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L’intervista. Lino Guanciale: “Io, il teatro, ridere come comprendere. Vi racconto il mio Ennio Flaiano”

Lunedì 13 giugno l’attore sarà al Teatro Politeama di Catanzaro con ‘Non svegliate lo spettatore’. Ecco cosa aspettarci

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    Preparato, bello, eclettico, talentuoso. Simpatico, con quel sorriso vero. E’ uno di casa da tempo, Lino Guanciale. Di talento e di valori da abruzzese qual è, popolo genuino, per chi li conosce.

    Ci siamo abituati a vederlo nelle nostre case con serie popolari a partire da ‘Non dirlo al mio capo’, ‘L’allieva’, ‘Dio ci aiuti’, ‘Noi’, ‘Il commissario Ricciardi’ ancora in corso di riprese, quel commissario  che gli sta a pennello.

    Cordiale, riservato nella sua vita privata, per molti anni ha recitato e con grande successo principalmente al teatro, diretto tra gli altri da Luca Ronconi, Claudio Longhi, Michele Placido, Franco Branciaroli, Gigi Proietti.

    Al Politeama di Catanzaro, dopo lo slittamento dovuto alle chiusure della pandemia, Lino Guanciale sarà in pura veste d’autore. In ‘Non svegliate lo spettatore’, spettacolo prodotto dal Teatro Stabile d’Abruzzo in collaborazione con Stefano Francioni Produzioni, con musiche e regia di Davide Cavuti, renderà infatti omaggio a un intellettuale autentico della cultura italiana, non riletto, reinterpretato celebrato e rivisto per quanto merita: Ennio Flaiano.

    Ed è un omaggio a 360 gradi quello reso a questo intellettuale del ‘900, giornalista, critico teatrale, scrittore, sceneggiatore per i capolavori di Fellini ironico, sarcastico, graffiante. Eclettico.  Flaiano degli aforismi, quello che ‘ In amore bisogna essere senza scrupoli, non rispettare nessuno. All’occorrenza essere capaci di andare a letto con la propria moglie’ per intenderci.

    Tragico e crudo come può esserlo la guerra e il suo raccontarla nel romanzo ‘Tempo di uccidere’, vincitore del Premio Strega

    Ennio Flaiano in ‘Lo spettatore addormentato’ scrive: “Chiunque si sia appisolato a teatro o durante un concerto sa bene che è nel passaggio dalla veglia al sonno che la rappresentazione o la melodia o il dialogo si liberano da ogni scoria, diventano liquidi, celestiali: in quei brevi istanti, insomma, si ha ‘lo spettatore perfetto’”.

    ‘Non svegliate lo spettatore’ è un omaggio all’arte intesa come intelligente leggerezza,  libertà mentale, felicità, liberazione da schemi?

    Sì, nasce da tutto questo e dall’interpretazione che gli ho dato. Nasce dall’idea di uno spettatore che va a teatro non solo e semplicemente per divertirsi, ma che sa che, partecipando alla rappresentazione, entra in una dimensione così straordinaria e non solo da poter dimenticare i problemi e la routine di tutti i giorni. Flaiano ovviamente fine intellettuale non intendeva dire che lo spettatore si addormenta: ma che in modo cosciente partecipa alla rappresentazione teatrale, si prende la responsabilità di costruire, insieme agli attori e a tutto quel che viene rappresentato, quella autentica magia.

    Flaiano non era uomo da scrivere trattati. Era a suo agio nella forma breve, nella rapida pennellata icastica e le sue parole sul teatro non fanno eccezione.

    Se si leggono gli aforismi di Flaiano, almeno questo è quello che è sempre sembrato a me, mi pare vi sia una forte affinità tra la maniera in cui Ennio Flaiano maneggia l’ironia e il modo in cui lo fa Bertolt Brecht. Da qui nasce anche parte del mio interesse per Flaiano. Non tratta il riso e il sorriso come strumenti di evasione, consolatori. Li tratta come strumenti dell’intelligenza.

    Flaiano è in quel solco di autori che sanno costruire il meccanismo della risata come strumenti di indagine. Il riso non è solo atto liberatorio o apotropaico. Si ride anche quando si capisce qualcosa. E spesso si ride con una certa amarezza.

