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La Dia: “Significativa influenza criminale sulle pubbliche amministrazioni che non si costituiscono parti civili nei processi contro la ‘ndrangheta”

Resi noti i risultati delle attività investigative nel semestre Gennaio- Giugno 2020

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    Pubblichiamo per intero la parte relativa alle organizzazioni criminali operanti nel catanzarese, contenute nella Relazione Dia sulle attività svolte tra gennaio e giugno 2020

    Nel Distretto di Corte di Appello di Catanzaro già da tempo si osserva un costante ricambio generazionale all’interno delle consorterie mafiose dovuto alle numerose attività investigative e ai conseguenti risultati operativi che hanno portato alla decimazione dei capi storici. Anche nel semestre in parola la criminalità organizzata del territorio si è conferma tra le più temibili ed è stata ampiamente documentata la capacità di penetrazione delle sue cosche nei più svariati contesti sociali, economici e politico-amministrativi, laddove sempre più raffinata emerge l’intuizione per gli affari. L’indagine “Rinascita-Scott”, del dicembre 2019,  ne è emblematico esempio.

    L’influenza criminale nelle PA che non si costituiscono parte  civile

    Significativo dell’influenza criminale sulle pubbliche amministrazioni è l’aspetto secondo cui gli Enti Locali (Comuni, Province e Regioni) preferiscono non costituirsi parte civile nei processi contro la ‘ndrangheta restando così fuori dalle aule e dagli eventuali risarcimenti dovuti come danno morale o materiale.

    Il modus operandi tipico con il ricorso alla forza d’intimidazione e la violenza, si coniuga agevolmente all’approccio diretto verso il mondo imprenditoriale e politico, così come affermato dal Procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri: “…i rapporti tra ndrangheta e politica sono divenuti sempre più stringenti, mano a mano che passano gli anni e i decenni, si ha una sempre maggior penetrazione della criminalità organizzata calabrese nella pubblica amministrazione e una commistione sempre più stringente con la politica, è spesso la politica sottomessa alla ‘ndrangheta…”.

    Mafia Albanese e magrebina

    Analizzando le diverse attività illecite dei sodalizi criminali del Distretto si evidenziano i rapporti ben collaudati con la criminalità organizzata albanese e maghrebina, finalizzati, in particolare, all’approvvigionamento di marijuana dall’est Europa e dal nord Africa. Inoltre, le relazioni sapientemente intessute negli anni con i maggiori esponenti della criminalità messicana e colombiana risultano tuttora funzionali all’approvvigionamento di cocaina.

    La sudditanza dei Gaglianesi e degli zingari alle cosche crotonesi

    Passando alle singole province del Distretto catanzarese la mappatura della criminalità organizzata nella città di Catanzaro e nella sua provincia ha evidenziato l’operatività e la costante presenza dei clan conosciuti come i GAGLIANESI e gli ZINGARI, operativi nelle zone meridionali urbane, unitamente alla cosca GRANDE ARACRI di Cutro, tutti sempre fortemente attivi nel campo dell’imprenditoria.

