Abramo Cc, il dg Orestano: ottimista per ipotesi di cessione dell’azienda

Il dg: "Abbiamo riscontrato disponibilità reali Le ragioni della crisi? Poco da rimproverarci. Penalizzati anche da concorrenza sleale"

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    Uno spiraglio per il futuro dell’Abramo Customer Care? Giovanni Orestano direttore generale dell’azienda nell’occhio del ciclone nelle ultime settimane per una situazione che mette a repentaglio migliaia di posti di lavoro intervistato da Catanzaroinforma non si vuole sbottonare più di tanto ma parla di segnali positivi dalle manifestazioni di interesse di potenziali acquirenti. Nelle sue parole una ricostruzione delle ultime vicende di una crisi comunque di difficile risoluzione.

    Direttore Giovanni Orestano, l’Abramo Customer Care ha presentato a fine ottobre il concordato preventivo al Tribunale di Roma ed entro il 7 gennaio la proprietà dovrà presentare il piano definitivo. E’ stato presentato questo piano o ci può dire se verrà fatto a breve?

    “Confermo che il 30 ottobre la Abramo Customer Care ha depositato la prenotativa di concordato in continuità. Il 7 gennaio e’ oggi il primo appuntamento per presentare il piano concordatario che dovrà’ essere omologato dal Tribunale di Roma anche se potrebbe essere prevista una ulteriore proroga di 30 giorni per arrivare ai 120 giorni massimi previsti dalla normativa. Ovviamente stiamo lavorando intensamente alla preparazione del piano che dovremo presentare entro i termini sopra citati”.

    La proprietà non è davvero più interessata a investire sull’Abramo Customer Care? Impossibile pensare a un rilancio o a una riconversione?

    “Non credo che si possa parlare di interesse o non interesse. Siamo in una situazione di concordato in cui ci siamo trovati per motivi di mancanza di liquidità per portare avanti le attività’ che vedono incidere il costo del lavoro per circa l’80 %. Questo vuol dire che a fine mese devi avere diversi milioni di euro per potere pagare gli stipendi, oltre ai fornitori.
    In un contesto così complesso e così in evoluzione anche a causa della digitalizzazione oltre che della intensa competizione, la proprietà ha messo a disposizione liquidità finché ha potuto.

    Ricordo che le difficoltà di Abramo nascono nel 2019 principalmente a causa di una significativa e repentina riduzione di volumi da parte di quello che era ed è ancora il principale committente, Telecom Italia.
    Per tamponare le perdite dello scorso anno e di quest’anno la proprietà ha dapprima messo a disposizione tutte le riserve e si e’ quindi fortemente indebitata, dovendo infine ricorrere al concordato come ultima opzione per evitare soluzioni ancora più penalizzanti”.

    I sindacati hanno criticato più volte l’atteggiamento dell’azienda. In una nota di qualche settimana fa parlavano della richiesta di concordato come l’estrema conseguenza di un atteggiamento di un imprenditore debole che “non riesce a farsi da parte per consentire alla sua creatura di sopravvivere” ma nelle ultime settimane si è parlato di una apertura dell’azienda e che valuterebbe la vendita. Come stanno le cose?

    “Siamo in una situazione in cui la proprietà ha deciso di intraprendere la strada di un concordato indiretto, teso quindi a trovare un acquirente per tutto il perimetro della Abramo Customer Care. Questo per dare continuità sia al patrimonio industriale che la Abramo CC comunque rappresenta, che all’occupazione, tutta concentrata nel sud Italia. Se la vediamo dal punto di vista industriale potrebbe succedere quello che è accaduto per i nostri maggiori competitor del settore: un passaggio quasi obbligato da situazioni famigliari ad aziende in cui nell’azionariato sono presenti soggetti o finanziari o appartenuti a business complementari a quelli del BPO. Questo per poter supportare la grande trasformazione del business tradizionale attraverso la diversificazione, l’internazionalizzazione e soprattutto l’utilizzo di tecnologia affiancata alle attività umane. In ogni caso credo che vada dato atto e non vada dimenticato quello che la famiglia Abramo ha realizzato e portato avanti a partire dal 1997: un progetto industriale di grande visione e successo che ha dato la possibilità a migliaia di calabresi di trovare un’occupazione e farsi una famiglia. Adesso si volta pagina ma sempre partendo dalle solide radici gettate da Giovanni Abramo e dalla sua famiglia”.

