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Giulio Scarpati racconta il “giudice ragazzino” agli studenti del MGFF foto

Tra gli interventi, c’è stato spazio per il video di danza “Tango contro la mafia”, realizzato dagli alunni del Liceo ad indirizzo coreutico Campanella di Lamezia Terme

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    Se la cultura attraverso l’arte e la bellezza, possono provare a scalfire il male, ben vengano eventi formativi come il Magna Graecia film festival School in the city. E’ quanto sottolineato nella giornata di oggi della terza edizione della rassegna che offre agli otto istituti scolastici che hanno aderito al progetto, la visione di una selezione di opere cinematografiche dai temi sociali e degli incontri con gli autori o protagonisti delle stesse. Nelle ultime 24 ore, è toccato al film “Il giudice ragazzino” di Alessandro di Robilant del 1994, che i ragazzi hanno potuto vedere come di consueto quest’anno, attraverso la piattaforma MyMovies. E questa mattina è stato il turno dell’incontro, sempre online, con Giulio Scarpati, l’attore che ha intrepretato il protagonista del film, il sostituto procuratore di Agrigento Rosario Livatino, ucciso dalla mafia il 21 settembre del 1990, che sarà proclamato beato il prossimo 9 maggio.

    «E’ complicato raccontarti “tutto”, quindi concentriamoci sul “Giudice ragazzino”», ha esordito nella sua introduzione a Giulio Scarpati il coordinatore del progetto Antonio Capellupo. E prima di tutto, come richiesto più volte dagli stessi studenti con i loro interventi, ci si è concentrati sull’eventualità di aver dato una versione troppo romanzata di quella che era stata la vicenda di Livatino.

    «Le riprese furono svolte nel 1993, a pochissimo dalla morte – ha raccontato Scarpati -. Ho conosciuto persone che hanno lavorato con lui, cercando di rubare da loro delle informazioni. Molti non erano suoi amici, pur definendosi tali, ma da tutti emergeva una persona molto discreta, attenta all’integrità della sua figura, che doveva essere indipendente, ma anche apparire tale, perché doveva essere credibile. Lui diceva: quando moriremo non ci chiederanno quanto siamo stati credenti, ma quanto siamo stati credibili».

    In merito al film, l’attore ha sottolineato come «mentre si fa una finzione si può tradire la realtà, ma lo si fa perché si pensa di perdere la credibilità», e di fronte a un personaggio così singolare come Livatino, in più occasioni poteva essere così. Poi «si possono anche fare scelte apposite per accrescere il pathos, ma senza tradire l’essenza dei fatti – ha detto ancora -. Rosario Livatino era una persona determinata e pulita, veramente pulita. Lui si metteva in discussione prima ancora di mettere in discussione i pregiudicati. Questo aspetto mi piace molto: cercava di giudicarsi prima di tutto, in maniera inflessibile».

    «Incontrai i genitori di Rosario Livatino solo verso la fine delle riprese: faceva caldo, le imposte erano chiuse – ha raccontato Scarpati -. Quando ci sedemmo a prendere un caffè, la madre mi si avvicinò e mi sfiorò la fronte facendomi vedere come portava i capelli il figlio. Il dolore di questi genitori, il cui unico figlio era morto in quel modo, era straziante. C’era pure un fotografo, ma volevo rimanesse una cosa privata, molto intima. Alla fine il papà è scoppiato a piangere abbracciandomi, è stata un’emozione grandissima. Ci sono cose che non possono essere messe nel tritacarne dello show, sono umanamente private. Sapere adesso della sua beatificazione, che avviene ora che entrambi i genitori sono morti, mi dispiace molto».

    Tra gli interventi, c’è stato spazio per il video di danza “Tango contro la mafia”, realizzato dagli studenti del Liceo ad indirizzo coreutico Campanella di Lamezia Terme, presentato dal dirigente Susanna Mustari. «Sono molto favorevole all’introduzione di danza e recitazione a scuola – ha commentato Giulio Scarpati -, perché aiutano ad ascoltare i sentimenti, le emozioni. Sono utili ad aprire le persone, a liberare il nostro lato nero: vedendo tanto male dobbiamo anche capirlo per cercare di fare crescere una coscienza migliore».

    All’incontro ha partecipato brevemente anche don Giacomo Panizza che con la malavita si deve confrontare tutti i giorni: «Il mondo dei film e del teatro mi piace tanto non per le recitazioni, quanto per le vite raccontate, come quella di Livatino. Mi convinco, oggi ancora di più, che la scuola debba sconfinare dai banchi e dalle aule. Il teatro, la musica, l’arte in generale aiutano a fare diventare bella la vita. Mettendo su delle scenette teatrali, ad esempio, ci si rilegge, ci si rincontra con se stessi. Per questo il teatro è importante anche tra le persone che escono dal carcere, pure nella tragicità».

    Il progetto ideato da Alessandro e Gianvito Casadonte e realizzato nell’ambito del Piano nazionale Cinema per la scuola promosso dal Mibac e dal Miur proseguirà, come illustrato da Capellupo in chiusura, con due incontri: il 7 maggio alle 11 con Giorgio Iovino, concept art designer di grandi produzioni americane – DC comics, Marvel etc -, e l’11 maggio sempre alle ore 11 con l’attore Vinicio Marchioni.

     

     

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