Basso Profilo e il grigio che confonde Catanzaro

Secondo le ipotesi dell’ultima inchiesta della procura, l’area del compromesso al ribasso tra politica, imprenditoria e professioni si allarga sempre di più, consegnando la città a una sorta di malinconica rassegnazione

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    “Basso profilo” un corno. Nel nominare le inchieste c’è chi ha il gusto dell’iperbole e chi della metafora. Questa volta gli inquirenti hanno scelto l’ossimoro concettuale, assegnando l’aggettivo basso a qualcosa che invece sta molto in alto. Come ha specificato un dirigente nazionale della Dia nel corso della conferenza stampa nell’aula della Corte d’appello di Catanzaro, di basso profilo non c’è nulla, poiché nello stesso calderone c’è la politica, c’è l’imprenditoria, ci sono le professioni.

    E c’è anche lo Stato, nella figura di un “servitore infedele” del corpo della Guardia di Finanza, luogotenente Ercole D’Alessandro ora in pensione, al quale, il procuratore Gratteri ha concesso il privilegio di lavare i panni sporchi in famiglia indagando al suo interno nel più assoluto riserbo. I politici coinvolti, gli imprenditori indagati, i professionisti raggiunti dalle cautele restrittive, nell’inchiesta portata avanti dalla procura distrettuale coordinata da Nicola Gratteri, sono di prim’ordine e, per la maggior parte di loro, anche al centro delle recenti cronache nel loro ambito di attività.

    Iniziando da Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell’Udc, che per poco, probabilmente per l’intervento diretto e perentorio di Silvio Berlusconi, non è entrato nel novero raccogliticcio dei “costruttori” per garantire vita al Conte II, forse addirittura nelle vesti di ministro. Sarebbe stato un bel guaio, anche dal punto di vista procedurale, sostenere un governo mentre gli uomini della Dia perquisiscono l’appartamento privato romano del “costruttore” alla ricerca di riscontri congeniali all’accusa, mossa a Cesa, di associazione a delinquere semplice.

    Scendendo giù per li rami, l’accusa si complica per Francesco Talarico, segretario regionale dell’Udc, perché per lui il gip ha disposto gli arresti domiciliari inquadrando la sua responsabilità nel 416 bis del codice penale, associazione a delinquere aggravata, e 416 ter, scambio politico elettorale. Talarico è assessore al Bilancio e al Personale della giunta regionale della Calabria guidata dal facente funzione Antonino Spirlì.

    Non un assessore marginale, quindi, e tra l’altro, il più navigato ed esperto politico tra i componenti di giunta, avendo ricoperto tra l’altro nella IX legislatura regionale il ruolo di presidente del Consiglio. Per gli effetti della cosiddetta “legge Severino” nei confronti degli amministratori locali destinatari di misure coercitive in base agli articoli 284 e seguenti del codice di procedura penale, per lui scatta la sospensione prefettizia dalla carica, se non preceduta dalle dimissioni. Cosa comporti ai fini della stabilità di giunta è ancora da decifrare: è un governo in prorogatio in attesa di essere rinnovato per elezioni anticipate all’11 aprile, per cui a termine. Molto probabile l’assunzione a interim della delega o una nomina tecnica in due postazioni che non possono rimanere vacanti.

    Ancora scendendo nell’albero sul cui tronco si incide vistosamente il simbolo scudocrociato, si arriva a Tommaso Brutto, fino a dicembre scorso consigliere comunale di Catanzaro e capogruppo dell’Udc, del resto, all’epoca, composto da un solo componente: Per lui e per il figlio Saverio, il gip ha ordinato gli arresti domiciliari. In seguito alle dimissioni di Brutto, coinvolto con un profilo più sostanzioso rispetto ai colleghi consiglieri nell’inchiesta “Gettonopoli”, il gruppo Udc si è rimpolpato fino a raggiungere i tre componenti: dopo Giovanni Merante e Antonio Trififletti, che hanno lasciato il Misto, si è accodato Enrico Consolante, proveniente dal gruppo “Catanzaro con Sergio Abramo”.

