolare strumento riproducevano quel suono, quando con un “caldo soffio” andavano a gonfiare il tradizionale “otre” fatto dalla pelle di pecora o capra.

    La zampogna, infatti, è uno strumento ad aria ed è composto da 4/5 “canne” che vengono inserite in un “ceppo” alla cui base viene legato “l’otre” che, mediante un “soffiatore”, verrà conseguentemente gonfiato. E’ così che nasce quel particolare suono della zampogna, un suono che a dire il vero oggi è raro ascoltare. Ben sappiamo come in un mondo dai ritmi stressanti, sovente si abbandonano quelle che erano le tradizioni di una volta, tuttavia c’è chi le tradizioni vuole rinnovarle e mantenerle ed è ciò che accade a Simeri singolare borgo d’altri tempi e frazione di Simeri Crichi. In questo piccolo paesino la passione di Daniele Lobello, giovane “simeroto”, si è tramutata in un “ritorno al passato”, poiché nel suo laboratorio realizza le tradizionali zampogne. Questo suo interesse nato un paio di anni fa, è stato da lui coltivato e adoperandosi per la costruzione di questo singolare strumento parte proprio dal classico “pezzo di legno”, che in genere sceglie tra “legno di erica”, corbezzolo, albicocco e mandorlo, ritenuti i più idonei per la manifattura.

    Dopo una serie di passaggi che riguardano la lavorazione si arriva al prodotto finito che verrà ulteriormente trattato per le rifiniture e per la finale “accordatura” dello strumento. Il signor Lobello si avvale anche della collaborazione di alcuni amici, coinvolgendo ugualmente alcuni giovani del paese ritenendo che la tradizione degli antichi strumenti debba essere in qualche modo mantenuta. Pipite, fischiotti calabresi e vari tipi di “ciaramella” è quanto lui realizza nel suo laboratorio e prima di arrivare a questi risultati, diversi sono stati gli esperimenti, ma ciò è stato fatto con la passione che lui ha sempre avuto anche per il canto “popolare” tant’è che con un gruppo di amici ne ha coltivato le molteplici espressioni. Solitamente la zampogna è lo strumento di “accompagnamento” alla classica “pipita” (strumento solista) infatti nelle varie “perfomance” musicali, i zampognari si esibiscono sempre in coppia.

    Anche nella tradizione presepiale non manca la coppia di pastori che suonano la zampogna ed è proprio il periodo di Natale che fa particolarmente ricordare il loro passaggio nelle strade, cosa mantenuta da Daniele Lobello nel suo paese: “Quest’anno, vista l’emergenza “Covid” – afferma – probabilmente non ci si potrà esibire con la zampogna tra le vie del paese come tradizionalmente usiamo fare nella sera della vigilia o nel giorno di Natale. E’ un particolare momento che abbiamo sempre cercato di mantenere”. Il rinnovamento di importanti tradizioni che tendono a scomparire, è dato da quella memoria che, malgrado tutto, rimane sedimentata in esse. Sarà bello rivivere quelle atmosfere perse oramai da tempo, segni indelebili di una notte magica e di Rinascita che, in questo particolare anno, avrà un significato ulteriormente importante.

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