Scilla, Ilario Parentela porta al Castello Ruffo l’installazione “L’EVASIONE (IM)POSSIBILE”
L'installazione interattiva trasforma lo spettatore nel completamento dell'opera: al centro dello specchio il riflesso diventa la risposta all'enigma "La chiave del castello è..."
Più informazioni su

Il Castello Ruffo di Scilla diventa luogo di riflessione sull’identità e sulla libertà interiore con “L’EVASIONE (IM)POSSIBILE”, l’installazione concettuale dell’artista calabrese Ilario Parentela, in arte Punch311, presentata nell’ambito della mostra collettiva “I Castelli nell’Arte”, curata dal dottor Arcangelo Pugliese, all’interno dell’evento Miss Principessa d’Europa.
L’opera, concepita appositamente per gli spazi del castello, affronta il tema della prigionia da una prospettiva inedita: non quella fisica delle antiche fortezze, ma quella invisibile delle paure, dell’ego e dei limiti interiori.
L’installazione si presenta come uno specchio verticale privo di cornice, sospeso leggermente dalla parete grazie a un telaio nascosto, quasi a fluttuare nello spazio espositivo. La superficie è quasi completamente opacizzata da un effetto che richiama la condensa, dal quale emergono soltanto la scritta “LA CHIAVE DEL CASTELLO È…” e una serie di colature verticali.
La particolarità dell’opera è che lettere e colature non sono dipinte, ma ricavate lasciando a vista lo specchio. In questo modo il visitatore vede riflessa la propria immagine proprio all’interno della frase, diventando parte integrante dell’installazione.
Il percorso visivo conduce verso un’apertura centrale, all’altezza dello sguardo, dove la superficie torna completamente riflettente. È proprio in quel momento che il pubblico completa il significato dell’opera: cercando la conclusione della frase incontra il proprio volto, comprendendo che la risposta all’enigma risiede nel proprio riflesso.
Il titolo “L’EVASIONE (IM)POSSIBILE” sintetizza il messaggio dell’installazione attraverso il gioco grafico della parentesi. Per Parentela la liberazione dalle proprie gabbie emotive e mentali appare impossibile finché si continua a cercare una soluzione all’esterno, ma diventa possibile nel momento in cui si accetta di guardare dentro sé stessi.
Realizzata con effetto vetro smerigliato e applicazioni tridimensionali trasparenti che simulano gocce d’acqua cristallizzate nel tempo, l’opera dialoga con la pietra del Castello Ruffo trasformando uno dei simboli della difesa e della reclusione in un luogo di introspezione e consapevolezza.