“Il coordinatore dell’avvocatura della Regione non può rispondere a finalità politiche”

Nel dispositivo della sentenza smontate ad una ad una le motivazioni dell'Ente

Più informazioni su

    E’ la vigilia di ferragosto quando il giudice del lavoro  Anna Maria Torchia deposita il dispositivo della sentenza su cui in alto a destra c’è scritto Accoglimento totale. Avevano dunque ragione su tutto gli avvocati catanzaresi , guidati da Antonello Talerico e difesi in giudizio  e aveva ragione Paolo Falduto difeso da Bruno e Luigia Ferrò e aveva ragione l’unione  nazionale avvocati enti pubblici difesa da Giuseppe Lullo e Maria Grazia Garofalo.

    Nessun riferimento normativo La nomina a coordinatore dell’avvocatura regionale non è legittima perché effettuata senza una manifestazione pubblica e perché , cosa che pare ancor più importante, non ha alcun riferimento normativo. Inoltre, secondo il presidente dell’ ordine degli avvocati  è “Interessante il profilo del rigetto dell’ eccezione della carenza della legittimazione dell’ Ordine che oggettivamente rende più efficace la tutela della categoria”. Il giudice del lavoro scrive “ in primo luogo, occorre evidenziare come l’articolo 10 del Regolamento n. 3/2015 preveda l’esclusione dall’ambito di applicazione della norma soltanto per il Capo Gabinetto e non anche per il Coordinatore dell’Avvocatura regionale e come tale esclusione non sia stata estesa neppure con le modifiche apportate nell’ottobre 2015 (dunque successive alla legge regionale 11 del 27 aprile 2015);

    che, dunque, laddove il legislatore regionale ha voluto escludere una figura dall’ambito di applicabilità della norma lo ha fatto con esplicita previsione. Emerge dal quadro normativo, sebbene quale mero elemento indiziario, la parametrazione economica del Coordinatore dell’Avvocatura a quella del dirigente regionale; che occorre, poi, distinguere tra funzioni politiche e funzioni amministrative, nell’ambito delle quali devono essere garantiti i principi di cui all’articolo 97 della Costituzione”

    Non è nomina politica La nomina del coordinamento dell’avvocatura regionale non può essere considerata di finalità politiche , dice il giudice “la circostanza che l’Avvocatura regionale venga definita dalla novella legislativa quale ufficio di diretta collaborazione del Presidente della Giunta regionale non la rende per ciò solo un organo di indirizzo politico, né che concorre a formare l’indirizzo e a perseguire fini politici; l’attività svolta dall’Avvocatura e, inevitabilmente e conseguentemente, dal suo Coordinatore, è connotata da un elevato livello di professionalità e tecnica che, normativamente e deontologicamente, la sottrae, nell’esercizio della funzione difensiva dell’ente, a valutazioni di tipo squisitamente politico, non potendo ipotizzarsi nella scelta della strategia difensiva nel proporre (un) o resistere in giudizio una finalità di concorso nel perseguimento dei fini politici dell’ente”.

    Più informazioni su