Don Mimmo Battaglia Vescovo di Napoli? Che accada o no la sola ipotesi è il segno di una Chiesa che cambia

Domani scade il mandato del Cardinale Crescenzio Sepe e anche il quotidiano La Repubblica mette tra i favoriti l'ex presidente del Centro Calabrese di Solidarietà

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    Di lui stanno scrivendo tutti i giornali nazionali ormai. Il suo nome circola come successore del cardinale Crescenzio Sepe alla guida della curia di Napoli.  Lui non conferma, anzi smentisce categoricamente. (LEGGI L’ANTICIPAZIONE DI CATANZAROINFORMA)

    Perché lui, don Mimmo Battaglia, Vescovo della Diocesi di Cerreto Sannita è abituato ad andare dove “Dio lo chiama”, quando anche il distacco umano dai luoghi e dalle persone sia più doloroso della felicità  e soddisfazione per un risultato ottenuto.

    Accadde quando Monsignor Antonio Cantisani lo volle alla guida del Centro calabrese di solidarietà, al suo ritorno dall’Africa dove aveva deciso di tornare e dove era convinto che si sarebbe svolta tutta la sua vita sacerdotale.

    Accadde quando dopo qualche anno di guida alla parrocchia del Carmine, nel centro storico della città, fu chiamato ad altro incarico.

    Perché Don Mimmo Battaglia è al servizio di Dio e di quelle anime e di quelle vite che Dio gli mette sulla strada.
    Non importa se siano le ultime del mondo, se provengano dagli angoli sconosciuti e bui di una società cieca e sorda.

    Don Mimmo le raccoglie, le prende nelle sue mani e ne fa qualcosa di nuovo e meraviglioso.

    Certo non è sempre facile e non per tutti quelli che ha incontrato è andata così.

    Ma non c’è vita che abbia incrociato don Mimmo e che non abbia avuto l’opportunità di rinascere non da ventre materno ma da mani di uomo che l’hanno sfiorata e riaccarezzata.

    Oggi che tutti sanno che al mondo esiste Don Mimmo Battaglia è difficile tenere a bada ricordi, sensazioni, emozioni per chi lo ha conosciuto e ha percorso un tratto della sua vita accanto a lui.

    Ma il momento resta comunque storico, e come tale va trattato con l’oggettività della storia.

    Diventare Vescovo di Napoli significa essere nominato Cardinale, e la Chiesa, quella prima di Papa Francesco, se non per diretta responsabilità dei suoi predecessori , ci ha abituato a giochi di potere che farebbero impallidire i migliori strateghi.

    Ma Papa Francesco ci ha dimostrato che la rivoluzione dei migliori, condotta senza armi, è possibile.

    Dove si possa spingere non lo sapremo o lo sapremo a breve, ma di certo se la sola ipotesi che quel prete nato a Satriano e che nel suo curriculum vanta l’essere stato sempre accanto agli ultimi, possa solo essere entrato nella ridda di nomi candidati alla successione del Cardinale Sepe, fa ben sperare sul segno che questo Papa può lasciare nella storia dell’umanità, e non solo di quella cristiana. 

    Che Don Mimmo Battaglia, che le firme nazionali, come Conchita Sannino chiamano ancora Domenico quasi “spogliando” quel diminuitivo del nome da tutto ciò che significa, diventi davvero cardinale e quindi Vescovo di Napoli ora, poco importa a queste latitudini. Perché il solo  fatto che qualcuno abbia pensato che questo fosse possibile, restituisce un senso divino a tutte le cose della terra. E Monsignor Domenico Battaglia sarà per sempre Don Mimmo.

    Anche Matteo Cosenza, già direttore de Il Quotidiano della Calabria  in un suo Post di Fb scrive riferendosi al pezzo della Sannino e a Don Mimmo : “Domani Crescenzio Sepe compie settantasette anni e finisce il biennio supplementare che, molto pressato, il Papa gli aveva concesso. L’articolo è, come nello stile della giornalista di lungo corso e di qualità riconosciute, ricco di informazioni, come quella della tomba che il cardinale sta progettando per sé nella cripta della cattedrale accanto ai resti dell’arcivescovo Alfonso Castaldo. Ma quella più interessante riguarda il probabile successore di Sepe. La Sannino scrive di «alcune voci incontrollate, secondo cui, ad esempio, tra i nomi più considerati in Vaticano per guidare Napoli, vi sarebbe monsignor Domenico Battaglia, vescovo a Cerreto Sannita, prete di strada, amico di don Luigi Ciotti». La “voce incontrollata” più recente è quella di Arnaldo Capezzuto che ne ha scritto qualche giorno fa sul settimanale “La Domenica”, rilanciata sui social dal gesuita Domenico Pizzuti, una delle voci più attente del mondo cattolico.
    Capezzuto ha tracciato prima il profilo: «Non indossa lo zucchetto rosso porpora. Niente concistoro per lui. La scelta non è casuale. Un ex potente come è stato Sepe non è riuscito a servire fino in fondo la chiesa di una città complicata. Annunci, proclami, marketing e più che spiritualità molta materialità. Napoli ha bisogno di un “prete di strada”, un pellegrino in mezzo ai pellegrini, un ultimo tra gli ultimi dalla parte dei più deboli e degli emarginati». E poi ha lanciato il nome: «Papa Francesco pensa a monsignore Domenico Battaglia attualmente vescovo di Cerreto Sannita–Telese–Sant’Agata de’ Goti. Questo il nome a sorpresa che vertiginosamente circola Oltretevere. Originario di Satriano, piccolo comune della provincia di Catanzaro, 57 anni e un percorso cominciato con l’ordinazione a sacerdote avvenuta il 6 febbraio1988 dall’arcivescovo Antonio Cantisani».  (Nella foto la sua ordinazione a vescovo, era il 2016)

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