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Cinema e censura, quando Catanzaro vietò film e riviste osè

Il ministro della Cultura Franceschini ha annunciato l'operatività della riforma portata avanti dalla Legge n.220 del 2016

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    Anche in Italia la censura cinematografica è stata definitivamente abolita. Lo ha reso noto il ministro della Cultura Franceschini, annunciando come operativa la riforma portata avanti dalla Legge n.220 del 2016 – nota anche con il nome del suo promotore, Legge Franceschini – che istituisce una commissione di verifica della classificazione da parte dei produttori delle opere per fasce di età del pubblico (per tutti, non adatte ai minori di 6 anni, vietate ai minori di 14 o ai minori di 18 anni), ed esclude la possibilità di ritenere idoneo o meno alla sala un film. La questione potrebbe romanticamente ricordare la scena cult di “Nuovo cinema paradiso” con i tagli dei baci nei film da parte del prete del paese, prima che il film fosse proiettato al pubblico, ma in realtà non si tratta di provvedimenti così lontani nel tempo, né di semplici tagli. Basta pensare infatti alla messa al bando di “Totò che visse due volte” di Ciprì e Maresco, del 1998, o di “Ultimo tango a Parigi”, riabilitato solo una decina di anni prima, dopo una censura con tanto di procedimento penale, durata 11 anni.

    Il supercensore Bartolomei a Catanzaro

    Fu proprio negli anni di uscita del capolavoro di Bertolucci che anche Catanzaro ebbe una sua parte nella storia della censura cinematografica italiana, suo malgrado. Il “merito” fu di Donato Massimo Bartolomei, procuratore generale della Repubblica, di stanza in quegli anni proprio in Calabria, che fece sequestrare numerose pellicole e qualche rivista, finendo non poche volte sulle pagine dei maggiori quotidiani nazionali, “Dalla Calabria offensiva anti-porno”, titolava il Corriere della Sera del 24 giugno 1974 un’intervista al magistrato firmata da Roberto Martinelli. In piena evoluzione di costumi, il cosiddetto “supercensore” si era reso protagonista fin da subito della lotta in difesa della moralità pubblica, arrivando in brevissimo tempo alla totale abolizione dei film “sexy” in tutto il territorio “delle Calabrie”. Sotto la scure di Bartolomei caddero “Appassionata” di Gian Luigi Calderone – che fece sequestrare a sole 48 ore dal suo insediamento alla procura generale catanzarese -, ma anche “Dio mio come sono caduta in basso” con Laura Antonelli, di Luigi Comencini, “Al di là del bene e del male” di Liliana Cavani, per citarne qualcuno. In un solo mese, ben sette furono le pellicole sequestrate: «Era diventata una situazione intollerabile – spiegava Bartolomei a Martinelli – e per sanare questo fenomeno non c’era che una tale soluzione, dal momento che le commissioni di censura non funzionano a dovere, e comunque sono diventate troppo permissive». Fu così che le case di distribuzione cinematografiche cominciarono ad evitare accuratamente il circuito calabrese, per evitare guai: addirittura, con un’assemblea nella sede romana dell’Anica, si propose di rinviare le Giornate del cinema italiano a Catanzaro, oltre che un embargo di tutti i film – che non sarebbero stati inviati in Calabria – in tutta la regione fino a quando non sarebbe cambiato il comportamento del magistrato. Ci fu anche una interrogazione parlamentare in merito.

    Non solo cinema

    Il supercensore Bartolomei non si occupò solo di cinema e riviste – come Playboy, Playman e pubblicazioni “per soli uomini” – , ma anche di spettacoli dal vivo. Tanto che così come le case di distribuzione, anche le compagnie, specie quelle di avanspettacolo, arrivavano “prevenute” a Catanzaro: qualcuno racconta ancora, goliardicamente, dei subbugli che seguirono uno spettacolo di rivista, al teatro comunale. Era previsto che un numero si concludesse con uno spogliarello integrale, ma nel timore di eventuali provvedimenti del procuratore Bartolomei, il capocomico della compagnia aveva ordinato alla “vedette” di rimanere in reggiseno e mutandine: una scelta che provocò la protesta dei circa 700 spettatori, che minacciarono di distruggere il locale, chiedendo indietro i soldi del biglietto. Solo grazie all’intervento della polizia lo spettacolo fu sospeso per motivi di ordine pubblico e il peggio evitato.

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