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‘Buon Compleanno Catanzaro’: cultura, artigianato, storia, fotografia per raccontare una città

Un ottimo riscontro di partecipazione per la manifestazione organizzata dall’associazione ‘Catanzaro è la mia città che si è conclusa con esposizioni di arte e artigianato tra le Gallerie del San Giovanni e la Casa della Cultura

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    Un percorso di identità, di tradizione, di creatività, di cultura. Le ceramiche, i costumi d’epoca che raccontano le donne meridionali, i quadri raffiguranti donne barche, il nostro Sud, i presepi artigianali, la bigiotteria.

    Tutto ha parlato di un luogo, Catanzaro, negli ultimi giorni, attraverso l’arte e l’artigianato, coniugando la bella idea dell’associazione ‘Catanzaro è la mia città’ che ha organizzato la tre giorni di esposizioni che si sono snodate fino al giorno della Immacolata tra le Gallerie del San Giovanni e la Casa della Cultura della Provincia.

    ‘Una gioia immensa aver dato il nostro piccolo contribuito al buon risveglio della cultura in città in tutte

    le sua sfaccettature – ha detto Francesco Vallone di Catanzaro è la mia città – Il progetto originario presentato in Regione Calabria nell’ambito Pac  2014-2020 era stato predisposto nel 2019 per essere svolto nel 2020, quando ricorreva il 350° anniversario della pubblicazione delle “Memorie Historiche di Catanzaro”, la celebre opera di Vincenzo D’Amato uscita nel 1670, principale testo per lo studio della storia della città, basata sulle conoscenze e sulle fonti disponibili nel XVII Secolo e poi superata ed aggiornata da studi e ricerche dei tempi più recenti.

    Proprio per questa ricorrenza alla manifestazione era stato assegnato il titolo di Buon Compleanno Catanzaro. Abbiamo deciso di lasciare lo stesso nome anche se l’evento non si è potuto realizzare quando prefissato.

    Si è pensato che ad augurare questo simbolico buon compleanno alla città fossero tutte le componenti culturali, dalla musica al teatro, dal turismo alla convegnistica, dal teatro di strada allo sport, dai mercanti agli artigiani.

    Si è partiti con un concorso fotografico al quale hanno partecipato tanti amatori dello scatto ed un premio è stato assegnato direttamente dal pubblico, i catanzaresi, numerosi ed attenti hanno partecipato ai convegni sui poeti catanzaresi, sulla nascita della città ed il suo sviluppo nell’età medioevale magistralmente condotto dall’archeologo professor Francesco Cuteri, sugli autori catanzaresi, sui 100 anni dell’istituzione della parrocchia di Siano, sui 400 anni della Fondazione della Congrega del Santissimo Rosario, per non parlare della stupenda rievocazione della storia degli innamorati catanzaresi Rachele e Saverio e dei numerosi spettacoli teatrali presso il Teatro Comunale’.

    Alle Gallerie del San Giovanni hanno esposto Ceramiche di Squillace, Atelier Decò Art di Tina Gallo, Bigiotteria in ceramica fredda Carmelina Screnci,  Presepi artigianali Massimo Maiolo, Pupazzetti in cotone Le Creazioni di Milly, CulturaCasa Editrice La Rondine, Bigiotteria Maria Teresa Colacione, Tessitori Rocco Vitaliano, Bigiotteria Valeria Mancuso, Pittura Giulia Alfieri, Presepi artigianali Pino Tripodi.

    Alla Casa della Cultura della Provincia di Catanzaro hanno esposto la pittrice e professoressa Rosalba Russo, la costumista  e esperta nel taglio storico del costume Stefania Frustaci, Armònia di Marco Manfredini e Aurelia Granato, Accademia del Trucco, e, non ultima, è stata portata avanti la vendita solidale di prodotti enogastronomici locali per la Caritas.

    ‘Io non ho uno stile unico, vario con tecniche e soggetti, vado dall’informale al geometrico astratto al figurativo – Rosalba Russo si racconta –  In questo campo i miei soggetti preferiti sono le donne, le barche e il profondo Sud. Profondo come il mare, come l’anima, come gli occhi’.

    Il personale tentativo di riscatto, per questo Sud, di Rosalba Russo, ‘mentre in genere viene usato profondo Sud in senso dispregiativo, ho fatto una personale proprio su queste tematiche: le barche col fondo nero.

    E poi la donna, in tutti i suoi aspetti di nascita, embrionale, l’emotività. Per me l’arte è ricerca continua, l’ispirazione è sempre nuova, devo fare quello che sento, che mi va di sperimentare in quel momento.

