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Nuova luce all’affresco di Santa Maria di Mezzogiorno a Catanzaro foto

Gioacchino Lamanna ha finito in tempo per la festa dell’Assunta il restauro dell’opera che aveva dipinto nel 1991 per l’elevazione della chiesetta a santuario voluta da monsignor Cantisani

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    Giorno dopo giorno, Gioacchino Lamanna, pittore catanzarese contemporaneo, è stato appollaiato sull’impalcatura di tubi innocenti a guardare faccia a faccia la Madonna di S. Maria di Mezzogiorno che aveva dipinto trent’anni fa sulla parete del campanile del piccolo Santuario alla fine della lunga e stretta via che porta il suo nome, tra Stella e Pianicello, rioni storici di Catanzaro. Una mattina di una settimana fa, l’impalcatura non c’era più. Allora il cornista ha realizzato che sarebbe stato il caso di sentire il Maestro che, per dire il vero, premette al nome il titolo di Professore. Pensava, il cronista, di disturbare. Con gli artisti non si sa mai. Invece, Gioacchino Lamanna è stato ben contento di raccontare, proprio nella sera che precede la festa dell’Assunta.

    “L’ho dipinto nel lontano 1991 – dice a Catanzaroinforma -. Ho fatto prima un bozzetto per monsignor Antonio Cantisani che lo voleva vedere. Cantisani ha approvato e ci siamo dati da fare subito per dipingere.
    La tecnica è un affresco a secco, differente per la preparazione dal vero affresco. Come dice la parola, l’affresco è una pittura eseguita su intonaco ancora fresco, che assorbe direttamente il pigmento. La pittura murale a secco, su intonaco asciutto, ha bisogno di uno strato suppletivo che leghi il colore, che è un velo di calce misto a sabbia di fiume. Per il resto la tecnica è sovrapponibile, si esegue prima il disegno su cartone che poi viene spolverato sulla parete. Già nel ‘91 avevo detto che ci sarebbero stati presto problemi se non si fosse provveduto a un sistema di protezione.

    Oggi ancora più di ieri, perché non è la pioggia di una volta. È più acida, alla lunga fa danni su tutto, figuriamoci su un dipinto. Anche adesso, a restauro terminato, sarebbe bene provvedere con una protezione plastica trasparente, quantomeno per evitare il contatto diretto con gli elementi esterni. Il tema del dipinto era tratto dalla tradizione popolare. A me la storia la raccontava sempre mio nonno. La chiesa, ora come nel tempo in cui si svolsero i fatti miracolosi, era al culmine di un dirupo a strapiombo sulla vallata. Solo che ora ci si arriva con una scalinata lunga e faticosa da affrontare, allora con una mulattiera necessariamente lunga e tortuosa che saliva dalla Fiumarella attraverso la campagna. Figuratevi questo lento peregrinare di contadini che salivano con la loro merce, affaticati e battuti dal vento d’inverno, affaticati e fiaccati dal sole d’estate. A mezzogiorno esatto, racconta la leggenda, una signora appariva leggera e sorridente vicino a un albero di fico che donava i suoi frutti al suo manifestarsi, bella come ci immaginiamo la Madonna, con i capelli sciolti e vestita di celeste come pensiamo la Madonna. La Madonna, per questo di Mezzogiorno o di Meridie come dicevano i nostri antichi, offriva ai passanti pane e fichi. Soprattutto i bambini, considerati i tempi che erano grami, gradivano molto.

    Generico agosto 2021

    Tutti questi elementi compaiono nel dipinto: la Madonna, i bambini in posa angelicata, le foglie e il frutto del fico, il pane che ho ridotto a forma di moderna rosetta che in effetti non era ancora in uso, avrei dovuto disegnare un pane robusto, di casa, come diciamo noi, ma va bene così. Nel ’91 ho impiegato a portare a termine l’opera nello steso tempo che mi è servito per il restauro. Un mesetto circa, giorno più giorno meno. In collaborazione con il muratore, perché un affresco necessita perlomeno di queste due persone, l’artista e il muratore, non so chi dei due sia più importante ai fini della riuscita. Un po’ di mattina, un po’ di pomeriggio, per ingraziarci l’ombra in questi mesi di forte calura.

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    Forse era meglio rifare tutto daccapo, perché il vecchio intonaco veniva ormai già a brandelli e il muratore era disperato quanto me, e con pazienza ha ricoperto i pezzi cadenti che successivamente, facendo ricorso un po’ alla mia memoria e un po’ a delle vecchie foto dei tempi dell’inaugurazione, ho ripristinato nelle forme e nei colori. Ho terminato una settimana fa, in tempo per la festa dell’Assunta, la festa che proprio a S. Maria di Mezzogiorno è sempre stata oggetto di profonda devozione popolare. Io ci sono particolarmente affezionato, perché lì mi hanno battezzato, durante la guerra. Sono nato nel 1942, in via dei Pastaioli, al Pianicello, che si chiamava così perché c’erano tante botteghe dove si faceva la pasta fresca. Ora si chiama via Burza, io avrei lasciato il vecchio nome, anche se i pastaioli non ci sono più. S. Maria di Mezzogiorno era la mia parrocchia. Poi è stata un po’ dimenticata, fino a quando l’arcivescovo Antonio Cantisani nel ’91 non l’ha elevata a Santuario. E ha fatto bene, molto bene, e come non poteva essere. Una pagina della nostra storia che va ricordata”.

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    Qui finisce il racconto di Gioacchino Lamanna, carpito quando da poco, nella piccola chiesa di S. Maria di Mezzogiorno è terminata la messa officiata dal parroco della cattedrale, don Sergio Iacopetta. Siamo in epoca Covid, i fedeli erano pochi, 25 abbiamo contato, sforando di poco l’avvertenza affissa sulla porta d’ingresso: capienza massima 16 persone. Ed è andata finanche bene. L’anno scorso, per dire, non si è fatto nulla. “Quest’anno in segno di speranza – ci confida don Sergio – abbiamo voluto perlomeno compiere il triduo preparatorio alla festa che si celebra il quindici d’agosto, con la recita del Rosario e la messa serotina. In altri tempi, non passava anno senza la tradizionale novena”. E senza che la piccola chiesa non fosse gremita in ogni ordine di posti, in piedi o seduti. Anzi, il piccolo santuario. Così l’aveva voluta nel 1991 Antonio Cantisani, che l’aveva eletta come luogo di predilezione liturgica, tanto che fino quasi al termine della sua lunga e operosa e studiosa vita, fino a gennaio scorso, ogni domenica mattina da quando era diventato emerito, alle 8,30 puntuali, “diceva” la messa. Teneva tanto anche al dipinto della Madonna, ci ha confidato Gioacchino Lamanna: “Mi diceva sempre: lo sistemiamo, lo mettiamo a posto?”. Sì, monsignore. Gioacchino l’ha messo a posto.          

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