    Ci sarebbero sul mercato soggetti potenzialmente interessati ad acquisire una azienda come l’Abramo Customer Care? Ci sono trattative o contatti in atto?

    “Ci siamo da subito attivati per identificare soggetti interessati a rilevare tutte le attività di Abramo CC sia italiane che estere rivolgendoci sia ai nostri concorrenti che ad altre realtà che per motivi industriali o finanziari possano avere interesse ad investire e quindi rilevare l’azienda. Siamo adesso in una fase di approfondimento delle manifestazioni di interesse per provare ad avere nel minor tempo possibile una soluzione che possa soddisfare il Tribunale, arbitro in questa fase, ed i nostri clienti. Posso solo dire che abbiamo riscontrato disponibilità reale e questo ci lascia ottimisti su una soluzione che possa assicurare continuità alle nostre attività”.

    Sino al 2018 l’Abramo Customer era una delle aziende leader del settore, due anni dopo presenta la richiesta di concordato. Cosa è cambiato nel frattempo? Al di là delle mutate politiche del governo e delle stabilizzazioni imposte sono state perse molte commesse, la proprietà non si rimprovera proprio nulla?

    “Come ho già avuto modo di dire fino al 2018 i conti della Abramo erano del tutto positivi e i progetti erano di ulteriore espansione anche attraverso acquisizioni. La crisi nasce principalmente da una riduzione del fatturato drastica e concentrata in poco tempo nel 2019 da parte di Telecom Italia, cosa che non ha consentito ad Abramo di ridimensionare la propria struttura dei costi in maniera proporzionale. In senso generale anche lo sbilanciamento verso commesse del mondo Telco non ha aiutato perché è un settore che al di là della vicenda specifica di Telecom proietta negli anni futuri riduzioni di attività o per tagli di budget o per impiego massiccio di tecnologie che sostituiscono le attività umane.

    Le attività perse in questo periodo sono state Tiscali e Comune di Roma su cui abbiamo ben poco da rimproverarci: Tiscali ha deciso di reinternalizzare le attività mentre la vicenda del Comune di Roma è stata ampiamente commentata visto che è subentrata una cooperativa con una struttura di costo del lavoro decisamente inferiore rispetto a quella nostra, applicando noi il contratto delle Telecomunicazioni. La definirei semplicemente concorrenza sleale tollerata dallo stato”.

    I lavoratori, che sono oltre 4mila, di cui 3mila solo in Calabria sono preoccupati per il loro futuro ma in tanti attendono risposte anche per questioni relative al presente, ovvero sulle spettanze arretrate. Cosa si può dire a questo proposito? La situazione si è sbloccata o comunque si sta per sbloccare?

    “Premesso che il concordato ha “congelato” le retribuzioni anteriori al 30 ottobre e a quel momento non ancora liquidate e premesso che per normativa non le possiamo liquidare fino alla fine del concordato, per dare continuità retributiva alle persone abbiamo anticipato al 20 novembre circa il 50% delle spettanze di novembre e andremo a conguagliare il 100% entro il 7 dicembre.

    La data del 20 è già passata e abbiamo mantenuto quanto annunciato. Questo credo che abbia dato una pur minima tranquillità sul presente. Per dicembre stiamo impostando un processo simile e comunicheremo i dettagli nelle prossime settimane. Ovviamente l’obiettivo è assicurare un Natale quanto più sereno possibile convogliando sulle retribuzioni in modo prioritario gli incassi dei nostri clienti.”

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