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‘Il piromane appicca il fuoco per sollievo e soddisfazione sessuale’

LE INTERVISTE DI COSENZAINFORMA Amedeo Pingitore, psicologo e psicoterapeuta, nonché ex assessore comunale: “Gli incendi sono sicuramente dolosi. Le istituzioni sono vittime, tanto quanto la popolazione, magari sono sotto ricatto e noi non lo sappiamo”

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    Il capo della Protezione civile regionale Carlo Tansi ha parlato di “una strategia criminale ben organizzata sul territorio sulle cui cause spero faccia luce la magistratura”. L’estate 2017 non sarà dimenticata facilmente. Sia per le temperature elevate sia per il numero di incendi che sono stati appiccati da piromani o a causa dell’autocombustione nella provincia di Cosenza. La magistratura ha aperto un paio di indagini, alcune persone sono state fermate. Ma sono tanti gli interrogativi: cosa è la piromania, perché appiccare il fuoco? Amedeo Pingitore, psicologo-psicoterapeuta, con alle spalle un passato da consigliere comunale e assessore, è stato intervistato da cosenzainforma per comprendere meglio il pericoloso fenomeno. 

    Innanzitutto, nella psicologia forense esiste la patologia “piromania”? E, se sì, può spiegarci di cosa si tratta?

    Si, certamente, la psichiatria e la psicologia forense inquadrano la piromania, o piromanzia, nella categoria dei disturbi del controllo degli impulsi. In questa categoria vi rientrano anche la cleptomania e il gioco d’azzardo patologico. La piromania è la tendenza a provocare intenzionalmente incendi, ma non a scopo di lucro. L’impulso è irrefrenabile e per placare il senso di tensione il soggetto passa all’azione appiccando il fuoco. 

    Quali sono gli input, i disturbi che trasformano una persona in un piromane?

    Chi soffre di piromania pare che senta un impulso ricorrente, diciamo un bisogno assurdo, di appiccare un incendio in quanto l’atto in sè gli procura euforia, piacere, sollievo e soddisfazione sessuale. Nel DSM (Manuale diagnostico dei disturbi Mentali) si sostiene che dietro il comportamento antisociale non vi sia altro che attrazione, ossessione ed eccitazione provocate dalle fiamme di un incendio.

    In questi giorni la provincia di Cosenza è in fiamme. Gli investigatori sostengono che in molti casi si tratta di roghi dolosi. Possibile che ad agire possa essere un piromane seriale? Oppure è qualcosa legata alla criminalità o a personaggi che appiccano il fuoco per ottenere vantaggi economici?

    I frequenti incendi provocati in maniera dolosa hanno indotto i ricercatori a indagare più in profondità il fenomeno della piromania. Da questi studi sono stati delineati una serie di possibili profili psicologici di questi soggetti, i quali sono stati classificati come “incendiari” e si possono così distinguere: l’incendiario per vandalismo, che è colui che appicca incendi per noia o per divertimento. Talvolta agisce in gruppo; l’incendiario per profitto, quello che incendia per vendetta;

    l’incendiario per terrorismo politico, il quale utilizza il fuoco come mezzo per esercitare una pressione sulle istituzioni. In questo caso la motivazione è quella di tentare di condizionare lo Stato per interessi di parte. Pressioni, queste, che solitamente provengono dalla criminalità organizzata. 

    Per concludere, lei ha vissuto anche esperienze politiche come consigliere comunale e come assessore. Intravede in questa estate di roghi, responsabilità della classe dirigente regionale e della protezione civile, magari in campo di prevenzione?

    Lei mi chiede se ravviso responsabilità politiche per le migliaia di incendi che stanno divorando la nostra regione? Ebbene, penso che la questione sia lapalissianamente di natura dolosa e per quanto le istituzioni siano deficitarie riguardo i tanti problemi che affliggono il nostro territorio, in questo caso credo non ci sia nessuna responsabilità. Anzi, semmai le istituzioni sono vittime, tanto quanto la popolazione, magari sono sotto ricatto e noi non lo sappiamo. 

     

    di Astolfo Perrongelli

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