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Rinascita Scott, incongruenze nelle dichiarazioni di Mancuso sull’avvocato Stilo

Chiesta una misura meno afflittiva per l'imputato

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    Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso finiscono ai raggi x. Stamattina, nell’ambito del processo Rinascita Scott, è, infatti, intervenuto l’avvocato Pietro Chiodo – in difesa dell’avvocato Francesco Stilo al tribunale penale collegiale di Vibo Valentia  – producendo una serie di documentazioni volte a dimostrare il carattere mendace e calunnioso delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia nei confronti di Stilo; le dichiarazioni  in questione erano state rese in sede di contro esame difensivo nelle precedenti udienze. In particolare la documentazione presentata attestava che Pantaleone Mancuso – padre del pentito Emanuele – non avrebbe potuto concordare e concertare alcuna falsa documentazione medica con Stilo per far ottenere al figlio Emanuele gli arresti domiciliari in quanto Pantalone Mancuso era, già da 3 anni, in stato di detenzione carceraria ininterrottamente dal 2004 fino ad ottobre 2007 e peraltro non difeso dall’avvocato Stilo. E’ stato, altresì, dimostrato con la produzione di diversi certificati che la sindrome depressiva del pentito era stata già diagnosticata in epoca non sospetta, ossia nell’anno 1997 dieci anni prima dell’arresto del pentito Emanuele (avvenuto a febbraio 2007); situazione confermata in altri certificati medici fino a aprile 2007

    Alla luce di queste cose  è stato richiesto dalla difesa la trasmissione degli atti alla Procura per l’esercizio dell’azione penale nei confronti del falso pentito. Il tribunale si è riservato. L’avvocato Chiodo ha, inoltre, chiesto la revoca o sostituzione della misura cautelare domiciliare per Stilo con una misura meno afflittiva in considerazione delle affievolite esigenze cautelari probatorie e sociali ed in considerazione delle gravi condizioni di salute dell’uomo, aggravatesi con la diagnosi di  leucemia mieloide cronica, che impone all’imputato di sottoporsi a continue visite specialistiche anche in ospedali del nord Italia.

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