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Chiesa e ‘ndrangheta: le nuove linee guida per le diocesi calabresi

Saranno pubblicate nel giorno dell'anniversario dell'omicidio di Don Pino Puglisi. Novità anche pratiche per le processioni e i portatori delle statue

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    Il prossimo 15 settembre, anniversario dell’uccisione di don Pino Puglisi le Chiese calabresi pubblicano un nuovo testo di Linee-guida, redatte collegialmente dai Vescovi e promulgate in continuità con la Nota pastorale sulla ’ndrangheta (Natale 2014), a suo tempo seguita dai precisi Orientamenti sulla purificazione della pietà popolare, affidati ai Pastori per tradurli in norme per la propria diocesi (2015). “Sono il frutto maturo – scrive l’Arcivescovo Vincenzo Bertolone – di un cammino iniziato oltre cent’anni fa. Ormai esiste un chiaro sentire comune circa il senso dei fenomeni mafiosi locali, che peraltro sono descritti con precisione nei rapporti presentati negli ultimi anni al Parlamento italiano: L’organizzazione della ’ndrangheta […] mostra le connotazioni di una consorteria fortemente strutturata su base territoriale, ancorata ai tradizionali vincoli familiari e articolata su più livelli, facenti capo ad organismi di vertice che riescono ad orientare le linee strategiche, dirimendo al contempo eventuali controversie interne: un fenomeno risalente nel tempo, ma rivelatosi, dopo decenni di mediatica disattenzione, sicuramente al passo con i tempi, in grado di coglierne tutte le opportunità e capace di produrre potere e ricchezza […]. Le cerimonie di iniziazione e di passaggio di grado nell’affiliazione […] non esprimono puro folklore, ma rappresentano un punto di forza dell’organizzazione, dotata di un senso di identità e di appartenenza che rende il modello calabrese poco permeabile dall’esterno”.

    Le mafie si dicono al plurale, anche quando presentano una certa “regionalizzazione”. “Nel 1990, ben due Stidde agrigentine – prosegue la nota -, con il nulla osta di Cosa nostra, organizzarono l’agguato in grande stile che portò al martirio Rosario Angelo Livatino, da poco beatificato dalla Chiesa (data liturgica il 29 ottobre). L’odio dei mandanti riguardava non soltanto la preparazione tecnica e la professionalità del Magistrato, ma soprattutto il suo praticare la giustizia nella luminosità della fede cristiana, nella quale egli viveva, avendo bevuto dal papa della sua giovinezza, san Paolo VI, le novità del Vaticano II. Nel 1993 Cosa nostra decise di sopprimere don Pino Puglisi (memoria liturgica il 21 ottobre), che rappresentava agli occhi di mandanti e sicari la fede incarnata in un territorio degradato di Palermo. I picciotti cominciavano a comprendere, infatti, che il Dio in cielo è “più” onnipotente, se così si può dire, dei mammasantissima terreni. Per quanto riguarda specificamente la criminalità organizzata calabrese e la sua persistente distorsione dei valori etici, sociali e religiosi nonostante la stagione della pandemia globale, emerge nella descrizione parlamentare che non si può tralasciare la tendenza da parte degli ’ndranghetisti ad autoreferenziarsi nel contesto religioso, con l’utilizzo dei santini per le affiliazioni, con gli inchini delle Statue patronali innanzi alle abitazioni di noti boss durante le processioni o con la partecipazione rivestendo ruoli di grande visibilità a cerimonie e riti sacri”.

