La Calabria si fa bella arte, cultura, bellezza “Rara Avis” incontro con l’orafo-scultore Antonio Affidato

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    Di Apollonia Nanni

        “Se non visiti i BRONZI non hai visto l’Italia” slogan del Ministro alla Cultura Dario Franceschini, per il festeggiamento del cinquantesimo anniversario dal ritrovamento delle due statue di bronzo di provenienza greca databili al V secolo a.C., rinvenute il 16 agosto 1972 nei pressi di Riace Marina, in provincia di Reggio Calabria, sono considerate tra i capolavori scultorei più significativi dell’arte greca, di autore ignoto. I nostri guerrieri di CALABRIA! All’interno delle attività promosse, spicca “RARA AVIS”, “uccello raro”, che ha visto spiccare il volo alla sua prima mostra personale, del giovane orafo-scultore ANTONIO AFFIDATO. La mostra è stata inaugurata sabato 9 luglio presso la Pinacoteca Civica di Reggio Calabria dove sarà visitabile fino al 9 settembre, curata da Emanuele Bertucci con catalogo realizzato da Mediano Editore; promossa dal Comune e dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria, dalla Michele Affidato orafo e patrocinata dall’Accademia di belle Arti di Catanzaro e dal Leo Club distretto 108ya. Grande affluenza di pubblico all’inaugurazione con fruitori d’eccellenza, tra cui: il Procuratore della Calabria Nicola Gratteri, saggista, che al cospetto delle sculture bronzee di Affidato ha manifestato stupore decantando la meravigliosa fattura delle opere espressione di bellezza e cultura Magno Grecia. Antonio Affidatoè nato e vive a Crotone, nonostante qualche trasferta all’estero e in Italia per motivi di studio e di lavoro, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera, ma completa la sua formazione artistica all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro.Ama la sua città natia: Crotone, dove decide di tornare e restare. Città di antichi lustri, la città di Pitagora.Antonio Affidato ama la sua terra la CALABRIA, questa “signora” dagli occhi viola Tirreno, i capelli di un verde cadmio tipico delle colline calabre, le labbra di un rosso rubino come i tramonti che affondano nel mare, la pelle candida verginea profumata di cedro e bergamotto. CALABRIA! Crotone simbolo di una “imprenditorialità artistica” tutta nostrana che non ha mai rinunciato al suo sogno, tramite le sapienti ed esclusive creazioni orafi e scultoree di Michele e Antonio Affidato, produttori di bellezza, che rendono la Calabria ancora più bella e importante: una regina incoronata, incastonatae agghindata da gioielli naturali e creazioni orafe, che si differenziano dai “gioielli massificati”. 

    Ogni grande storia ha un palcoscenico naturale dove raccontarsi, incontreremo un giovane artista appassionato e innamorato dell’arte: Antonio Affidato, dalla Calabria definita dal TIME uno dei posti più belli al mondo.“Per un padre è sempre motivo di orgoglio osservare un figlio seguire le proprie orme. Quello di Antonio, però, non è solo un percorso artistico, ma traspare quella voglia di raccontare e valorizzare ancora di più la propria terra attraverso le sue sculture. Un valore questo che è sempre stato al centro del lavoro della nostra azienda.”  Michele Affidato

    “Quando fu il giorno della Calabria Dio si trovò in pugno 15000 km. quadrati di argilla verde con riflessi viola. (…). Si mise all’opera, e la Calabria uscì dalle sue mani più bella della California e delle Hawaii, più bella della Costa Azzurra e degli arcipelaghi giapponesi (…). Volle il mare sempre viola, la rosa sbocciata a dicembre, il cielo terso, le campagne fertili, le messi pingui, l’acqua abbondante, il clima mite, il profumo delle erbe inebriante”. (cit. Leonida Repaci). Per Repaci , Calabria significa “categoria morale, prima che espressione geografica. Calabrese, nella sua miglior accezione metaforica, vuol dire Rupe, cioè carattere” (…). Esistono luoghi, persone che con ingegno, passione e carattere hanno reso celebre la Calabria nel mondo. Gli Affidato ne sono una testimonianza: Michele padre, Antonio figlio. Non si nasce invano nella terra di Pitagora, il grande filosofo che scelse Crotone come luogo adatto a diffondere la sua dottrina, perché a suo dire, la città era permeata da valori di libertà, condivisione e armonia, capace di un nuovo approccio scientifico e razionale della natura. Antonio Affidato ha voluto riprendere nelle sue creazioni alcune tra le icone più influenti e conosciute della Magna Grecia. Mitologiche figure come Gea, Medusa la più famosa icona del marchio distintivo di un altro calabrese, famoso nel mondo, reggino di nascita: Gianni Versace. “La creatività e la fantasia sono per uno scultore elementi essenziali e per nulla scontati, che permettono di parlare al pubblico. Attraverso la propria arte, Antonio Affidato, vuole raccontare in una interpretazione personale la storia, il mito, e le origini di una terra, la Calabria, ricca di ogni bellezza” Michele Affidato. Tra le opere in mostra anche pensatori e Alcmeone, in bronzo puro, non patinato. Ma sarà lo stesso artista ad illustrarci meglio le sue opere.