    Genesi e la corruzione di parte della magistratura

    L’influenza della criminalità organizzata nel tessuto politico e amministrativo locale, documentata dalle plurime attività investigative degli ultimi anni, consente di affermare come l’indirizzo della governance locale venga orientata dalle cosche. Al riguardo ne sono testimonianza gli esiti dell’operazione “Genesi” coordinata dalla DDA di Salerno ed eseguita dalla Guardia di finanza il 15 gennaio 2020, che hanno aperto un inquietante spaccato su presunte vicende corruttive in atti giudiziari coinvolgendo un magistrato e due avvocati calabresi. Complessivamente sono stati arrestati n. 8 soggetti con l’accusa di associazione di tipo mafioso, estorsione, abuso d’ufficio, traffico di influenze illecite, omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale, accesso abusivo a un sistema informatico o telematico, reati tutti aggravati dalle modalità mafiose. Le indagini, avviate nel 2018, hanno ricostruito una “sistematica attività corruttiva” atteso che al magistrato sarebbero stati chiesti “favori” diretti a vanificare, con assoluzioni e riduzioni di pena, sentenze di condanna pronunciate in primo grado dai Tribunali del Distretto di Catanzaro, misure di prevenzione già definite sempre in primo grado, ovvero ancora caducare provvedimenti ablativi nell’ambito della normativa antimafia, sentenze in cause civili e accertamenti tributari. In cambio, e a più riprese, sarebbero state assicurate consistenti somme di denaro in contanti e oggetti preziosi, beni di varia natura e altre utilità, tra le quali anche prestazioni sessuali. Risulta figura fondamentale dell’indagine anche un ex dirigente dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza il quale, oltre a “stipendiare” mensilmente il togato per assicurarsene un “asservimento stabile”, si sarebbe prodigato per procacciare nuove occasioni di corruzione, proponendo decisioni favorevoli a imputatati condannanti in primo grado così come a soggetti soccombenti in cause civili1. Accertamenti bancari svolti dalla Guardia di finanza nei confronti del magistrato hanno delineato una situazione di “sofferenza finanziaria…cronicizzata e assolutamente non risolvibile nel breve periodo”, ragione per cui il togato si trovava “stabilmente nella necessità di procurarsi disponibilità, oltre allo stipendio di magistrato ed ai compensi quale giudice tributario, di somme di denaro contanti, atta a mantenere l’elevato tenore di vita”.

    Il consumo di droga e l’operazione Oro Verde

    Più in generale, tenendo presente il particolare momento storico e le restrizioni imposte per il contenimento del Covid-19, anche nel Distretto è stato avvertito un ridimensionamento del fenomeno dello spaccio di droga consistente principalmente nella vendita di eroina, in ragione del suo minore costo rispetto alla cocaina. Al riguardo, nell’ambito dell’operazione “Oro verde”, il 30 maggio 2020 i Carabinieri hanno arrestato un imprenditore e sottoposto a sequestro una serra localizzata in un vivaio di Sellia Marina ove un’area di 3 mila mq era stata adibita a piantagione di cannabis indica, con circa 10 mila piante già in stato avanzato di sviluppo. La serra era dotata di un impianto automatizzato per l’irrigazione delle piante e ventilatori di grossa potenza per assicurare la circolazione dell’aria e garantire il mantenimento delle temperature e dell’umidità necessari per lo sviluppo della cannabis. Si tratta di uno dei sequestri più significativi effettuati nella provincia negli ultimi anni, per quanto concerne la coltivazione di piante di canapa, la cui immissione nel mercato della droga avrebbe fruttato un guadagno di circa 9 milioni di euro. L’imponente sequestro non fa escludere l’interesse della criminalità organizzata nella gestione della piantagione

    Le estorsioni e l’usura soprattutto nel territorio lametino

    Infine, da non dimenticare le attività connesse alle estorsioni e all’usura che, oltre a generare ingenti flussi finanziari, continuano ad essere utilizzate per controllare in modo capillare le aree di competenza attraverso la pressione impositiva del pizzo esercitata sulle attività commerciali ed imprenditoriali. Oltre all’infiltrazione dell’economia legale attraverso la progressiva acquisizione di imprese “pulite”, conseguenza inevitabile delle attività estorsive e usurarie è la forte alterazione della libera concorrenza. Tra gli strumenti maggiormente utilizzati dalla criminalità organizzata per indurre imprenditori e commercianti a pagare il “pizzo” vi è il ricorso ad atti intimidatori posti in essere con varie modalità. Ne è dimostrazione l‘ordinanza di custodia cautelare in carcere del 31 gennaio 2020, eseguita dalla Polizia di Stato a Lamezia Terme, nei confronti di un noto esponente della famiglia NOTARIANNI – alleata dei GIAMPÀ – e di suo figlio, ritenuti responsabili di estorsione consumata e di tentata estorsione aggravate dal metodo mafioso. L’attività investigativa diretta dalla DDA di Catanzaro ha fatto emergere che gli indagati, con minacce esplicite, costringevano la loro “vittima” a realizzare la fittizia vendita di un appezzamento di terreno a destinazione agricola per poi costruirvi un manufatto da destinare ad abitazione. In particolare, i due si sarebbero recati in più occasioni presso l’esercizio commerciale dell’imprenditore, titolare del terreno, intimandogli di intestare alla compagna del sodale più giovane parte dello stesso appezzamento di terreno mediante una simulata compravendita da formalizzare presso un notaio senza alcun reale corrispettivo. Proprio con riferimento al territorio lametino, le indagini degli ultimi anni danno conto di una ripartizione in tre aree di interesse da parte dei vari clan locali. La prima vede l’operatività della cosca IANNAZZO-DA PONTE-CANNIZZARO (presenti nei territori di Sambiase, Sant’Eufemia e sul litorale nei comuni di Curinga e Nocera Torinese), la seconda dei TORCASIOCERRA-GUALTIERI (egemoni nel centro storico di Nicastro e in località Capizzaglie) e l’ultima dei GIAMPÀ (presenti nel restante territorio di Nicastro). Nel contesto, forti risultano i legami tra i sodalizi locali e la famiglia MANCUSO di Limbadi (VV) e consolidati i rapporti tra i CERRA-TORCASIO-GUALTIERI e le ‘ndrine di San Luca (RC).

