Gratteri a Trame: “Il Governo sta smontando la giustizia. Io in politica? Penso di no”
Dal palco del festival lametino il procuratore di Napoli critica duramente gli interventi legislativi degli ultimi anni e accusa l'opposizione di essere stata troppo debole
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Si è chiusa con l’intervento del procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri la quindicesima edizione di Trame, il Festival dei libri sulle mafie, che per sei giorni ha trasformato Lamezia Terme in un luogo di confronto sui temi della legalità, della giustizia e del contrasto alla criminalità organizzata.
Un intervento dai toni duri, nel quale il magistrato ha affrontato alcuni dei temi più controversi del dibattito pubblico, dalle riforme della giustizia al potere economico delle mafie, fino ai rischi legati alle nuove tecnologie e ai conflitti internazionali.
Presentando i libri scritti con Antonio Nicaso, Cartelli di sangue e Come radici. Una storia sulle seconde possibilità, Gratteri ha espresso un giudizio netto sulle riforme che negli ultimi anni hanno interessato il sistema giudiziario. «Tutte le riforme fatte non sono servite a nulla, se non a essere dannose, soprattutto in termini di rallentamento dell’acquisizione della prova», ha affermato.

Particolarmente critico il passaggio dedicato alla politica. «Non sto vedendo l’opposizione strapparsi i capelli per queste riforme. Questa è una cosa che deve essere chiara a tutti», ha detto il procuratore, sostenendo che le modifiche introdotte stanno progressivamente indebolendo l’impianto della giustizia. «Stiamo smontando come un trenino Lego tutto il sistema giudiziario, per poi alla fine non toccare i colletti bianchi».
Tra gli aspetti maggiormente contestati da Gratteri c’è la riforma della Corte dei Conti. Il magistrato ha spiegato che, secondo le nuove regole, un amministratore pubblico responsabile di un danno erariale di 100 mila euro potrebbe essere chiamato a risarcirne soltanto 30 mila. «Con lo sconto del 70%, manco fossero i saldi di fine stagione», ha osservato. Un meccanismo che, a suo giudizio, scarica il costo delle inefficienze sulla collettività. «Quel 70% lo paghiamo noi con le nostre tasse. Noi facciamo un buono al pubblico amministratore che non ha saputo amministrare, che magari ha elargito favori a centri di potere che portavano pacchetti di 500 o 1000 voti».
Il procuratore di Napoli ha riservato parole severe anche alle forze di opposizione, ritenute troppo deboli nella contestazione delle riforme. «Io ho visto un’opposizione tiepida. Per una riforma come quella sulla Corte dei Conti, Verdi e Sinistra Italiana avrebbero dovuto occupare il Parlamento».
Alla domanda su un possibile futuro in politica, Gratteri ha escluso l’ipotesi. «Io penso di no. Ho una storia di coerenza di vita. Nella mia testa sono stato sempre all’opposizione». Quindi la battuta finale: «Sono il felice procuratore di Napoli».
Ampio spazio è stato dedicato anche all’evoluzione delle mafie. Per Gratteri il pericolo non si misura soltanto dal numero degli omicidi o degli episodi di violenza. «Le mafie, anche se non uccidono, sono pericolose, perché con i milioni di euro del provento della cocaina comprano attività commerciali, drogano il mercato, comprano pezzi di giornale, comprano pezzi di televisione». Un fenomeno che, secondo il magistrato, rischia di compromettere la qualità della democrazia. «Se compro l’informazione è un’involuzione democratica, e voi non saprete quello che accade nel mondo e quello che accade sul vostro territorio».
Nel suo intervento Gratteri ha lanciato un allarme anche sul traffico internazionale di armi e sugli scenari che potrebbero aprirsi con la fine della guerra tra Russia e Ucraina. «Le nostre mafie andranno lì a fare shopping, a comprare armi e esplosivo a prezzi da saldo». Allo stesso tempo ha evidenziato come le organizzazioni criminali siano sempre più capaci di sfruttare le innovazioni tecnologiche. «Le mafie oggi utilizzano il dark web e utilizzano l’intelligenza artificiale per decidere quale rotta far fare alle navi e avere meno probabilità di essere intercettate».
Il procuratore ha infine tracciato un bilancio della sua esperienza alla guida della Procura di Napoli, rivendicando alcuni risultati ottenuti negli ultimi anni. «In un anno abbiamo definito 6500 fascicoli in più con lo stesso numero di magistrati. Nel 2025 abbiamo triplicato le rogatorie internazionali, raddoppiato le demolizioni – da 70 a 180 immobili all’anno – e registrato un terzo di arresti in più rispetto al passato».
La serata conclusiva del festival ha ospitato anche Jacques Charmelot, autore e regista della docuserie World Wide Mafia, ‘Ndrangheta dedicata a Gratteri e al processo Rinascita Scott, ritirata da Disney+ dopo una serie di polemiche. Charmelot ha sostenuto che «Big Media ha paura di Big Mafia perché fanno parte della stessa struttura del capitalismo senza limiti e senza frontiere». Sulla diffida ricevuta dal collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso ha invece ribadito di aver svolto «un lavoro giornalistico onesto, rispettando le leggi, le indicazioni ricevute e garantendo la protezione dei protagonisti».
A chiudere definitivamente Trame 2026 è stata la proiezione del documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, dedicato alla vicenda del ricercatore friulano ucciso al Cairo nel 2016 e recentemente finito al centro del dibattito dopo il mancato finanziamento pubblico da parte del Ministero della Cultura.
L’edizione numero quindici del Festival dei libri sulle mafie archivia così un bilancio di 73 eventi, 160 ospiti e 10 mostre, oltre all’annuncio del passaggio di testimone alla direzione artistica: dal 2027 sarà la giornalista di Radio 24 e del Sole 24 Ore Raffaella Calandra a guidare la manifestazione, raccogliendo l’eredità di Giovanni Tizian.