    Lei è nato tra i luccichii dei metalli, gli ori, gli argenti, le creazioni di suo padre Michele, noto orafo, che da anni crea, plasma e diffonde la sua arte riscuotendo consensi e successo in tutto il mondo. Ci vuole parlare di questo rapporto speciale e dei suoi inizi? Lei nasce già figlio d’arte.

    Sono consapevole di aver ereditato una grande e nobile arte, quella dei metalli.Le tecniche e la formamentis orafa, insieme agli studi fatti, mi ha permesso di evolvere anche la mia di ricerca artistica, ho iniziato a muovere i primi passi all’interno del laboratorio, lì sono cresciuto! non solo come artista, ma anche come uomo. È stato un padre e un maestro, già dalle scuole elementari maneggiavo i metalli e le prime tecniche, dopo qualche anno, sempre sotto la guida di mio padre, avevo una visione a tutto tondo. È una passione prima che un lavoro, quindi se penso ai miei inizi, li penso all’interno del laboratorio, io ancora bambino e mio padre affianco che mi spiega le tecniche,i metalli, quasi come se fosse materia viva, dal primo istante, ho capito cosa avrei fatto per il resto della mia vita.

    L’arte ti cambia la vita. Lei è alla sua prima mostra, qual è l’emozione più grande che ha provato?

     

    Ho partecipato a diverse mostre collettive, devo dire che sono tante le cose che si provano durante non solo l’apertura di una mostra, ma su tutto quello che c’è stato prima, l’arte è una continua emozione, è come essere continuamente innamorati! questa è la mia prima personale, l’emozione più grande è stata sicuramente quella di vedere le mie opere vicino a quelle di giganti della storia, come Antonello da Messina, Mattia Presti, Renato Guttuso e tanti altri. Le persone che mi sono state vicino, la famiglia, gli amici, ho sentito un enorme calore da tutte queste persone, questa cosa mi ha particolarmente emozionato.

    Oltre la collaborazione e gli insegnamenti di suo padre Michele, qual è stata la sua formazione artistica? Oltre al suo lavoro di orafo, quando è scaturita la passione per la scultura? È stato consequenziale?

    Dopo qualche anno in bottega mi sono reso conto che cercavo altro, avevo bisogno di altro, c’erano tante cose che volevo dire, nasco come artigiano, ma è alle Arti Visive che ho sentito di appartenere, di fatto al secondo anno di Istituto Artistico decisi già di studiare scultura all’Accademia di Belle Arti, l’ultimo anno di superiori poi l’ho passato in Serbia, alla SkolaZa Umetnicke Zanate di Sabac, dove ho scoperto una storia e delle tecniche di lavorazione incredibili, e devo dire che è stato molto utile per la mia formazione. Finito l’Istituto artistico ho studiato appunto Arti Visive indirizzo Scultura all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, la mia Alma Mater! Lì è iniziato tutto, ricordo ancora l’emozione che provavo in quei laboratori. poi un Master in Management presso l’Università Lateranense di Roma e la Villanova University di Philadelphia, e infine la specialistica all’Accademia di Belle Arti di Brera, sempre in Arti Visive indirizzo Scultura, Brera è stata una vera e propriasfida, la mia tecnica, la mia ricerca artistica stava cambiando, si stava evolvendo, e Brera mi ha aiutato davvero tanto.Altri Master, tanti altri corsi di alta formazione, e non penso che finirà mai!è lo studio che è fondamentale, non bisogna mai smettere di imparare.

    Lo studioso Prezzolini, soleva dire: “Ognuno appartiene al tempo che sa vivere”. Lei come vive il suo tempo? Stupisce, in questa epoca sfilacciata in cui tutto si “frulla” ad alta velocità senza lasciare traccia, un giovane artista che si esprime attraverso un’arte nobile non “urlata” ma resiliente nei secoli. Le sue opere invitano all’osservazione calma e attenta, un tempo cadenzato, avvolto fra i riccioli e gli occhi dei volti scolpiti che ci guardano attoniti e ci rimandano in tempo altro, fatto di bellezza e di meditazione. Ci vuole raccontare una sua giornata tipica di lavoro?