    Le famiglie di mafia attive nella Presila, a Cropani e nel Soveratese

    In linea generale, la mappatura criminale della provincia vede, per il versante ionico, le famiglie PANE-IAZZOLINO di Sersale e CARPINO-SCUMACI-BUBBO , attive nella zona nota come “della Presila catanzarese”, mentre nell’area di Botricello sono presenti i MANNOLO – TRAPASSO-ZOFFREO. Le famiglie CATARISANO-ABBRUZZO-GUALTIERI-COSSARI .

    Il 6 maggio 2020, a Cropani (CZ), grazie alla denuncia di un commerciante locale i Carabinieri hanno avviato una indagine che ha portato all’arresto di 3 persone, originarie di Isola Capo Rizzuto (KR) e contigue alle cosche del crotonese. Avevano approfittato dello stato bisogno e delle difficoltà economiche della vittima – che doveva sostenere spese anche per cure mediche di familiari – sottoponendola al giogo dell’usura. Partendo da un prestito di 4 mila euro, l’uomo è stato costretto a restituirne 20 mila con tassi usurai pari al cento per cento annui. L’8 maggio 2020, a Guardavalle (CZ), i Carabinieri hanno tratto in arresto due coniugi, vicini alla cosca GALLACE, con l’accusa di usura ed estorsione, in danno di due commercianti locali. Contestualmente è stato eseguito il sequestro preventivo di beni mobili e immobili riconducibili agli indagati, siti nei comuni di Guardavalle, Soverato e Nettuno (RM), per un valore complessivo di oltre 100 mila euro.

    Nel soveratese si conferma la presenza della cosca GALLACE di Guardavalle, oltre ai SIAPROCOPIO-TRIPODI. Nei comuni di Chiaravalle e Torre di Ruggiero (area delle  Preserre) risultano operanti le famiglie IOZZO-CHIEFARI.

    Gli infedeli della Pubblica amministrazione e l’operazione Lucciole e lanterne

    In ultimo, si segnala l’operazione “Lucciole e Lanterne”164 eseguita l’11 marzo 2020 dalla Polizia di Stato. Pur non documentando connessioni con la criminalità organizzata l’inchiesta ha dato conto del coinvolgimento criminale di appartenenti infedeli alla pubblica amministrazione. Le indagini, infatti, hanno disarticolato, con l’esecuzione di una misura cautelare a carico di 7 soggetti, una associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina attraverso l’organizzazione di matrimoni di comodo e il confezionamento di ulteriore documentazione falsa.

    Prendendo spunto da una segnalazione su alcune pratiche anomale riguardanti cittadini cinesi, partita proprio dall’Ufficio Immigrazione della Questura di Catanzaro, è stata fatta luce su una struttura bene organizzata che, oltre al rilascio “facile” dei permessi di soggiorno in favore principalmente di cittadini cinesi, ricorreva alla combinazione di matrimoni o a convivenze fittizie con italiani che si prestavano allo scopo in cambio di somme di denaro. Tra gli indagati, oltre a una cittadina cinese e un rumeno, figura un pubblico funzionario parte attiva, con gli altri indagati, nella gestione e nello sfruttamento di un giro di prostituzione di donne di diverse nazionalità, alle quali venivano procacciati clienti e messi a disposizione immobili utilizzati per il meretricio.

     

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