Sindacalista migrante ucciso, condanna a 22 anni di reclusione

A Rosarno e San Ferdinando, il ragazzo era sempre in prima fila nel difendere i diritti dei lavoratori

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    Condanna a 22 anni di reclusione. Questo il verdetto della Corte d’Assise di Catanzaro per Antonio Pontoriero, 45 anni, di San Calogero, nel Vibonese accusato dell’omicidio volontario di Soumaila Sacko, ucciso a colpi di fucile il 2 giugno 2018 nell’area dell’ex fornace “La Tranquilla”. Il pm della Procura di Vibo, Luca Ciro Lotoro, aveva chiesto 30 anni di reclusione. Antonio Pontoriero – difeso dagli avvocati Francesco Muzzopappa e Salvatore Staiano, è stato ritenuto responsabile di aver cagionato la morte di Soumayla Sacko attraverso l’esplosione di alcuni colpi di fucile, uno dei quali ha colpito al capo il ragazzo extracomunitario, con regolare permesso di soggiorno ed attivista sindacale dell’Usb, provocandone il decesso.

    L’imputato avrebbe considerato come propria l’area dell’ex fornace pur non avendone alcun titolo. L’omicidio di Sacko Soumaila – padre di una bambina di cinque anni – aveva suscitato un’ondata di indignazione in tutta Italia. Il ragazzo si era recato in bicicletta da San Ferdinando nell’area dell’ex Fornace di San Calogero per prelevare delle vecchie lamiere. A Rosarno e San Ferdinando, il ragazzo quale attivista del sindacato Usb era sempre in prima fila nel difendere i diritti dei lavoratori.

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