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La letteratura di Domenico Dara e Olimpio Talarico diventa una tesi di laurea

La giovane calabrese Rosina Frontera ha voluto completare il suo ciclo di studi lanciando un messaggio: “Con questi romanzi si possono visitare posti bellissimi ed il biglietto è gratis”

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    La nuova letteratura calabrese che veicola l’immagine di una terra viva. Che cresce, respira voglia di cambiamento e ricerca lo sviluppo attraverso la cultura. E questo grazie a scrittori coraggiosi che hanno, negli ultimi anni, saputo mettere la Calabria al centro delle loro opere. Al punto di divenire essi stessi oggetto di studio, addirittura di tesi di laurea. Rosina Frontera, una giovane calabrese, si è, infatti, da pochi giorni laureata in Filologia e Letterature Moderne con la tesi dal titolo “Olimpio Talarico e Domenico Dara nel panorama della narrativa meridionale contemporanea: paesaggi reali e luoghi dell’anima a confronto”.

    Di cosa parla la sua tesi di laurea? 

    La tesi è incentrata principalmente sull’analisi dei romanzi di Talarico e Dara. Ho ritenuto opportuno fare un breve accenno al “rinascere” della narrativa calabrese contemporanea e soprattutto dell’ultimo decennio, evidenziando, anche per rimanere nel tema della tesi, il legame che scrittori come Criaco, Gangemi, Castagna, Abate e molti altri, hanno con la terra e i luoghi di Calabria. Ho analizzato, poi, il genere narrativo di Talarico e Dara; il modo di scrivere, la lingua, i personaggi che descrivono e in capitoli dedicati ho analizzato i luoghi e i paesaggi che nei loro romanzi hanno un ruolo importante. Ho inserito, poi, una breve intervista agli autori prima delle conclusioni, anche perché, a differenza dei lavori di tesi consueti, in questo caso conclusioni vere e proprie non ce ne sono; Talarico e Dara hanno ancora molto da offrire con i loro romanzi e di sicuro scriveranno ancora molto di Calabria,

    Talarico e Dara hanno ancora molto da offrire con i loro romanzi e di sicuro scriveranno ancora molto di Calabria

    di Calabria bella e preziosa, che per troppo tempo ha portato addosso il marchio della malavita e del malaffare, anche nella scrittura, e che adesso invece con gli scrittori recenti sta riacquistando la bellezza e l’importanza che merita. Sono grata a Olimpio e Domenico per avermi concesso di parlare di loro e di analizzare i loro romanzi dal mio punto di vista. È stata un’ottima scelta”.

    Come mai ha scelto di parlare di due scrittori calabresi, Olimpio Talarico di Caccuri e Domenico Dara di Girifalco? 

    Sono di Caccuri e conosco Olimpio Talarico da tempo; Domenico Dara l’ho scoperto, come scrittore, grazie al premio letterario Caccuri, che si svolge ogni anno ad agosto. Sono innamorata della mia terra e profondamente attaccata al mio paese. Volevo, con il mio lavoro di tesi, parlare di un argomento mai affrontato prima: due luoghi, Caccuri e Girifalco, diversi eppure uguali: sono i luoghi natii dei due scrittori, ma diventano luoghi dell’anima per loro e anche per il lettore. Nella tesi dico che infondo dove c’è il cuore c’è casa: e Caccuri è casa per Talarico, Girifalco è casa per Dara, anche se in maniera diversa. È stato interessante scoprire Girifalco, per esempio, che conoscevo molto poco: ancora di più è stato bello vedere che profumi, luoghi e usanze tra i due paesi appaiono diversamente, ma suscitano gli stessi sentimenti di pace, sicurezza, “porto sicuro””.

    Come viene racconto il sud ed in particolare la Calabria in questi testi e, quindi, nella sua tesi?

     È un Sud bello, ma anche amaro. Viene fuori una Calabria dei ricordi d’infanzia e vengono fuori paesaggi reali e vivi nella mente e nell’anima degli scrittori e di chi, come me, vive in Calabria; nei romanzi di Talarico rivedo il mio paese di un tempo e rivedo il mio paese di oggi: riconosco persone, visi, battute, odori e luoghi che leggendo i romanzi mi scorrono reali nella mente; passeggiando per le strade rivedo scene di “Cosa rimane dei nostri amori”, o di “l’Assenza che volevo”. Vedo inoltre un paese e una Calabria di un tempo, segnata dalle sofferenze della guerra e della fame, che però trova conforto davanti al focolare o sotto il Castello che tutto sa e vede. Nella Girifalco di Dara non ritrovo le stesse emozioni, sarei ipocrita se dicessi il contrario, ma Domenico ha la capacità straordinaria di rendere magico ogni luogo 

    Nella Girifalco di Dara non ritrovo le stesse emozioni, sarei ipocrita se dicessi il contrario, ma Domenico ha la capacità straordinaria di rendere magico ogni luogo 

    Girifalco è tale per gli abitanti del posto, ma è e diventa familiare per il lettore, che si ritrova in un profumo, in un personaggio, ne condivide uno stato d’animo: la Calabria in Dara è presente sempre, anche in “Timpamara”, un paese apparentemente inventato, pare trapeli lo scheletro di Girifalco. I due hanno un modo diverso di parlare di Calabria, però la Calabria viene fuori in entrambi: in entrambi c’è una Calabria capace di consolare, di dare conforto. È questo che ho voluto far venir fuori dai romanzi di Talarico e Dara. Non so sinceramente se quello che ho voluto venisse fuori è giusto oppure no; sono però profondamente innamorata della mia Calabria e sono appassionata di lettura: infondo ognuno in essa può capire ciò che vuole. Un romanzo credo sia a libera interpretazione; a ciascuno può suscitare un ricordo, un’emozione o un sentimento: i romanzi di Talarico e Dara sono tutto questo: si può essere “Silvia “, “Jacopo”, “Angelillu” o “Malinverno”. Si possono visitare luoghi bellissimi in questi romanzi e il biglietto è gratis e allora……approfittatene tutti e leggete il più possibile. Naturalmente io aggiungerei: leggete Talarico e leggete Dara”.

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