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Stessa arma dell’omicidio Pagliuso per l’intimidazione e la morte di Domenico Gigliotti

Per il dirigente Pelliccia "le varie indagini in corso ci fanno pensare ad una sorta di Bonnie e Clyde lametini"

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    Dalla truffa subita alla vendetta tramite omicidio, con incendio della vittima in auto davanti alla propria abitazione, a 3 mesi di distanza da una prima intimidazione a mano armata alla stessa abitazione.

    Marco Gallo viene individuato dalla polizia di Stato come responsabile di Domenico Gigliotti effettuato a gennaio 2015, con collegamenti anche agli altri omicidi imputati al classe ’87 tra la stessa arma in comune con quello Pagliuso, medesimo percorso con quello Mezzatesta.

    Alfonso Iadevaia, primo dirigente della squadra mobile Catanzaro, parla di «operazione frutto di una collaborazione permanente tra le varie squadre investigative, i risultati si vedono anche in casi come questi in cui si pensava di poter ripiombare in anni difficili per la città di Lamezia Terme, con decine di omicidi».

    Le indagini partono da dati incrociati: «l’ottimo lavoro della polizia scientifica ha permesso di ricostruire le varie fasi dell’omicidio, accertando che i reperti ritrovati, precisamente le ogive, in occasione del danneggiamento a casa del Gigliotti, quando un proiettile aveva colpito nell’ottobre precedente la finestra della cucina, erano compatibili alla comparazione di tipo balistico con altri delitti. Si è risaliti così a Marco Gallo, che al pari della moglie era stato truffato dalla società intestata alla moglie di Gigliotti, portando così all’intuizione di voler analizzare i tabulati telefonici riscontrando la presenza di Gallo nei pressi dell’abitazione dei Gigliotti sia in occasione dell’intimidazione che dell’omicidio».

    Si scoprono poi ulteriori dettagli di contesto: «l’arma è la stessa dell’omicidio Pagliuso, collegandosi così alle altre indagini già effettuate su Gallo, ed il legale aveva difeso i coniugi Gigliotti nella querela avanzata da Gallo dopo la truffa. Al netto di nuove scoperte, questo è il primo omicidio in ordine cronologico di quelli riscontrati».

    Angelo Paduano, vicedirigente squadra mobile, rimarca come «le nostre attività proseguono sui binari della collaborazione tra più uffici: siamo partiti dalle verosimili attinenze tra omicidi diversi per cui è indiziato Gallo; abbiamo riscontrato la presenza della stessa moto e medesima autovettura dei precedenti casi; se nei casi precedenti il contesto era quello della criminalità organizzata, in questo caso si tratta di una vendetta personale».

    Si spiega poi come «l’agenzia aveva deciso di ripagare parte del debito, Gallo aveva seguito invece la strada della querela. In fase successiva qualcosa di diverso deve essere scattato, alla base dell’omicidio ci potrebbe essere qualcosa di più per arrivare ad un omicidio così efferato con la vittima data alle fiamme davanti casa».

    Il dirigente Raffaele Pelliccia, che guida il commissariato lametino, sottolinea come «Gallo già conosceva Gigliotti, all’apparenza sembrava appartenente ad un contesto familiare irreprensibile, ma le varie indagini in corso ci fanno pensare ad una sorta di Bonnie e Clyde lametini», rimarcando come «oltre all’omicidio, l’efferatezza di dare alle fiamme l’auto con sopra la vittima ancora non morta. Le attività di indagine hanno permesso di collegare le precedenti operazioni a questa attuale».

    Si chiude così con un invito alla cittadinanza: «la denuncia dell’intimidazione è arrivata dalla famiglia Gigliotti solo dopo l’omicidio, un segnale di allarme tardivo che ci porta ad avanzare nuovamente l’invito alla cittadinanza di denunciare sempre ed immediatamente. Le attività di indagini odierne, che hanno coinvolto Lamezia Terme, Catanzaro e Reggio Calabria dimostrano come c’è un lavoro di equipe attivo».

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