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Operazione Alibante, Gratteri: “La gente si fida di noi”. Coinvolto anche un carabiniere che è un vicesindaco in carica

Secondo l'accusa appoggiava esternamente gli affari illeciti della cosca Bagalà.

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    L’operazione Alibante (personaggio mitologico) della Dda di Catanzaro, che stamane ha portato in carcere 7 persone ed altre 10 ai domiciliari, è iniziata dalla denuncia di due imprenditori soffocati dalla stretta della cosca Bagalà di Gioia Tauro, egemone fino al Tirreno catanzarese. In tutto sono 43 gli indagati.

    “Le persone si fidano di noi – ha detto il procuratore Nicola Gratteri in conferenza stampa – e noi le ripaghiamo liberandole dai loro aguzzini”. Secondo quanto emerso dalle indagini la cosca Bagalà esercitava un controllo capillare del territorio compreso tra i Comuni di Falerna e Nocera Terinese, intervenendo su ogni settore strategico, in particolare quello turistico alberghiero, condizionando l’elezione degli amministratori e dialogando con cosche, anche potenti, nel resto della regione. Fino a quando appunto gli imprenditori non si sono ribellati.

    “Sono tutti quei reati tipici – ha aggiunto Gratteri -che denotano il controllo del territorio in questo caso sui Ccomuni a 15 chilometri più nord di Lamezia Terme. Questa è un’indagine durata qualche anno con epicentro nel 2017 ed è stata curata quasi in modo quotidiano dal procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla. I carabinieri con la loro professionalità hanno portato elementi tranquillizzanti, dal nostro punto di vista, sul piano della prova”.

    Gratteri ha sottolineato che “il proposito è quello di incrementare, come Procura, questo rapporto di fiducia, di non stancarci mai di rivolgerci alle parti offese, agli estorti agli usurati com’è avvenuto in questo caso nel quale abbiamo due persone che hanno denunciato. Due persone vessate, soffocate dalla famiglia di ‘ndrangheta Bagalà. Alla fine hanno avuto fiducia e si sono rivolte a noi, hanno avuto fiducia e questa loro fiducia è stata ripagata perché oggi abbiamo dato risposte alle loro domande di giustizia per le vessazioni subite nel corso di diversi anni” “Un clan ben strutturato – gli ha fatto eco il procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla – che si era costruito agganci nella pubblica amministrazione e persino tra gli uomini dello stato, fino ad essere completamente pervasiva.”.

    Coinvolti anche due ex sindaci e un vicesindaco in carica. Agli arresti domiciliari sono finiti infatti Giovanni Costanzo, 54 anni, gia’ sindaco di Falerna e in passato anche consigliere provinciale, e Luigi Ferlaino, 53 anni, ex sindaco di Nocera Terinese, entrambi comuni del Catanzarese. Agli arresti domiciliari e’ finito anche Francesco Cardamone, 40 anni, attuale vicesindaco di Nocera Terinese e carabiniere in servizio ad Amantea, in provincia di Cosenza.

    Secondo l’accusa appoggiava esternamente gli affari illeciti della cosca Bagalà. Tra gli indagati in stato di libertà c’è anche un giornalista, Pasquale Motta, direttore della testata giornalista di La C tv ed ex sindaco di Nocera Terinese che “pur non potendosi ritenere inserito stabilmente nella struttura organizzativa” secondo quanto riporta l’ordinanza della Dda di Catanzaro “di fatto svolgeva in maniera preponderante la funzione di referente politico del boss Carmelo Bagalà”. La richiesta di arresto è comunque stata rigettata dal Gip.

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