    L’affacciarsi quasi dal nulla (Brutto in Consiglio era ormai una presenza rara, tanto da rischiare la decadenza per prolungata assenza) di un gruppo viceversa sostanzioso e deciso a incidere sull’andamento dei lavori e a proporre un nuovo equilibrio di maggioranza era sembrata la novità più consistente dello scorcio ultimo del quarto mandato Abramo. L’aggregazione intorno all’Udc si era inverata nel nome di un approccio “moderato, cattolico e liberale” e faceva affidamento su un partito di rinnovate ambizioni numeriche e rappresentative. Oggi, davanti a Giovanni Merante, segretario provinciale appena nominato da Talarico, si aprono interrogativi probabilmente non considerati.

    Continuando l’esplorazione dell’albero setacciato da “Basso profilo”, ci si imbatte alla prima diramazione utile nel figlio di Tommaso, Saverio Brutto, consigliere e assessore comunale, delega al Turismo, di Simeri Crichi, anch’egli agli arresti domiciliari per effetto dell’ordinanza del gip. Senza entrare nello specifico dei capi di imputazione, evidenziati in altra parte del giornale, qui si deve ricordare come Saverio Brutto è componente della struttura tecnico-organizzativa del presidente della Provincia di Catanzaro, Sergio Abramo.

    Fin qui la politica. Ma egualmente colpita al cuore è la cosiddetta società civile. Uno dei più noti titolari di studio notarile di Catanzaro, forse il più conosciuto e in auge, Rocco Guglielmo, è stato colpito dalla misura di interdizione per un anno dall’esercizio della professione e dall’obbligo di dimora fuori Catanzaro. Guglielmo è notissimo in città e fuori, non fosse altro per la sua antica attività di estimatore e collezionista d’arte. Ha presieduto negli anni scorsi l’Accademia di Bella Arti cittadina, attualmente guida la Fondazione a lui intitolata ed è direttore artistico del Marca, il museo d’arte di proprietà della Provincia che ha al suo attivo, e grazie soprattutto all’apporto organizzativo di Guglielmo, innumerevoli ed eccellenti mostre individuate fra i più quotati artisti nazionali e internazionali.

    L’imprenditore Antonio Gallo, attivo nel campo dell’antiinfortunistica e degli appalti di servizi, con appariscente sede a Sellia Marina è al centro dell’inchiesta. Più defilato, ma non meno eclatante, il coinvolgimento dell’imprenditrice crotonese Glenda Giglio, ramo servizi privati di vigilanza. Non un nome qualunque: è presidente territoriale del gruppo di Crotone dei giovani imprenditori aderenti a Unindustria Calabria. Per non farsi mancare nulla, una propaggine dell’inchiesta, con la misura accordata degli arresti domiciliari, ha raggiunto Francesco Mantella, direttore del Consorzio di bonifica Ionio catanzarese.

    Questo è il quadro generale, nelle sue tinte più forti e meno attese, dipinto dall’inchiesta “Basso profilo” coordinata dal procuratore Gratteri. Siamo al primo passaggio, l’iter giudiziario è ancora lungo e necessita di altre valutazioni e di giudizi superiori. Quindi è bene attendere gli sviluppi successivi prima di esprimere un giudizio nel merito, se mai un giornale sia titolato ad emetterlo, come in effetti non è.

    Si può però considerare come la città di Catanzaro, nel giorno in cui qualcuno tenta di proporne la possibile investitura a capitale della Cultura con tutto il prontuario arcobaleno dei colori che questo potrebbe comportare, si riveste con rassegnata malinconia del colore compromissorio per eccellenza, quel grigio che denota la penombra, il favorire l’interscambio tra il consentito e l’illecito, l’area, per dirla con Gratteri, nella quale politica, imprenditoria e professioni sembrano avere raggiunto un triste accordo al ribasso.

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