Sant’Anna Hospital, il grido d’aiuto dei vertici al Capo dello Stato

"In questo mese di inattività circa 300 procedure sono state bloccante condizionando un aumento della mobilità"

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    I vertici del Sant’Anna Hospital s’appellano al presidente della Repubblica, al ministro della Salute, al presidente della Regione, al commissario ad acta, al viceministro, al commissario straordinario dell’Asp,  al direttore generale del Dipartimento Salute, alla struttura commissariale dell’Asp, al direttore sanitario e a tutti i parlamentari calabresi.

    La lettera è a firma del presidente del Cda, Gianni Parisi e del direttore sanitario Soccorso Capomolla, i quali chiedono un incontro per capire le motivazioni di una crisi che appare irreversibile.

    “A seguito dell’attuale difficile fase gestionale del Sant’Anna hospital – si legge nella missiva . e di un corto circuito istituzionale sulla catena delle responsabilità decisionali, vigilia di Natale è stato ordinato dall’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro che “il Sant’Anna Hospital di Catanzaro non potrà erogare prestazioni con onere a carico del servizio Sanitario Regionale”.

    “Tale decisione, irrituale in termini di contenuti (Poiché non sono intervenute, ancora, le condizioni previste dall’art 9 di cui alla legge n. 24 del 2008 per la sospensione ad oras dell’autorizzazione all’esercizio,) e forma (non è stato emesso decreto di revoca formale dell’accreditamento da parte del dirigente generale del Dipartimento della regione Calabria) ha creato una grave condizione di rischio sulla sanità pubblica, soprattutto in questa fase di crisi della sanità ed emergenza pandemica  con l’interruzione di un servizio di pubblica Utilità.  Il Tar regionale riconoscendo tale distorsione ha annullato il provvedimento dell’Asp riattivando l’accreditamento del Sant’Anna Hospital. Tuttavia, permane il blocco delle attività a causa della mancanza di liquidità conseguente ai mancati ristori delle prestazioni legittimamente ed appropriatamente erogate per il 2020. Nessuna comunicazione istituzionale è pervenuta alla Direzione dopo la sentenza del Tar Calabria.  In questo mese di inattività – si legge, ancora – circa 300 procedure sono state bloccante condizionando un aumento della mobilità passiva e disagio al caregivers. Nonostante siano state ottemperate tutte le prescrizioni richieste delle competenti commissioni, e nonostante siano state effettuate decine di richieste di incontro, a tutt’oggi assistiamo a riunioni della struttura commissariale con i sindacati, evitando ogni confronto con il nuovo consiglio di amministrazione dell’azienda”.

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