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La Beat Generation graffiante e ribelle riaccende le luci al Museo del Rock

Ripartenza con una serata che fa il pieno, tra musica e le poesie lette dall'attore Salvatore Venuto

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    Beat. Beat come ribelle. Ma beat soprattutto come colpito. Battuto. Sconfitto. Disgregato dal conformismo della società. Eppure beato. Beatitudine spirituale, ma anche fisica. E parte Hallelujah di Leonard Cohen al Museo del Rock, palpitante, sentita, come un respiro profondo dopo la lunga chiusura, in una serata che inaugura la nuova stagione del Museo del Rock di Catanzaro e incentrata su parole e musica della Beat Generation.

    beat

    Il Museo riapre finalmente da martedì prossimo e sono tanti gli appuntamenti in programma.

    Le luci fuxia arancio, viola, i cimeli e manifesti icona del Museo del Rock riempito da un pubblico appassionato ed emozionato hanno fatto da sfondo stasera a un intervallato racconto fatto di parole e ritmi, di brani che sono la storia della musica mondiale e testi di poeti dissacranti, maledetti, graffianti, visionari, mistici, i Beat, raccontati in modo intervallato da Piergiorgio Caruso del Museo del Rock e interpretati nei versi in modo appassionante dall’attore Salvatore Venuto, applauditissimo dal pubblico.

    Beat Generation, i nomi sono quelli di Allen Ginsberg, Jack Kerouac, Adrian Mitchell, Aldo Piromalli, Lawrence Ferlinghetti,  i poeti bohemien di quel movimento nato in America alla fine della seconda guerra mondiale.

    Musica e poesia a intervalli, abbiamo detto. Si parte con ‘Il Beat cos’è’, Ambra Borelli, in arte La ragazza 77, carriera fugace ma intensa, amica di Equipe 84, racconta Piergiorgio Caruso che ci conduce per le strade della Beat Generation in un racconto che accarezza gli anni ’60, ‘il decennio benedetto – a parlare è Caruso – con il salto di qualità nelle nostre vite soprattutto per le conquiste sociali e culturali, quegli anni ’60 di ribellione già iniziati con la musica degli anni ’50 di Elvis Presley. Il ciuffo ribelle e impomatato, la gioventù bruciata, Marlon Brando.

    Ed ecco ‘Urlo’ di Allen Ginsberg. E’ poesia che rivoluziona. Ribelle è dire poco. Salvatore Venuto la rende al pubblico intensamente.

    ‘Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte da pazzia, morir di fame isteriche nude strascicarsi per strade negre all’alba in cerca di una pera d furia, (…)che povertà e stracci e occhiaie fonde e strafatti stavan lì a fumare, (…)con sogni, con droghe, con incubi a occhi aperti alcol e cazzo e balli -sballi senza fine’, solo per iniziare.

    Con Urlo letta da Ginsberg nell’ottobre del ’55 alla Six Gallery di San Francisco inaugura la stagione Beat. Esaltazione del vivere ai margini, erotismo, critica al sogno americano.

    ‘Ho visto la gente della mia età andare via’, dalla poesia alla poesia in musica di Francesco Guccini, ‘Dio è morto’, per passare, nel racconto di Piergiorgio Caruso, a quel reading di poesia in Inghilterra che radunò settemila persone e fu l’inizio dell’Underground, e continuare, ancora con la coinvolgente interpretazione dell’attore Salvatore Venuto, con ‘Dimmi bugie sul Vietnam’, l’angoscia dei ragazzi che partivano per una guerra che non capivano, e subito dopo le note di Yesterday dei Beatles.

    C’è ancora la poesia di Jack Kerouac  di ‘On the road’, Le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d’artificio gialli che esplodono simili a ragni sopra le stelle e nel mezzo si vede scoppiare la luce azzurra e tutti fanno: Oooooh!’, e poi la musica è quella di Bob Dylan con pezzi come One more cup of coffee ( stupendo violino di Scarlett Rivera, due anni fa al museo del Rock di Catanzaro) e Romance in Durango, ‘nel ’75 – commenta Caruso – Dylan è in gran forma, sembra essere tornato ai primi anni sessanta quando scriveva due tre pezzi al giorno, è anche il Bob Dylan che va a visitare la tomba di Kerouac.

    E’ una Beat sempre più dissacrante, con ancora ‘Santo’ nota al piede per Urlo di Ginsberg, Gianni Milano, ‘Affanculo’ di Aldo Piromalli, sarcastico, amaro, divertente, dissacrante contro riti e convenzioni schiaccianti e poi ancora le note di The Outsiders e in poesia Ferlinghetti sempre magistralmente interpretato da Salvatore Venuto per finire con una graffiante Janis Joplin, il suo grido contro il consumismo in ‘Meredes Benz’, Janis morta per overdose a 27 anni, ‘il più altissimo talento vocale della musica del secolo scorso’, ricorda Piergiorgio Caruso, Janis follemente innamorata, morta in attesa di quella lettera d’amore corrisposto giunta qualche ora dopo il suo utlimo respiro, che non leggerà mai, ma che ci ha regalato l’eternità.

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