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Piani terapeutici ospedale Pugliese Ciaccio: due ginecologi prosciolti e quattro rinviati a giudizio

Assolti perchè il fatto non sussiste i medici Saverio Miceli e Andrea Gregorio Cosco

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    Quattro medici rinviati a giudizio e due prosciolti. È quanto stabilito dal gup del Tribunale di Catanzaro, Paola Ciriaco, che ha rinviato a giudizio Fulvio Zullo, in qualità di direttore del Dipartimento universitario di Ostetricia e Ginecologia dell’azienda ospedaliera “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro, fino al 2017, e consulente ginecologo/oncologo fino a tutto il 2019; Roberto Noia, dirigente di primo livello nel reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’azienda ospedaliera “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro; Menotti Pullano, medico specialista in Ostetricia e Ginecologia dell’azienda ospedaliera “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro; Roberto Venturella, responsabile del centro di Procreazione medicalmente assistita avviato nell’ospedale “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro. Il processo avrà inizio il 19 aprile 2022.

    I due medici ginecologi prosciolti dalle accuse sono Saverio Miceli e Andrea Gregorio Cosco.

    “Non doversi procedere perche’ il fatto non sussiste”. E’ quanto ha deciso il Gup del Tribunale di Catanzaro nei confronti di Saverio Miceli, dirigente medico del reparto ostetricia e ginecologia dell’azienda ospedaliera “Pugliese Ciaccio” che e’ stato prosciolto dalle accuse che gli erano state rivolte. A riferirlo sono i legali del sanitario, Enzo Ioppoli e Francesco Miceli.

    Il medico era accusato di aver sottoscritto tredici piani terapeutici a favore di pazienti che non avevano fatto regolare accesso al reparto di ginecologia e ostetricia dell’Azienda sanitaria Pugliese Ciaccio, inducendo in errore l’amministrazione circa la sussistenza dei presupposti previsti dalla nota Aifa 74, nonche’ sulla regolarita’ delle procedure cliniche seguite per la relativa diagnosi.

    “Il Gup ha recepito – precisano i legali – la tesi difensiva sostenuta dagli avvocati Ioppoli e Miceli che hanno dimostrato, con il supporto di documentazione probatoria e una consulenza tecnica di parte, come in tutti i casi il dottore Miceli avesse seguito un iter clinico-amministrativo perfettamente corretto e coerente con le metodiche mediche, iter che aveva portato le pazienti a beneficiare, avendone pieno diritto, dei piani terapeutici e, successivamente, a portare a termine le gravidanze”.

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