    L’Arte è sempre stata una testimonianza del tempo, una sorta di fotografia sociale, il mondo che conosciamo, si sta sempre di più globalizzando, pensiamo solo ad internet, che è ormai anche nei posti più rurali del pianeta, ma antropologicamente parlando, si può viaggiare tra le epoche e il tempo, il 900 ci ha insegnato quanto è importante la visione dell’artista, non solo su tutto quello che ci circonda, ma anche su come noi lo viviamo e lo guardiamo questo mondo. La giornata tipo inizia sempre da un buon caffè! E quotidianamente sperimento ogni tipo di materiale, studio, programmo, disegno, leggo, modello. Non esistono orari, spesso e volentieri inizio la mattina presto e finisco la sera tardi, non mi è mai pesata questa cosa, in sintesi la giornata tipo è questa, quella dove ogni giorno entro in quello studio e cerco di migliorare, di parlare tramite quello che creo, senza guardare neanche l’orologio. Amo l’arte e amo questo lavoro. 

    Le sue opere sono caratterizzate da equilibrio, simmetria, espressività, rese pregevoli per una rappresentazione realistica della anatomia umana, idealizzata con la maestà e la serenità delle figure, sintesi tra la potenza arcaica e l’armonia classica. Il volto come alta espressione dell’anima e del tempo?

    È incredibile quanto un volto, fermo, immobile, possa parlare. il volto è molto soggetto al tempo, uso il figurativo innanzitutto per dare forma a personaggi che per la maggior parte non sono mai stati raffigurati, e di altri abbiamo veramente poco, sono figlio di questo tempo, quindi guardo queste figure ovviamente in modo diverso da altre epoche, sempre mantenendo grosso modo una linea classica, ma caratterizzata da quelle che sono le mie visioni, le mie idee e le mie tecniche, è assolutamente una mia lettura.

    Le sculture sono posizionate su basi del più pregevole marmo di Carrara, ci rimandano alla civiltà “Magna Grecia”. Sarà stato emozionante reperire lo stesso marmo che utilizzava Michelangelo per le sue sculture. Ce ne vuole parlare?

    È un materiale antico che richiama tante cose, parlando di questo, non potevo farne a meno, quando ancora le opere erano solo dei pensieri, le immaginavo esattamente così, Michelangelo vedeva il marmo come una sorta di gabbia che costudiva un soggetto, aspettando solo che fosse liberato, io vedo questo materiale, come porta voce e testimone di un tempo, di una storia.

    Arte come ambasciatrice e unione dei popoli? Strumento di redenzione sociale? Qual è il suo pensiero?

    C’è stata una grande diatriba sul fatto che l’arte possa essere sociale o meno, “potrebbe” essere anche sociale, sicuramente può muovere delle coscienze, è un linguaggio universale, pensiamo solo all’Abramovic, l’arte non ha la responsabilità e il potere di risolvere dei conflitti, ma è testimonianza della più alta coscienza umana, che molte volte, aiuta a capire come stanno veramente le cose, può essere denuncia, provocazione, ma sicuramente, è la verità più grande che esista.

    L’arte ha un riconosciuto potere salvifico, ritiene che la Calabria possa diventare volano di Cultura attraverso le sue magnificenze?

    Penso che la Calabria possa puntare su più volani! Perché abbiamo tutto, ma non sappiamo sfruttare niente, molti popoli e gran parte della storia ha dovuto guardare noi e da dove proveniamo per produrre delle Opere d’arte e non solo,ce l’abbiamo tatuata addosso, siamo figli della Grecia, del pensiero, della filosofia, del sapere, dell’estetica. Abbiamo dimenticato chi siamo e da dove proveniamo, la Calabria è forse l’ultima Regione d’Italia, (questo è quello che dicono loro) ma la prima che può permettersi davvero di sognare in grande, e quando capiremo quello che possiamo offrire, vedremo cose meravigliose!

    Quella degli Affidato è una storia che “brilla” di ori, argenti, forme e colori arcaico-moderne. È emozionante pensarla bambino incuriosito, aggirarsi per la bottega di suo padre Michele, lavoratore instancabile, uomo semplice, ricco di umiltà, ma tenace e determinato. Si ritiene un privilegiato per avere ereditato tale passione? Nascere nella terra di Pitagora non è un caso, scegliere di rimanere denota amore grande per la propria terra, andare contro corrente, non emigrare, a testimonianza che anche restando in Calabria si può coltivare un sogno, amplificando i nostri saperi esportandoli.

