Piatti a terra contro il nuovo dpcm. Anche a Catanzaro la protesta di Fipe Confcommercio fotogallery

Protesta pacifica dei pubblici esercenti in piazza Prefettura. Insostenibile la chiusura serale. Rischio usura dietro l'angolo

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    Dieci tovaglie bianche imbandite a terra con servizi di piatti, bicchieri e posate per sei persone, e poi un grande chef al centro della scena: ecco l’immagine di piazza Prefettura durante la manifestazione pacifica organizzata, questa mattina, da Fipe Confcommercio in 24 piazze d’Italia. Piatti a terra, dunque, contro il nuovo dpcm a sottolineare una situazione drammatica che accomuna la categoria di ristoratori, chef, pizzaioli, barman, camerieri, insomma tutte le professionalità che partecipano con un indotto non indifferente a supportare l’economia del Paese. Una manifestazione composta, ordinata, giusta, motivata da criticità che preoccupano l’intero settore e che ha visto la partecipazione di tanti imprenditori della ristorazione catanzarese insieme ai propri dipendenti e dell’Associazione Cuochi Catanzaro.

    FIPE #siamoaterra

    Chiusura serale insostenibile per le imprese

    “Confcommercio con la Fipe che racchiude al suo interno la categoria di ristoratori e bar attraverso questa manifestazione ha inteso mettere a fuoco il problema della chiusura delle attività di ristorazione dalle 18.00 in poi – ha spiegato il Presidente di Confcommercio Calabria Pietro Falbo – E’ chiaro che non vi è una sostenibilità economica nella chiusura serale per ovvi motivi di abitudini: la maggior parte delle persone preferisce andare al ristorante a cena.” L’esercente si trova così a non poter coprire i costi di gestione delle attività, notevolmente penalizzare dal nuovo decreto, che comporta gravi conseguenze nell’indotto economico di un settore in cui confluiscono varie imprese:

    “Dietro i ristoratori ci sono i servizi, i fornitori, i dipendenti ma soprattutto tante famiglie con i propri progetti di vita – ha proseguito – sono oltre 50 mila le aziende in Italia che rischiano la chiusura a causa di questa crisi, difficoltà si registrano anche per tantissimi imprenditori catanzaresi, molti già non hanno riaperto e, se continuerà così, altri decideranno di non aprire per mancanza di sostenibilità economica delle rispettive attività, costrette ad un orario lavorativo ridotto.”

    Se lo Stato non interviene, il rischio usura è dietro l’angolo

    Il Presidente ha posto l’accento su un problema che in questo momento non va assolutamente tralasciato e che purtroppo è dietro l’angolo. Se lo Stato non riuscirà tempestivamente a sostenere le imprese potrebbe essere la criminalità a infiltrarsi nel minato tessuto economico attraverso l’usura:

    “A fronte della chiusura immediata spesso non c’è stato un provvedimento governativo di aiuti applicato con velocità, alle nostre latitudini se lo Stato non garantisce sostegno immediato c’è la possibilità che frange della criminalità organizzata si inseriscano nella filiera produttiva degli esercizi commerciali e delle aziende, per aiutare dove lo stato non arriva in tempo.”

    #siamoaterra, l’alternarsi di chiusure e aperture penalizza

    #siamoaterra è stato l’hastag dell’iniziativa che ha voluto rimarcare la condizione in cui versa il pubblico esercizio:

    “Le tovaglie sul pavimento simboleggiano la crisi del nostro settore, il problema non è solo legato al decreto ristoro che sosterrà sicuramente la categoria con dei fondi ma è il continuo alternarsi di aperture, chiusure, adeguamenti a rendere tutto difficile”

    Il Presidente Fipe Confcommercio Cosenza e Direttivo Nazionale Laura Barbieri  ha poi spiegato: “I pubblici esercizi hanno speso tantissimi soldi per rendere le strutture a norma, gli ambienti sono sicuri, chiediamo più controlli ma non la chiusura serale che non permetterà di garantire un futuro alle attività e ai dipendenti. Il nostro settore dal punto di vista dell’offerta di lavoro è tra i più importanti a livello nazionale, muoviamo l’Italia e vogliamo far sentire la nostra voce.”

    Sale la percentuale dei cuochi in sofferenza

     Domenico Riglia, Presidente Associazioni Cuochi Catanzaro e rappresentate dell’Unione Regionale Cuochi Calabria, ha poi analizzato la crisi dal punto di vista della categoria cuochi:

    “Il nostro settore è in crisi, in queste condizioni tante aziende non riusciranno a resistere perché le difficoltà sono tante, la nostra voce è di sofferenza per il delicato momento che stiamo affrontando. La chiusura serale non può essere sostenuta – ha proseguito – mi auguro che il Governo capisca le nostre difficoltà ed intervenga con sussidi e con modifiche al decreto. Con il primo lockdown il 70% dei cuochi era in sofferenza, ora con l’aggiunta di investimenti fatti per metterci a norma e accogliere i clienti va da sé che la percentuale in sofferenza è in salita.”

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