Anche il dolore più atroce può trasformarsi in consapevole sorriso

Il senso della vita nei racconti dello psicoterapeuta Mauro Notarangelo

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    di MAURO NOTARANGELO*

    …Da quando era successo non c’era giorno che non ci pensassi. Come se la vita avesse avuto un blocco e si fosse generato un solco profondo tra un prima e un dopo, come una sorta di scissura dissacrante e abissale che mi squarciava i ricordi, mi tagliava gli eventi e mi attraversava finanche il corpo disegnandomi sul volto maschere di paura e oppressione.

    La notte mi sovvenivano le immagini, e dalla gola si affacciavano alla mente, ed in testa disegnavano un vortice ed emettevano un grande frastuono.

    Come se la mente rigurgitasse ogni notte il sopruso e l’ingiustizia subita.

    Ricordo che mi svegliavo di soprassalto nel cuore della notte tutto sudato e fissavo il muro con occhi sbarrati e stavo così per ore e ore. Rivivevo il momento del Trauma come se il mio cervello fosse intrappolato in una gabbia oscura e non riuscisse più a liberarsi. Ero inevitabilmente in trappola, per quanto io avessi completamente subito e fossi una inesorabile vittima.

    Ero purtroppo in gabbia anche di giorno, perché vivevo sempre e comunque in regime di allerta, come se qualcosa dovesse accadere da un momento all’altro, vivevo in una sorta di aspettativa perenne, come se il tempo mi scorresse sotto i piedi senza respirarmi. Il mio corpo era un tappeto sporco d’ansia. Ero pervaso dall’inquietudine e sentivo il petto costringersi sempre di più, come se mi dovesse scoppiare d’un tratto, e sentivo l’equilibrio completamente vacillare.

    Mi percepivo lontano in un dove senza fine e in un luogo senza tempo.

    Riuscivo a percepire di me solo un bagliore di rabbia, e ne ero contento, perché mi faceva almeno sentire vivo. Ricordo i fiumi di lacrime che hanno inumidito le lenzuola e ricordo i singhiozzi e i gemiti che guizzavano dal profondo dello stomaco. La mia persona non esisteva più, dilaniata da un evento che mi avrebbe travolto e devastato, e cambiato la vita! – Chiaro, molto chiaro! – fece Brando allo studente volontario che si era prestato all’elaborazione del Trauma. – Prof. mi accadde qualcosa di strano, veramente strano! – continuò l’alunno – Io suono il piano… allora cercai riparo nella musica, e mi rifugiai per trovare un po’ di ristoro.

    Un pomeriggio fissai il mio sguardo sull’asta del metronomo che era in movimento e la seguii con gli occhi, e mi sovvenne in mente la scena che mi recava più turbamento, quella della notizia in cui… e mi soffermai su quella visione… continuai a seguire l’asta del metronomo con gli occhi, e qualcosa di straordinario accadde… incominciai a inseguire il mio cervello che fluiva nuovamente a rincorrere altre immagini. Fu un momento in cui finalmente una finestra si aprì.

    Mi lasciai andare a quell’andamento del metronomo seguendo sempre l’asta con gli occhi e mi trovai catapultato in altre immagini non più minacciose come prima… i colori incominciavano a cambiare e tutto era più chiaro e luminoso. Iniziai a sentire altri suoni che mi conducevano altrove… ogni tanto l’immagine brutta s’intrometteva, però era fugace, e comunque accompagnata da altre visioni rassicuranti. Mi dica prof… cosa accadde?

    Ero cosciente che stava succedendo qualcosa, ma non sapevo cosa – Meraviglioso! – disse Brando.

    Ragazzi avete appena assistito ad un evento di serendipità! Una specie. Casualmente, caduto nelle maglie di un Trauma, è riuscito a trovare una via di uscita. Sappiate che il cervello psichico, come la pelle o le ossa, può avere delle linee di frattura, come se venisse improvvisamente tagliato, e molto spesso, questi due lembi restano scissi per molto tempo, sicché, l’evento, il Trauma, che ci ha causato molto dolore, lo si dissocia, come se fosse meglio mantenerlo lontano dal nucleo portante della propria Identità.

