Come creare ponti e non muri tra forme di disagio diverse

A Belcastro, sede della cooperativa “Agrama”

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    E’ un incontro tra “due mondi” quello che si verifica da un anno a questa parte a Belcastro, sede della cooperativa “Agrama”, “costola” dell’associazione “L’Alveare”.

    Due mondi visti dagli altri “con sospetto”, per le loro differenze e criticità, che hanno però trovato il modo di superarle attraverso la forza della condivisione.

    I ragazzi della Comunità Ministeriale per minori di Catanzaro, diretta da Massimo Martelli, con il loro carico di rabbia, disagio e frustrazioni, hanno così conosciuto i ragazzi con disabilità intellettiva de “L’Alveare”, alcuni dei quali impegnati nell’attività agricola e di recupero del territorio di località “Fieri” che costituiscono gli assi portanti di “Agrama”.

    Da quell’incontro, nato per caso, ha preso vita un’esperienza di aiuto reciproco di alta valenza sociale e formativa: da una parte, i ragazzi della Comunità Ministeriale – che si alternano di volta in volta, e sono accompagnati a turno da Vito Totino e Angelo Molinaro, responsabili della cooperativa “Angelo Azzurro” che cura i laboratori all’interno della Comunità – hanno trovato a Belcastro un posto accogliente, dove poter dare concretamente una mano e sentirsi utili; dall’altra, i giovani de “L’Alveare” (che da “Agrama” possono ricavare un’opportunità di lavoro attraverso i prodotti della terra) si sentono “protetti” dai loro coetanei volenterosi venuti da fuori e riscoprono il bello di un’amicizia nata in maniera del tutto spontanea.

    Dal male può nascere il bene, e la sinergia che si sprigiona per magia tra questi ragazzi, portatori di un disagio diverso, ne è la prova – afferma Mario Caccavari, colonna portante dell’associazione, assieme ai fondatori Guglielmo Merazzi e Nino Dell’Acqua –  Non si nasce cattivi, è la società che ti porta ad essere ciò che non sei: qui questi ragazzi si sono messi immediatamente a disposizione ,ed hanno superato sin da subito la diffidenza nei confronti della disabilità creando ponti, non muri”.

    E se fino al mese scorso non si sono risparmiati con la pulizia dell’erba alta e la sistemazione dei locali appena ristrutturati, nell’ultimo incontro hanno invece avuto un ruolo decisivo nelle varie fasi della lavorazione dell’uva, dalla pigiatura alla spremitura, per ottenere il mosto ancora non fermentato.

    Anche questa esperienza, nuova per tutti, si è tradotta in una festa, nonostante la grande fatica: i ragazzi hanno assaggiato il prezioso succo d’uva appena uscito, hanno distribuito le carrube agli asinelli, e poi si sono messi a ripulire tutto senza mai lamentarsi, in attesa del pranzo che ormai rappresenta un rito da consumare insieme.

    E l’augurio che questa sperimentazione, fondata sulla relazione d’aiuto, possa arrivare ad una fase successiva più strutturata, è stato infine espresso dal direttore del CSV di Catanzaro, Stefano Morena, da sempre vicino all’esperienza de “L’Alveare” prima, e di “Agrama” poi. Non ci sono dubbi, infatti, che da dinamiche negative possano trarre origine reali opportunità di crescita.

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