Gli scavi della Mazzini alla Commissione consiliare Cultura

Ascoltato l’archeologo Tommaso Scerbo sul valore storico e documentale del sito che merita attenzione

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    Ha avuto un seguito istituzionale il rinvenimento dei resti di epoche passate nel cantiere inattivo della scuola media Mazzini, nel centro storico di Catanzaro, a metà strada tra i due antichi quartieri della Stella e della Maddalena, di cui Catanzaroinforma aveva dato notizia una settimana fa in un articolo molto letto e commentato (Tommaso Scerbo, archeologo: “Sotto il cantiere fermo della “Mazzini” ci sono evidenti tracce del passato” – CatanzaroInforma). Tra i lettori interessati occorre, evidentemente, annoverare i componenti della Commissione consiliare Cultura e il loro presidente, Rosario Lostumbo, che questa mattina nella Sala concerti di Palazzo De Nobili hanno voluto ascoltare da Tommaso Scerbo il resoconto della scoperta per trarne le opportune valutazioni e intraprendere le eventuali iniziative. Scerbo è il giovane archeologo che nel mese di maggio scorso, in circostanze del tutto fortuite ha localizzato negli scavi del cantiere, fermo ormai da anni, testimonianze di attività e presenze umane risalenti a un arco di tempo molto ampio, dall’epoca tardo romana al sedicesimo secolo: fondamentalmente parti di ceramiche, frammenti vitrei, residui di strumenti e suppellettili anche in ferro, tutti di foggia incontestabilmente antica, oltre a un elevato campionario di ossa, intere o parcellizzate. Di tutto quanto Scerbo, archeologo giovane ma già molto esperto, ha ampiamente e subitamente messo al corrente la Soprintendenza regionale e il Nucleo di Tutela del patrimonio culturale dei carabinieri, di stanza a Cosenza, competente per tutta la Calabria. Di tutto è stato redatto regolare rapporto consegnato alla procura del capoluogo, come da prassi, anche alla luce delle risultanze di un sopralluogo congiunto effettuato dai militari e dagli esperti della Soprindentenza che hanno rilevato la presenza di frammenti di materiale di epoca medievale, ritenendolo di non rilevante interesse archeologico, mentre le ossa presenti sono state refertate come di provenienza animale, in particolare suina.

    Per togliere di mezzo ogni fraintendimento, Scerbo in Commissione ha dichiarato di non avere da obiettare sulla natura non umana delle ossa, perché così ha stabilito dall’esame antropometrico effettuato dalla Soprintendenza. Né vuole montare un caso che non esiste, sul valore del ritrovamento che certo non vuole testimoniare la presenza di un sito archeologico strutturato, tale da portare in ultima istanza al rinvio dei lavori che già di per sé languono. Così come smentisce, l’archeologo, uno scarso interesse della Soprintendenza Abap (Archeologia, Belle arti e paesaggio) che, invece, da parte della funzionaria competente Paola Caruso, ha svolto con celerità ogni opera di valutazione e di sorveglianza sulla zona interessata, anche teleassistita. Il responso della Soprintendenza non toglie nulla al valore storico e documentale del ritrovamento, che testimonia la presenza di un nucleo urbano corrispondente alle origini medievali della città e alla sua evoluzione storica, meritevole di essere in qualche modo tutelato e conservato.

    Scerbo alla domanda conseguente dei consiglieri commissari, su cosa fare, ha evocato la possibilità di effettuare saggi di scavi all’esterno della pianta dell’edificio scolastico, nel tratto di giardino che intercorre tra la scuola e il muro di contenimento che la separa dalla sottostante via Carlo V. Oltre naturalmente alla conservazione dei resti già ritrovati negli scavi e nel materiale di risulta ammucchiato ai bordi. Ma l’insegnamento principale che si può trarre dalla vicenda, e trasferito da Scerbo ai consiglieri, è la necessità di uniformare alla normativa vigente di sorveglianza archeologica ogni lavoro pubblico che in ambito urbano comporti scavi anche non profondi. È un obbligo riportato anche nel Codice degli appalti che, se rispettato, toglierebbe molta materia del contendere e del fraintendere tra economia e archeologia all’inizio e in corso d’opera.

    Non si è trattata di una esposizione meramente tecnica. Tommaso Scerbo, con l’aiuto di un filmato descrittivo del sito e dei reperti, ha trasferito agli attenti consiglieri, presenti al gran completo, tutto l’entusiasmo dello scopritore di cose antiche, corroborato dall’emozione di trattare di reperti riguardanti la sua città, anzi il quartiere in cui risiede. Lostumbo e i colleghi consiglieri commissari hanno mostrato grande interesse, assicurando i passi amministrativi necessari all’adeguata valorizzazione e tutela del sito, anche nel contesto particolare in cui si trova, nell’ambito di un’opera pubblica il cui iter è stato e continua a persistere nell’incertezza e nell’indeterminato, tra sospensioni dei lavori, contenziosi e nuove progettualità. Primo passo, previa autorizzazione di Soprintendenza e Settore comunale delle Opere pubbliche, sarà la visita che i componenti della Commissione effettueranno, probabilmente nella prossima settimana, sul luogo del ritrovamento, accompagnati da Tommaso Scerbo, archeologo catanzarese.

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