    Nello spettacolo si recita ma anche si imita e si canta. Cosa deve aspettarsi lo spettatore?

    Lo spettacolo ha questa stessa vocazione. Si inserisce nel solco di questa leggerezza intelligente anche per dare un messaggio fondamentale della messa in scena. Cerchiamo di costruire questa leggerezza flaianea.

    Lei come Flaiano è abruzzese, lei come Flaiano è artista eclettico che spazia tra tutte le arti della rappresentazione, tra l’altro partendo dal teatro.

    Quali emozioni le dà il teatro, da cui lei è partito e con nomi molto importanti,  rispetto al cinema e alla tv? E in particolare dopo gli stop dovuti alla pandemia?

    Sì, il teatro trova la sua specificità nell’essere una forma di espressione e di comunicazione in presenza. Qualunque altro modo che abbiamo trovato durante il lockdown non lo ha potuto sostituire. L’uso dello streaming può essere un intelligente accostamento per fare formazione magari, e per invogliare a seguire gli spettacoli in presenza. La sua specificità è stata intaccata come poche altre cose della nostra società e del nostro sistema economico dalla pandemia, e oggi poter avere gli spettatori in sala è commuovente.

    E’ commovente anche perché si assiste a un ritorno di fiamma fortissimo, come succede quando ci si nega un cibo, un alimento al quale forse c’eravamo troppo abituati, si apprezzano di più le cose quando non le si è potute avere e credo che col teatro sia accaduto lo stesso.

    Sta a noi che facciamo questo mestiere e in parte anche agli spettatori, che però devono poter trovare una scelta stimolante, non dissipare questo desiderio, che tra l’altro ha riempito i teatri più di quanto non abbia riempito i cinema, questo è un dato molto interessante in un’epoca sempre più mediata tecnologicamente.

    C’era voglia di essere vicini fisicamente. Ci è stato dato quindi un insegnamento non tanto logico quanto istintivo. Siamo stati privati del contatto in presenza, e il teatro essendo il luogo per eccellenza del contatto in presenza ha beneficiato moltissimo, sempre nel rispetto delle norme e della profilassi che siamo tenuti a seguire. Abbiamo una dote da non sprecare. Siamo nel momento storico in cui più che mai si ha più chiaro , anche a livello subcosciente, di a che cosa serva il teatro.

    Flaiano è una scelta non a caso: un intellettuale enorme non celebrato per quanto merita finora

    Sullo scaffale di Ennio Flaiano il libreria si è depositata fin troppa polvere. E’ ora di toglierne un po’, e lo dico anche durante lo spettacolo. Perché questo autore che dell’eclettismo ha fatto la sua caratteristica è stato una delle voci più critiche, più lucide della nostra contemporaneità, vate della società del benessere che mutatis mutandis è ancora la società in cui viviamo. La profezia. In Pasolini c’è l’assunzione della responsabilità del poeta vate carducciano, Flaiano che rifuggiva da questo tipo di riconoscimento, di leadership anche soltanto morale, ha però anche lui sempre voluto agire da outsider, quindi in modi assolutamente distinti entrambi sono nostri assoluti contemporanei.

    In una delle ultime popolari fiction  tv Noi lei ha interpretato un padre amorevole. Anche in Flaiano è molto forte il sentimento della paternità, ‘l’amore purissimo’ lo chiamava lui per la figlia nel suo caso malata

    Lei è da poco papà di Pietro. Le esperienze professionali creano riverberi di riflessione nella vita reale?

    Mah in realtà forse è vero più il contrario: le scelte lavorative che faccio sono spesso il frutto di orientamenti, esperienze, fatti della mia vita di tutti i giorni.

    Quali sono state finora le sue impressioni su Catanzaro, dove è stato alche premiato al Magna Grecia film festival, e sulla Calabria?

    Io ho un ricordo bellissimo delle mie partecipazioni al Magna Graecia Film Festival, per il calore e l’affetto della gente, oltre che per l’importanza della manifestazione seguitissima e con ospiti sempre molto importanti. E anche per le vacanze che fatto troppo poche purtroppo.

    Allora possiamo sperare di averla qui in vacanza anche per un periodo prolungato? I calabresi la amano molto

    Magari lo spero davvero, me lo auguro davvero, nella vostra terra bellissima.

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