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Il racconto della seta a Catanzaro alla Camera di Commercio. Ecco il prezioso testo in volgare del 1519

La proposta del professore Francesco Cuteri: ‘Una tradizione così unica merita finalmente un Centro di studi e un Museo dedicato’

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    E’ un filo di seta il filo conduttore della nostra storia. Della città di Catanzaro. La lavorazione e il commercio internazionale della seta che si fa arte preziosa e fine e  ha visto Catanzaro capitale per secoli di questa attività.

    Generico aprile 2022

    La Camera di Commercio di Catanzaro si è riallacciata con una operazione culturale di ampio respiro a questo prezioso filo, in collaborazione con la rivista culturale Globus diretta da Fabio Lagonia.

    E ha fatto uscire dal buio della cassaforte un documento storico che è un unicum: probabilmente il documento storico più importante della provincia di Catanzaro del ‘500.

    Si tratta dei ‘Capitoli, Ordinazioni e et Statuti’ dell’arte della seta a Catanzaro, testo del 1519 scritto in lingua volgare.

    Che tanto racconta della nostra città dell’epoca, del suo rilievo economico, perfino di una storia di accoglienza che tanto caratterizza la nostra città e di integrazione sociale tra le diverse etnie nel capoluogo e di una vivacissima attività commerciale e imprenditoriale legata al mondo della seta e dei tessuti preziosi.

    Dalla giornata culturale è partita poi una condivisa proposta a chi amministra e amministrerà la città: creare finalmente in modo strutturato un centro di studi della seta e dei tessuti preziosi a Catanzaro e un Museo.

    Da tempo la città merita che un passato così importante sia valorizzato come si deve.  Catanzaro città del damasco e del catanzarito (damasco intrecciato con oro) e circa il 95 per cento del personale nella lavorazione della seta era costituito da donne.

    Al terzo piano della Camera di Commercio in collegamento  in un articolato intervento sulla storia della seta nel corso dei secoli a Catanzaro il professor Francesco Cuteri, storico, archeologo, docente dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, direttore del Museo di Arte Contemporanea di Bivongi.

    Ancora gli interventi del Commissario Straordinario della Camera di Commercio di Catanzaro Daniele Rossi, di Miriam Pugliese della cooperativa ‘Nido di seta’ di San Floro, di Marianna Bertuca ‘Dal baco alla seta’ di Cortale, di Fabio Lagonia direttore di Globus, di Raffaella Gigliotti responsabile della Biblioteca della Camera di Commercio che ha anche introdotto alla mattinata culturale. Numeroso e interessato il pubblico.

    ‘La nostalgia, la consapevolezza anche in termini produttivi di un passato glorioso – ha detto Francesco Cuteri – ci ricorda che qualunque attività del territorio ha più forza se trova radici nel passato. La tipicità del nostro territorio è un tema bellissimo che riguarda il passato e il futuro’.

    Lungo e dettagliato il racconto storico del professore, che citando fonti e documenti ricorda come non ci siano precisi agganci storici o un documento preciso sull’avvio dell’attività della seta a Catanzaro ma che di certo si tratta dell’epoca bizantina.

    E’ tra i bizantini e i normanno che nasce la tradizione della seta a Catanzaro. ‘Il passato    spiega ancora Cuteri  -ci racconta una città accogliente, aperta, verde e molti erano i gelsi’. Nel Mille erano circa 24 mila le piante di gelso a Catanzaro.

    ‘C’è un’altra data il 1267 – prosegue Cuteri  che ci attesta come all’epoca fossero particolarmente diffusi le coperte di seta e gli abiti da sposa, e già da allora esistevano ‘Regole’ se non ‘Statuti’ che regolavano i rapporti di lavoro e i circuiti produttivi.

    Gli Statuti dell’arte della seta furono concessi nel Sud solo alle città di Napoli e Catanzaro e permettevano di avere privilegi fiscali importanti. I maestri della seta di Catanzaro esportavano la loro arte in Francia. Ma ciò avveniva ancora ancora nel 1400.

    Catanzaro arrivò ad avere oltre mille telai e un quarto di tutta la produzione della seta del Sud Italia veniva dalla nostra città. Nel racconto dello storico infine le ragioni del declino della importantissima attività, non ultimo il terrremoto del 1793.

    Daniele Rossi ha salutato gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e del Liceo Classico Galluppi presenti, soffermandosi sul ruolo naturale di ponte tra cultura ed economia che la Camera di Commercio ha tra i suoi principali compiti.

    ‘Nello scoprire questo documento così importante – ha rimarcato – ho pensato che dal nostro passato e dalle nostre tradizioni si possono avviare nuove attività, ma per prima cosa bisogna conoscerle.

    Credo molto nel valore del passato e nelle potenzialità dei giovani, tanti sono presenti oggi a conoscere queste nostre eccellenze le cui origini partono da tanti secoli fa’.

    Il direttore di Globus Fabio Lagonia nel parlare del dettagliato articolo di Amedeo Toraldo ha ricordato tra le altre cose gli studi della storica Emilia Zinzi che ha più volte  evidenziato il rilievo internazionale avuto da Catanzaro per la seta per almeno sette secoli.

    ‘Io chiamo eroi – ha aggiunto – gli artigiani che ancora tengono in vita questa tradizione facendo impresa e portando benessere e valorizzazione del territorio’.

    Importanti gli interventi delle imprenditrici Miriam Pugliese e Marianna Bertuca che hanno raccontato tutti  i passaggi delle loro attività nei territori di San Floro e di Cortale.

    Miriam Pugliese ha creato la cooperativa Nido di seta insieme a altri giovani di Sersale, pensando di investire su risorse già cosi presenti nel territorio, i gelseti e ‘stalkerizzando’ gli anziani, all’inizio, per carpirne segreti e tradizioni.

    A Cortale, invece, l’azienda di Marianna Bertuca prosegue l’attività mai interrotta di nonni e bisnonni ed ha la caratteristica di essere  l’unica azienda del territorio che unisce in sé tutte le fasi di lavorazione della seta.

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