    La figura della donna rimane mia ispirazione, il matriarcato un tema fondamentale della nostra identità, le nostre mamme hanno sopperito all’emigrazione dei padri, crescendo sette, otto figli anche da sole, delle eroine nel quotidiano, le vere persone forti che non fanno la guerra ma combattono resistono, la forza della donna sta nella sua consapevole emotività, laddove l’uomo a volte subisce il culto dell’uomo forte. Tutte noi donne nel nostro piccolo facciamo le nostre battaglie nel quotidiano senza cercare il palcoscenico o la visibilità a tutti i costi’.

    Colori intensi, vibranti, luce, armonia, sensualità e vitalità, evocatività costante  nelle opere di questa pittrice, in una costante manifestazione di eterna libertà espressiva a connotare il senso del suo creare, e della sua formazione tra il Sud, ma anche la Toscana ed il Piemonte.

    “Carissima, quanto sono belli i tuoi quadri? Sono rimasta folgorata dallo stile, dalle tecniche, dai colori, dalla luce che emanano, dall’ironia, dai titoli, dalla loro forza evocativa, dalla loro matericità nonostante l’approccio virtuale. Neanche una nota di malinconia, di dolore, di sofferenza”, si legge in una recente nota critica di Aida Bressi, tra le altre, rivolta all’artista.

    E ancora, molta bellezza e capacità artistica. Dalla pittura ai costumi d’epoca, rigorosamente fatti a mano. Sempre alla Casa della Cultura. ‘Costumi fatti materialmente, per amore, e proprio per capire il taglio, per entrare nell’elemento che più  mi appartiene’. Racconta le sue opere, i sui abiti la costumista e esperta nel taglio storico del costume, Stefania Frustaci, abiti che ‘ hanno tutti un’impronta prettamente meridionale’.

    Vediamoli, uno per uno. I tessuti sempre molto preziosi.  Shantung di seta, taffetà, lino, cotone garzato .“Il peplo greco di terzo-quarto  secolo avanti Cristo, in jersey di seta – spiega Stefania Frustaci – però in una rivisitazione di quello che era dalle radici antiche omaggiando Mariano Fortuny che agli inizi del ‘900 riprese la linea proprio del peplo e inventò un abito unico, il Delphos, una rivisitazione dalle radici antiche, proprio per ricordare profondamente queste meravigliose donne che hanno percorso la nostra terra e ci hanno lasciato queste tracce di identità e di stile.

    Il secondo costume che espongo è la base del costume bizantino, ‘la camicia di pelle’, fatto in shantung di seta, lino, cotone garzato, si chiama camicia di pelle perché toccava la pelle, la parte interna quindi di quel costume bizantino che normalmente non vediamo mai perché poi di sopra tenevano delle dalmatiche o delle tuniche di seta molto pesanti, la particolarità del taglio di questa tunica è che ancora oggi la troviamo nei costumi albanesi arbereshe  a Caraffa. c’è questo taglio, e questa memoria, il nostro territorio improntato dai bizantini, Catanzaro stessa fondata dai bizantini.

    “Poi – spiega ancora la costumista e esperta del taglio storico del costume Frustaci –  facciamo un salto nel 1800, stile Impero, taffetà di seta, questo riguarda anche la nostra Calabria nel periodo in cui abbiamo scacciato i francesi, lo stile Impero lo ricordiamo anche nei dipinti dell’incoronazione di Napoleone, e poi ecco ancora un pezzo a me molto caro, la Brigantessa, con la gonna fatta proprio nel tessuto che loro usavano, anticamente chiamato ‘millerighe’. Al tatto si sentono proprio come tante piccole righe, la base della gonna è fatta come si faceva nei nostri abiti popolari, qui abbiamo sei metri di tessuto tutto pieghettato a mano, ed è la base anche dell’abito della Pacchiana, quello della Pacchiana di Tiriolo col nodo è ampio addirittura di sette metri e mezzo di tessuto. Però ’ho interpretata dandole un’anima, perché i nostri avi non potevano permettersi di cambiare spesso abiti e mode, i popolani si portavano dietro pezzi ereditati dalle bisnonne e poi li indossavano, infatti il bustino l’ho retrodatato perché ho pensato che la brigantessa avesse ereditato il bustino dalla sua trisavola, ed è un bustino del 1740, più di un secolo prima, perchè le ricostruzioni di storia della moda ci illustrano questi corsi e ricorsi, infine espongo un abito da pomeriggio del 1860, siamo in epoca di Gattopardo, abito più da rappresentanza di giorno”.

    Un connubio splendido il trucco storico dell’Accademia di Trucco Armònia di Marco Manfredini ed Aurelia Granato e i vestiti d’epoca di Stefania Frustaci, che con la sua formazione  tra Firenze e Roma e il suo lavoro di costumista per il teatro e il cinema nazionale ha colorato di storica bellezza la città che le ha dato i natali.

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