    Quando mi si viene fatta una domanda del genere il primo pensiero va sempre a tutte quelle persone che per colpa di questa terra hanno dovuto lasciare casa, famiglia, affetti. Non biasimo chi se ne va, ma elogio chi rimane, che è diverso, ognuno è libero di fare quello che vuole, farlo qui è sicuramente più difficile, ma ti dà anche molta più soddisfazione, vuol dire fare parte di un riscatto, quello che questa terra aspetta ormai da troppo tempo, nel mio piccolo, e insieme alla mia famiglia, anche con la nostra azienda, cerchiamo di fare di tutto per esportare quello che più di bello questa terra ha da offrire, come noi, ci sono tante altre realtà, ma per prima cosa dovremmo uscire da quel pensiero quasi da feudo che abbiamo, cercando di capire che il mondo è ormai aperto, globalizzato, e che bisogna aprirsi, comunicare con esso. Mi considero assolutamente un privilegiato, perché a prescindere dalla mia figura paterna, per le mie inclinazioni, avrei comunque fatto qualcosa all’interno dei linguaggi artistici, forse sarei cresciuto musicista, regista, fotografo, non lo so! Sono un privilegiato perché ho avuto la possibilità di fare il lavoro che amo, e di poterlo fare nella mia terra.

    La sua un’arte “consolatoria” “affidabile” scevra da un’arte massificata, che riflette le nostre radici. Qualcuno ha detto che il futuro ha un cuore antico. Per guardare al futuro non dobbiamo rinnegare il passato. Qual è il suo pensiero?

    Qualcuno disse anche che bisogna mantenere e costudire il fuoco, non venerare le ceneri, l’umanità intera non può rinnegare chi siamo e chi siamo stati, poiché abbiamo creato le basi della società e della civiltà, matematica, filosofia, lingua, medicina, astronomia, politica e la lista è infinita, passato? A me non sembra, chiamano Roma la città eterna! Ma quando Roma era un villaggio di pastori, a Crotone insegnava Pitagora, si faceva scuola di pensiero, tanto per citare Vico!Sono riusciti a far morire una terra immortale, ma ora viviamo in un’altra epoca, non sarò io a dare di certo le risposte per un futuro migliore, ma di certo so che il nostro passato ci può aiutare, è un grande tesoro di cui andarne fieri e orgogliosi. 

    Se dovesse interpretare la Calabria in una opera scultorea, quale forma le darebbe? “Donna Calabria”, come la rappresenterebbe?

    Con una delle cose più dolorose del mondo, un amore non corrisposto, una donna bellissima, la più bella di tutte, che ti vuole, ma non ti ama.

    L’artista ha una responsabilità sociale e intellettuale verso l’umanità, trasformare la quotidianità in un pensiero d’arte. Dare forma a un’idea. Lei sente questa responsabilità?

    Non mi sono mai posto la domanda se quello che faccio è arte o meno, sicuramente sento una necessità in primis nei miei di confronti, perché ho bisogno di fare questo, è una necessità per me e non ne potrei fare a meno, l’arte non è una cosa che si vive all’interno di quattro mura con orari prestabiliti e un laboratorio ben fatto, è un modo di essere, di vivere e vedere le cose, è vita allo stato puro, e fatta un’opera, non è più dell’artista,quindi si, ogni artista ha la responsabilità di rispondere socialmente e intellettualmente all’umanità, come farlo, è solo una sua scelta.

    La quotidianità dell’artista è scandita da lunghi silenzi necessari per la creazione, astraendosi dal “mondo umano”. Io dico sempre che fare Arte è come recitare una Ave Maria, l’arte è una missione, avvicina a Dio. Qual è la sua sensazione quando si trova al cospetto della sua “creatura”, quando le sue mani scorrono nel dare forma e vita a un materiale, qual è il sentimento che prevale: gioia, esaltazione, timore di fallire?

    È molto soggettivo, ogni artista ha un suo modus operandi, l’approccio è unico per chiunque, alcuni sono più spirituali, altri impulsivi, altri molto concettuali, e così via, di conseguenza anche le sensazioni che si provano sono molto diverse tra loro, oserei dire che ci sono tutte, l’artista cambia, cresce, si evolve, le sensazioni cambiano, matura l’artista, matura anche l’opera e le sensazioni che si provano.

    Una frase che inviti le persone ad avvicinarsi all’arte.

    “Ama l’arte; fra tutte le menzogne è ancora quella che mente di meno” G.F.

    È guardando al passato che possiamo attraversare il presente aspirando in un futuro più ricco di umanità e bellezza. Noi siamo espressione di quello che generiamo! 

     Buona la prima!

      “Chi ama l’amore e i sogni di gloria, chi scava nei cuori, chi vive in Calabria (…)

    Ma il cielo è sempre più blu” Rino Gaetano

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