    Per i primi tempi può andar anche bene. Se però, così resteranno le cose, questa parte di lembo dissociata di ricordi, rumori, immagini e odori, quel drappo solitario e malefico, ci governerà a vita e ci terrà in gabbia in un costante senso di allerta che un nuovo e simile evento si possa ripete, e vivremo nell’ansia che quel Trauma ha causato.

    Prima o poi avremo bisogno di reintegrare, ricucire quel drappo con l’intera tenda.

    Dovete sapere che esiste una tecnica che desensibilizza e riprocessa le informazioni attraverso il movimento degli occhi, e questo processo di riadattamento permetterà di rielaborare il Trauma subito e reintegrarlo nel fluire armonico della vostra storia. Un po’ è quello che avviene nella fase Rem dei sogni, in cui il cervello reimposta e riprocessa col movimento rapido degli occhi le immagini, i suoni e gli odori percepiti. Accade che, dal nodo iniziale, i fili aggrovigliati iniziano ad allargarsi, e il circuito ricomincia a funzionare per come avrebbe dovuto. Il cervello si rimette in moto per riparare quella frattura fino ad allora scomposta e insanabile.

    Sono i grandi Traumi della vita che ci colpiscono a ciel sereno e frantumano quella continuità esistenziale che dava integrità al filo della nostra storia. Col movimento degli occhi il cervello rimescola altre immagini e pesca altre soluzioni per liberare il corpo dalla tenaglia delle somatizzazioni e delle angosce. Inizieremo a sentirci più liberi e il ricordo Traumatico dell’evento inizierà a fare meno male, come se fosse più distante. Le emozioni incollate si attenueranno, e tutto inizierà ad incanalarsi su un percorso di fluidità! – Mi è successo non volendo prof.! – disse l’alunno. – Sei stato bravo e costante nella ricerca, e non hai disperato! – Questa tecnica si chiama EMDR (Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimento Oculari)!

    Occorre dare continuità alla nostra storia esistenziale.

    Siam la storia che ci raccontiamo. Occorre liberare i nostri sensi perché, sotto shock, sono sotto sequestro, e questo quadro potrà cronicizzarsi se non aiutiamo il cervello a ridiventare capace di riadattarsi!… Ora guarda le mie dita… e seguile! Tieni il collo fermo. Segui con il movimento degli occhi. Prendi l’immagine più brutta… quella che ti crea turbamento, e segui… vai… lascia fluire il cervello, seguilo ovunque andrà! – Così fece lo studente, e pian piano il suo corpo si rilassò… sempre più! – Avete visto ragazzi?

    Occorre bypassare il filtro della ragione per arrivare in profondità, perché in profondità si trovano le soluzioni.

    Occorre scavare un po’ e, prima o poi, la soluzione arriverà. Ricordate, però, di non farlo mai da soli e lasciatevi aiutare dagli specialisti! – La lezione finì. Il buio scese. Il Prof. restò solo nella stanza. Vide i suoi ragazzi allontanarsi per strada allegramente, compreso il volontario. Il prof., senza motivo, alitò sul vetro della finestra che subito si appannò! Improvvisamente apparve una scritta, forse di qualche ragazzo che si era precedentemente divertito col l’indice sudato della mano. Venne fuori la scritta: dolore! Il Prof. sapeva bene quanto danni può causare un dolore celato e sommerso! E quanto può allontanarci dalla vita. Non cancellò con la mano la scritta emersa. Si mise a disegnare col dito per trasformare la parola in immagine, allungò le lettere, le unì, tracciò righe ed archi, e ne uscì uno splendido ritratto. Le due o di dolore diventarono gli occhi dello stupore, la d un cappello, la r divenne naso, e la e si sdraiò per diventare un aperto sorriso, la l si allungò per diventare la sagoma del volto, quasi a voler dire che anche il dolore più atroce può trasformarsi in consapevole sorriso. Il Prof. sorrise, incominciò a camminare per andar via, e quando fu sulla soglia della porta, prima di varcarla, si voltò verso la finestra e vide le due o che si muovevano rapidi fin quando l’immagine svanì e il vetro ritornò chiaro come ogni Trauma elaborato!

    *Medico Psichiatra psicoterapeuta

     

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