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La ministra Bonetti a Catanzaro: 53 milioni alla Calabria per le scuole dell’infanzia

L’annuncio al convegno su Pari opportunità e Politiche della famiglia svolto al Centro per la giustizia minorile di Catanzaro organizzato dalla senatrice di Italia Viva Gelsomina Vono

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    Elena Bonetti è ministro per le pari opportunità nel governo Draghi, così come lo è stata nel Conte II. La riconferma vuol dire che le si riconosce non solo impegno ma anche competenza nello specifico, ancor di più se si ripensa allo strappo che l’aveva portata a dimettersi dal governo giallorosso negli ultimi mesi di quell’esperienza. La senatrice calabrese di Italia Viva Gelsomina Vono, stesso partito Italia Viva, e analoga esperienza tormentata nella precedente maggioranza, componente della commissione d’inchiesta sul femminicidio e sulle violenze di genere, le ha cucito addosso un convegno dal titolo molto esplicativo di “Pari opportunità e Politiche per la famiglia”, chiamando ai saluti e all’introduzione l’arcivescovo Vincenzo Bertolone, massima autorità in Calabria di quel mondo al quale la Bonetti, ex scout nonché illustre matematica, è molto vicina. La cornice è stata l’auditorium del Centro per la giustizia minorile della Calabria di via Paglia a Catanzaro. Per forza di cose, nel discorso è entrato anche il tema del carcere e dei minori lì trattenuti. “Il messaggio – ha detto in proposito la direttrice del Centro, Angela Paravati – è quello di attenzionare questa realtà, perché dentro al carcere ci sono dei papà, ci sono dei genitori, che hanno dei bambini per i quali il papà e sempre il papà, anche se ha sbagliato. È opportuno che questo rapporto non venga meno e quindi anche per un discorso di prevenzione la richiesta è quella di avere delle strutture migliori, delle strutture adeguate affinché anche il più semplice colloquio deli bambini con i genitori non sia un fatto traumatico. Servono risorse”.

    Quando si parla di risorse non c’è migliore interlocutore del ministro al ramo. “Il diritto all’educazione nella prima infanzia è uno dei diritti fondamentali – afferma con schietto accento mantovano la ministra – è uno dei punti prioritari del Family act, del diritto all’educazione, per questo stiamo portando avanti azioni concrete. È appena uscita la prima graduatoria dei primi 700 milioni poi arriveranno i 4,6 miliardi del Pnrr, di questi tra l’altro la Regione Calabria ha avuto un risultato significativo, ci sono più di 53 milioni che arrivano per la costruzione di asili nido, per la riqualificazione di spazi educativi a partire dalla prima infanzia. Sta qui la concretezza di una comunità che parte dai più piccoli a garanzia delle pari opportunità per aiutare quell’impulso fondamentale al lavoro femminile che dobbiamo portare avanti in quelle regioni così belle e straordinarie come quelle del Sud nelle quali purtroppo il numero delle donne che lavorano è ancora troppo basso. Altro progetto importante che con la ministra Carfagna stiamo potando avanti è quello dell’introduzione dei Lep (Livelli essenziali delle prestazioni, ndr), è una delle azioni previste sempre nel Piano nazionale per l’infanzia e per l’adolescenza in cui siamo impegnati”.

    Anche Bonetti pensa al luogo in cui si svolge l’incontro, deputato al di là dei muri e delle inferriate alla giustizia minorile e al suo braccio di contenzione: “La realtà del carcere e del carcere minorile è una realtà della comunità e deve diventare sempre più il luogo della speranza, della ripartenza, della riparazione delle ferite, della ricostruzione. Ho accettato con grande piacere l’invito a discutere di come una comunità tutta intera, nell’alleanza tra le istituzioni il mondo del terzo settore e le famiglie, possa davvero rappresentare quella concretezza di pari opportunità che devono essere tutelate e garantite per tutte e per tutti a partire dai bambini, dai giovani, ai quali dedichiamo lo sforzo maggiore del nostro agire anche a livello istituzionale. Il terzo settore svolge nel nostro Paese un ruolo fondamentale da protagonista in tutti i settori non ha semplicemente un ruolo di assistenza, ma di coprogettazione e di attività. Ed è per questo, per le materie che sono di mia competenza, penso primariamente all’educazione ho voluto fortemente costruire con il terzo settore il nuovo Piano nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, e per questo stiamo sostenendo anche in modo significativo con risorse le attività educative e di educazione non formale che svolge il terzo settore, nell’ottica davvero della costruzione di una nuova comunità educante che veda nel terzo settore uno dei protagonisti e degli attori principali”.
    Non sfugge dall’orizzonte degli interventi il tema sempre angosciante e presente della violenza contro le donne.

    “Stiamo lavorando in commissione contro il femminicidio e contro le violenze di genere – ricorda la senatrice Gelsomina Vono – proprio per dare una protezione maggiore alle donne. Si parla spesso della punizione contro i rei, ma dobbiamo lavorare molto sulla protezione e sula prevenzione. Ecco perché oggi siamo qui, molte volte le famiglie di questi ragazzi vivono situazioni particolari e soprattutto le donne hanno bisogno di una protezione maggiore. Ho voluto attenzionare queste situazioni su Catanzaro e la Calabria dove ci dobbiamo muovere in modo diverso, anche lavorando su maggiori risorse per le case di accoglienza, c’è necessità di più centri antiviolenza per le donne e per i minori e le risorse vanno distribuite in modo equo. Su questo potremmo lavorare per una legge regionale migliore. Poi, pensando al contesto in cui ci troviamo, penso che occorra lavorare sulle strutture di disagio mentale perché molto minori non hanno bisogno del carcere ma di un’assistenza psicologica e in alcuni casi psichiatrica.

    Migliore sanità vuol dire anche questo, non soltanto pensare alla questione del debito”.
    Parlare di famiglia in Calabria, si spinge a dire Isabella Mastropasqua direttrice Centro per la giustizia minorile della Calabria, “si pensa a un altro genere di famiglia. La criminalità organizzata locale è organizzata per famiglie. Noi invece dobbiamo avvertire la necessità di aiutare la famiglia sana che è spesso dimenticata dai sevizi del territorio. Viviamo in una regione in cui le politiche in favore della famiglia si sono progressivamente assottigliate e di certo possiamo dire che tutti i ragazzi che entrano nel circuito della giustizia hanno alle spalle delle non famiglie”.

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