Scommesse, processo sportivo Dirty soccer: vizio di forma fa cadere castello accusatorio

Il Tribunale federale nazionale, sezione disciplinare, ha dichiarato  irricevibile il deferimento nei confronti quasi tutti i soggetti coinvolti nel terzo filone. Inclusa la Vigor Lamezia 

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Praticamente una bolla di sapone. Il tutto per un vizio formale rilevato dalle difese degli imputati, che ha fatto cadere l’intero castello accusatorio. Il riferimento è al terzo filone sportivo del processo sul calcio scommesse denominato “Dirty Soccer”, per il quale, intorno all’ora di pranzo, il Tribunale Federale Nazionale-Sezione Disciplinare si è espresso relativamente alla posizione di undici società di Lega Pro e dilettantistiche (Tuttocuoio San Miniato, Martina Franca, Aurora Pro Patria, L’Aquila Calcio, Paganese Calcio, Santarcangelo Calcio, Savona FBC, SSDARL Vigontina San Paolo già SSDARL Luparense San Paolo, già SSDARL Atletico San Paolo Padova, Pistoiese, Poggibonsi e Vigor Lamezia), nonché di 25 tra dirigenti, allenatori, calciatori e agenti di calciatori coinvolti, a vario titolo, nell’ambito dell’ultima tranche sportiva dello scandalo scoppiato nel maggio 2015.

Tra le società coinvolte vi era la Vigor Lamezia (difesa dall’avvocato Andrea Scalco), il suo ex presidente Claudio Arpaia (difeso dall’avvocato Giancarlo Pittelli) nonché l’ex dirigente Felice Bellini (difeso dagli avvocati Pino Pitaro, Antonio Capriglione e Vittorio Ranieri), mentre per quanto concerne il girone di campionato del Catanzaro a salire sul banco degli imputati, nelle scorse settimane, era stata la Paganese. Come dicevamo in apertura, dopo che nelle scorse settimane era stata la volta delle discussioni della Procura Federale  e delle difese dei soggetti e delle società deferite, per il quale pendevano richieste di pene pesanti (13 punti di penalizzazione per la Vigor Lamezia, 1 anno e 6 mesi di inibizione per Arpaia e 1 anno e 10 mesi per Bellini). Oggi, intorno all’ora di pranzo, è arrivata la stessa sentenza che ha segnato un punto a favore delle difese. Infatti, senza poter entrare nel merito della vicenda, i giudici sportivi hanno dovuto prendere atto dell’eccezione preliminare sollevata dalle difese dei dirigenti e dei club deferiti che avevano eccepito altresì un vizio formale da parte della Procura Federale. Quest’ultima, infatti, aveva promosso tardivamente il deferimento, superando così il “lasso temporale” previsto dal Codice di Giustizia sportiva. Al Tribunale Federale Nazionale-Sezione Disciplinare, quindi, non è rimasto altro che dichiarare “irricevibile” il deferimento nei confronti di tutti i soggetti deferiti, eccezion fatta per lla posizione di Massimiliano Carluccio per il quale sono stati rimessi gli atti alla Procura Federale per i provvedimenti di competenza.  

 

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