Truffa ad Equitalia, perquisito il direttore della filiale calabrese

Blitz della Guardia di Finanza in tutta Italia con arresti ed indagati

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    Il terremoto che ha investito Equitalia coinvolge anche la Calabria. Il blitz di questa mattina della guardia di finanza, che ha determinato otto arresti, è scattato anche nei confronti del direttore calabrese dell’agenzia, Giovanbattista Sabia, che è stato perquisito ma non risulta indagato. Gli uomini delle fiamme gialle hanno sono andati alla ricerca di documenti utili anche negli uffici dell’omologo laziale di Sabia, Alessandro Migliaccio. Ma, oltre alle 20 perquisizioni effettuate in tutta Italia, l’operazione ha determinato soprattutto arresti eccellenti, tra cui il funzionario di Equitalia Sud, Salvatore Fedele, sua moglie e alcuni commercialisti e imprenditori. Secondo l’accusa, alcune società pagavano tangenti per dilazionare o cancellare i loro debiti nei confronti di Equitalia. I reati contestati sono corruzione, concussione, bancarotta fraudolenta, truffa aggravata e riciclaggio. Otto le ordinanze di custodia cautelare eseguite: in carcere sono finiti Salvatore Fedele, funzionario Equitalia Sud (sospeso il 19 settembre 2013 in seguito ad una perquisizione) Domenico Ballo, commercialista di Napoli intermediario della corruzione di Fedele, Mauro Carlini, commercialista e consulente del lavoroa Roma, e gli imprenditori operanti tra Roma, Napoli ed altre province, Paolo Conte, Antonio Conte e Lucio Licciardi, imprenditore a Roma e Napoli ed altre province. Ai domiciliari sono stati posti Vincenzo Comes, considerato un prestanome di Lucio Licciardi e Paolo Conte; e Luisa Musto, moglie di Salvatore Fedele. I reati contestati, a seconda delle posizionivanno dalla corruzione alla bancarotta fraudolenta, dalla intestazione di beni fittizi al riciclaggio, fino alla concussione. 
    Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto di Roma Nello Rossi e dai sostituti Francesca Loy e Stefano Fava. 

Gli investigatori hanno accertato che i vertici di alcune società pagavano ai funzionari dell’agenzia di riscossione tra i 3mila e i 10mila euro per ottenere le dilazioni del debito con Equitalia e, dopo aver saldato le prime due rate, interrompevano i versamenti. Il meccanismo consentiva di non incorrere nelle procedure di fallimento e privava l’erario di quanto dovuto dai privati. 

Si calcola che il danno accertato fino ad ora per la mancata riscossione ammonterebbe a circa 17 milioni di euro, ma a parere di alcuni specialisti potrebbe essere ancora superiore. Centinaia le “posizioni” che devono ancora essere passate al vaglio degli inquirenti. Il sospetto è che oltre alle società anche molte persone fisiche abbiano tratto vantaggi dallo stesso trattamento di favore di funzionari infedeli. 

    «EQUITALIA PARTE OFFESA» «Equitalia sta da tempo fornendo la massima collaborazione agli inquirenti affinché venga fatta piena luce sui fatti e sulle eventuali responsabilità”. Lo comunica l’ente in una nota. «In merito alla vicenda giudiziaria relativa alla truffa ai propri danni, che vede coinvolto tra gli altri un dipendente della società, si precisa che nei mesi scorsi Equitalia si era già costituita quale persona offesa», prosegue il comunicato

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