Il sentimento tragico della vita: Miguel de Unamuno oltre la ragione (e oltre l’algoritmo)
Il “sentimento tragico” di Unamuno torna oggi come un monito: nessun algoritmo può sostituire il dolore, il limite e l’irripetibilità che rendono umana la nostra coscienza. Nell’epoca della ragione artificiale, il tragico resta l’ultima forma di libertà.
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L’opera più celebre del filosofo spagnolo Miguel de Unamuno (1864–1936) è senza dubbio “Del sentimento tragico della vita”, scritta nel 1913. Si tratta di un testo nato in aperta polemica contro quelli che lui stesso definiva “i predicatori dell’onnipotenza della ragione”. Oggi, in un’epoca dominata dall’Intelligenza Artificiale, dal culto dei dati e dalla “profilazione” della coscienza, le sue parole non sono mai state così profetiche.
Per Unamuno, la scienza e la ragione (intese ieri in senso positivista e oggi in “senso algoritmico”) non potranno mai dare una risposta alla domanda tipica di ogni uomo: qual è il senso della vita?
Il motivo è semplice: per il filosofo e poeta di Bilbao, l’esistenza non ha una giustificazione logica. Sta al di sopra di qualsiasi spiegazione e non si lascia intrappolare in nessuna formula (o prompt), perché non è una realtà razionale. La vita è, prima di tutto, un sentimento tragico e irrazionale.
Un pensiero troppo sicuro di sé, che sia filosofico, tecnico-scientifico o artificiale, non fa altro che costruire dogmi vuoti e certezze pericolose, e non può che produrre un pensiero unico, dando origine a totalitarismi ideologici e di conseguenza politici. Se invece impariamo a riconoscere i limiti della ragione, accettando quelle realtà che sfuggono ai nostri schemi cognitivi e che solo il sentimento del tragico ci fa intuire, allora cambia tutto. Nasce così un pensiero costantemente in lotta contro se stesso. Per Unamuno, il vero intellettuale è, infatti, qualcuno che non è mai soddisfatto e che percepisce la coscienza quasi come una malattia dell’essere umano.
Qui crolla il primo grande mito contemporaneo: l’Intelligenza Artificiale non è “intelligente” nel senso unamuniano, perché calcola e risolve problemi, ma rappresenta una ragione senza corpo e senza dolore. L’IA non è “malata” di coscienza, non sperimenta il “timore e tremore” che Unamuno riscopriva in Kierkegaard. Di fronte alla tragica mancanza di un senso intrinseco nelle cose, la macchina offre risposte perfette a domande computazionali, ma resta muta davanti all’irrazionalità di un’emozione profonda; al massimo, può essere addestrata solo a evocare la stessa nostra impotenza additando, come un nuovo profeta messianico, la fede in un futuro prossimo in cui la macchina potrà redimerci : “E l’algoritmo si fece carne”!
Ma in realtà cosa mai potrà dire seriamente e concretamente una ragione scientifica o un modello predittivo su quelli che sono i nostri bisogni più profondi e quasi inesprimibili e incomunicabili allo stesso algoritmo?
Oggi la Silicon Valley e i teorici del transumanismo cercano di sconfiggere la morte, promettendo di “caricare” la nostra coscienza su un server o di farci sopravvivere attraverso chatbot che replicano i nostri comportamenti. Ma per Unamuno proprio quel dolore e quell’angoscia della fine sono esattamente tutto ciò che ci rende umani e non basta immetterli come dati in un algoritmo, occorre sentirli in un corpo, in una storia, in una esperienza unica e individuale; nella relazionalità dell’esistere, nella concretezza dell’umano. Cancellare il sentimento del tragico attraverso surrogati digitali significa anestetizzare l’anima, riducendo l’uomo a una macchina biologica e rinchiudendolo in un paradiso artificiale senza più neanche la possibilità che ebbe Eva di disobbedire.
L’intelletto umano è solo un tentativo – sempre fallibile – di giustificare quel dolore di fondo che ci portiamo dentro. L’IA, al contrario, è un intelletto senza dolore o, nel migliore dei casi, che mima il dolore umano; affidarsi ciecamente a essa per risolvere ogni dilemma etico, sociale o esistenziale ci espone al rischio di un “soluzionismo tecnologico”: una forma sottile di totalitarismo tecno-scientifico che, eliminando l’errore e il caos, annulla l’individuo concreto. Ed è questa, in fondo, una delle tematiche che Papa Leone XIV affronta nella sua acuta e argomentata enciclica: “Magnifica Humanitas”, un testo che possiede un valore che va ben al di là del suo carattere confessionale.
In Unamuno, l’idea di “tragico” quindi si oppone radicalmente alla certezza, consegnandoci al sacro, al mistero e all’ineffabile. I desideri, gli affetti, le passioni e le angosce vengono prima dell’intelligenza, e affrontare il sentimento tragico ci spinge a guardare dentro l’abisso del vivere, accettandone l’assoluta assurdità. E, paradossalmente, è proprio questo che aiuta la ragione a rimanere umana: la costringe a riconoscersi inadeguata a comprendere il tutto, salvandoci dai deliri di onnipotenza della società tecnologica.
Per Unamuno il sentimento del tragico, il terrore del nulla e il sacro non bloccano l’intelligenza; al contrario, la completano, le impediscono di presumere di essere il giudice o il centro del mondo. Oggi, l’IA è uno specchio emblematico della post modernità, più diventa perfetta e razionale, più fa risaltare, per contrasto, la nostra splendida, assurda e tragica imperfezione umana.
Per il filosofo e poeta di Bilbao, la vera realtà non sta nella ragione delle cose, ma nell’umile e irrazionale verità nascosta per sempre dentro di esse. Una verità che non si trova nei database, ma che Unamuno spiegava così, in questi versi che oggi sembrano rivolti proprio al nostro rapporto con la tecnologia e al nostro desiderio di catalogare l’inconoscibile:
…Dici che non mi capisci…
e che importa, amor mio?
Io nemmeno ti capisco
e posseggo il tuo affetto.
Se davanti a te c’è la mia mente
circondata da uno spesso muro,
io, in cambio, qui ti porto
il mio cuore nudo.
Io non so cosa pensi
e pure se pensi ignoro;
mi basta che il tuo petto
mi si apra per intero.
La mente è infinita,
il cuore eterno;
qui, nel tuo angolino
per sempre vivremo.
(Miguel de Unamuno, da Verrà di notte, e altre poesie, Passigli Poesia 2008)