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Fiorita: “Sulla vicenda Sacal il sindaco e presidente della Provincia decide di non parlare”

Il leader di Cambiavento: "Catanzaro contera sempre meno peso nella gestione degli aeroporti calabresi e nessuno sa perché. È inaccettabile"

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    Il silenzio è d’oro per Abramo e i suoi alleati. Sulla vicenda Sacal – scrive Nicola Fiorita leader del Movimento Cambiavento – il sindaco-presidente della Provincia ha scelto, ancora una volta, di non dire nulla, di starsene zitto come se fosse un passante e non la guida della città. Rintanato lontano dai riflettori e dal territorio che amministra, Sergio Abramo testimonia con la sua assenza e il suo silenzio il totale disinteresse alle vicende amministrative di Catanzaro: un modo di fare di per sé molto grave per un amministratore locale, ma ancora più preoccupante per la collettività se le azioni che Abramo compie – o non compie – si traducono in irrimediabili danni per il presente e il futuro della città.

    Sulla mancata ricapitalizzazione delle quote societarie detenute da Comune e Provincia in Sacal, la società che gestisce i tre aeroporti calabresi, il sindaco si è limitato ad un laconico commento, sollecitato dalla stampa, senza però fornire neanche uno straccio di spiegazione per la decisione, tutta sua, di ridurre la presenza degli enti in seno alla società.

    È evidente, infatti, che la decisione sia stata solo sua visto che in Consiglio comunale non si è mai discusso della vicenda, allora fornire una spiegazione pubblica sarebbe stato non solo corretto, ma anche moralmente obbligatorio: Catanzaro conterà sempre meno peso nella gestione degli aeroporti calabresi e nessuno sa perché. È inaccettabile.

    A ragionarci, sono solo due le motivazioni plausibili: 1) Abramo non ritiene strategica Sacal e quindi l’aeroporto di Lamezia; 2) Comune e Provincia di Catanzaro non hanno soldi da investire nel loro futuro.

    Se fosse valido il primo caso, allora dovremmo interrogarci su quali siano i ragionamenti alla base della scelta e capire il motivo per cui, invece, la città metropolitana di Reggio Calabria non veda l’ora – giustamente – di entrare in società.

    Se fosse valido, invece, il secondo caso crollerebbe tutto il castello costruito in 25 anni da Abramo: non solo è un sindaco politicamente incapace di dare una visione di prospettiva al Comune, ma è anche incapace di amministrarne i conti. D’altronde, i rilievi della Corte dei Conti hanno già sollevato molti dubbi sotto questo versante. Anche in quel caso, Abramo, aveva fatto finta di nulla e scelto la strada del silenzio, probabilmente perché non avrebbe avuto altro da dire se non chiedere scusa alla città e lasciare per sempre, assieme a chi lo ha sostenuto, la politica.

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