Coronavirus, Procopi (FI): “In Calabria si muore più di sanità che di Covid-19”

"Queste poltrone vengono assegnate sempre e solamente dalla politica, in assoluta deroga rispetto a ciò che sogno da sempre, nel mio piccolo di donna impegnata in politica e nel sociale: professionalità e meritocrazia"

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    “In Calabria si muore più di sanità che di Covid-19. Parrebbe un controsenso, ma è purtroppo così che stanno le cose nella nostra regione. Per capire di cosa parlo bisogna partire dall’inizio, e cioè dal 14 aprile 2008, quando la commissione ministeriale denominata “Serra-Riccio” presenta alle Camere una relazione sulla “qualità dell’assistenza prestata dal servizio sanitario della Regione Calabria”. Il quadro che emerge da quel documento, vecchio di oltre 12 anni ma ancora attuale, è di una Sanità al collasso. Dodici anni e tanti commissari e sub commissari dopo non è cambiato praticamente nulla”. Lo afferma in una nota la consigliera comunale Giulia Procopi (Forza Italia):

    In questi giorni, infatti, come tutti sanno, la Calabria è protagonista di uno scandalo sanitario e mediatico caratterizzato da incompetenza, ritardi e reciproci scambi di poltrone.

    Tutto questo grazie a un governo nazionale immobile, se non complice, che si disinteressa dei pazienti, degli operatori sanitari, dei cittadini calabresi, perché concentrato solo sulle sue campagne elettorali e sulla distribuzione di incarichi. Queste poltrone vengono assegnate sempre e solamente dalla politica, in assoluta deroga rispetto a ciò che sogno da sempre, nel mio piccolo di donna impegnata in politica e nel sociale: professionalità e meritocrazia”.

    “Questa terra, ma anche la mia città, prestano o regalano le proprie competenze e i propri talenti nello sport, nella cultura, nell’imprenditoria, nella stessa sanità, al mondo intero. Il mio – si legge nella nota – è solo uno sfogo conciso, ma che spero attiri i giovani, i mie coetanei, ad alzare la testa, a reagire contro un sistema obsoleto, legato a vecchie dinamiche. Altrimenti continueremo a leggere notizie di segno opposto, come un medico catanzarese che cura il premier britannico e un commissario in Calabria che non sa nemmeno di cosa parla”.

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