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Presunta corruzione in Prefettura Catanzaro: Gip archivia procedimento

La vicenda coinvolse nel 2017 la funzionaria Nerina Renda e l'imprenditore Salvatore Lucchino 

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    Dopo quasi due anni dall’arresto della funzionaria della Prefettura di Catanzaro Nerina Renda, e dell’imprenditore lametino Salvatore Lucchino, entrambi difesi dagli Avvocati Aldo Ferraro e Antonella Pagliuso, il Gip di Catanzaro ha accolto la richiesta di archiviazione formulata dal P.M. Stefania Paparazzo, ed ha archiviato il procedimento penale nei confronti dei due ritenendo “non coltivabile l’accusa in giudizio né con riferimento all’ipotesi di reato per cui è iscrizione, né con riferimento ad altre ipotesi di reato”. Il 25/07/2017 i due furono sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari perché ritenuti gravemente indiziati del reato di corruzione, con sequestro preventivo finalizzato alla confisca dei loro beni.

    Si sosteneva, in particolare, che la dottoressa Renda, in violazione dei suoi doveri d’ufficio, avesse compiuto delle ispezioni e dei sopralluoghi presso il centro di accoglienza gestito da Lucchino “volutamente e strumentalmente generici e per questo sostanzialmente positivi”, ed avrebbe condizionato la procedura che ha portato la Prefettura a stipulare una convenzione per l’accoglienza con Lucchino; l’imprenditore, secondo l’ipotesi accusatoria oggi bocciata dal Gip, avrebbe invece ceduto alla Renda la proprietà di un immobile in Feroleto Antico, e le avrebbe promesso utilità ed imprecisate somme di denaro. Quell’ordinanza fu però subito annullata dal Tribunale della Libertà di Catanzaro, che l’11 agosto 2017 accolse integralmente i ricorsi degli avvocati Ferraro e Pagliuso, rimettendo immediatamente in libertà i due indagati, e restituendo loro i beni che erano stati sequestrati.

    Lo scorso 11 ottobre la Procura catanzarese ha recepito integralmente le motivazioni del Tribunale del riesame, ed ha quindi chiesto l’archiviazione del procedimento penale nei confronti di Nerina Renda e di Salvatore Lucchino escludendo analiticamente, per ciascuno dei fatti originariamente ipotizzati, la loro oggettiva sussistenza, riaffermando la correttezza del comportamento della funzionaria e dell’imprenditore. Il Gip di Catanzaro, Francesca Pizii, con decreto del 30/05/2019, ha quindi deciso di accogliere la richiesta del P.M., ritenendo “non sostenibile l’accusa in giudizio sia con riferimento alla materialità della condotta ipotizzata e vieppiù ipotizzabile, sia in ordine alla sussistenza dei necessari presupposti soggettivi”. È stata quindi posta la parola fine -affermano in una nota gli Avvocati Aldo Ferraro e Antonella Pagliuso- ad una vicenda nella quale i due indagati hanno subito oltre 15 giorni di arresti domiciliari, la sospensione dal servizio per la Dott.ssa Renda (tutt’ora in atto, ma che ora sarà certamente nell’immediatezza revocata e reintegrata) ed il definitivo fallimento economico per l’imprenditore Lucchino, oltre ad avere riportato, ovviamente, l’immancabile condanna rimediata all’esito del processo mediatico innescatosi nell’immediatezza del loro arresto, che oggi deve essere necessariamente rivista per l’accertata infondatezza delle accuse mosse carico dei due indagati”.

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