    Un nuovo rilevante documento collegiale dei Pastori calabresi, quello appena pubblicato, che ben s’inserisce nel più generale movimento della Chiesa Cattolica, cha ha inaugurato un Dipartimento vaticano per “liberare la Madonna dalle mafie”. Lo scopo dichiarato dalle Linee-guida dei Vescovi di Calabria è quello di promuovere e sostenere i tanti movimenti e gesti positivi delle nostre Comunità cristiane nel contrasto alla prassi ‘ndranghetista contraria al Vangelo e di indicare, con l’annuncio di liberazione da ogni forma di male, i principi etici per il superamento delle tendenze negative. Non si tratta di una presa di posizione “contro” qualcuno o qualcosa, ma di un atteggiamento e di iniziative concrete che, dicendo pane al pane e vino al vino, stigmatizzano come “scomunicati”, ovvero esclusi automaticamente dalla comunione ecclesiale, tutti coloro che si affiliano alle mafie (il plurale ormai è d’obbligo, date le tante metamorfosi degli ultimi decenni e la distribuzione mondiale degli insediamenti), nonché i loro fiancheggiatori corrotti e gli omertosi; ma non perdono mai di vista l’appello primario alla conversione del cuore. La convinzione cristiana è, infatti, che anche i più incalliti peccatori sono comunque provocati alla conversione dal Padre dei cieli e, se s’immettono, con il sostengo della comunità, in un cammino di cambiamento, riparazione e risarcimento alla società, possono sperare di ottenere il perdono di Dio. “Il Vangelo è sempre forza liberante, anche dalle mafie e dalla corruzione”, si legge nelle Linee-guida. “La Chiesa-popolo di Dio, in tutte le sue componenti, non può mai sostituirsi alle Istituzioni civili e politiche. Non siamo chiamati, infatti, a investigare le scelte di prevenzione e repressione, bensì a realizzare prioritariamente il mandato del Signore: ‘Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura’ (Mc 16,15)”. Nella prima parte, che presenta i criteri teologici e pastorali, si comprende l’atteggiamento di fondo dei vescovi: “Chiunque ostinatamente perseveri nella trasgressione di uno dei comandamenti, posti da Dio a fondamento e a custodia della vita personale e sociale dell’uomo, rimane per ciò stesso nella triste condizione di “operatore di iniquità” (Mt 13,41), oltremodo aggravata dallo scandalo eventualmente prodotto dal suo peccato, che arreca una ferita gravissima non soltanto alla vita propria, ma anche all’intera comunità. Tengano dunque sempre presente, i figli della Chiesa, che anche colui che si mantiene per tutta la vita estraneo al mondo della criminalità organizzata, e persino chi lavora attivamente per contrastarla, potrebbe essere – secondo l’insegnamento del Vangelo – in diversi modi “zizzania” che cresce accanto al buon grano seminato da Cristo Signore: è sufficiente indulgere in comportamenti oggettivamente contrari al Vangelo, per ostacolare l’edificazione del Regno di Dio e contribuire a donare vigore al regno di Satana e alla sua azione nel mondo, tesa a soffocare e distruggere nei cuori la luce di Cristo. Per questo motivo, la Chiesa non cessa mai di annunciare tutto il Vangelo della salvezza ad ogni uomo e donna, e non si stanca mai di chiamare ciascuno, personalmente alla conversione”.

    Sul piano operativo, la seconda Parte delle Linee-guida, che attendono dei decreti attuativi da parte dei singoli vescovi territoriali, rilanciano l’azione formativa (anche mediante uno speciale Corso di formazione sulle caratteristiche delle mafie calabresi, aperto a tutti) e precisano la comune prassi circa la scelta dei padrini/madrine di battesimo e di cresima, emarginando qualunque forma di “comparaggio” perseguito dai mafiosi. Grande è l’attenzione della Chiesa alla crescita e alla maturazione dei credenti mediante i percorsi dell’Iniziazione Cristiana (Battesimo-Confermazione-Eucaristia), che toccano sia i piccoli che gli adulti. In questo accompagnamento, che si attua mediante la cura da parte delle comunità parrocchiali e dei loro catechisti e catechiste, assume rilevanza l’accompagnamento peculiare dei genitori e dei padrini, sia nel momento del battesimo che nella cresima. L’antica tradizione della Chiesa vede nel padrino, scelto all’interno della comunità, colui che si affiancava alla vita del neofita, introducendolo, con la testimonianza dei costumi e le scelte morali, al senso di una vita credente. Tutti siamo chiamati a riscoprire e a far conoscere alle famiglie l’antica tradizione delle Chiese dei primi secoli, nelle quali i padrini accompagnavano genitori e bambini nell’articolato processo di catecumenato per l’iniziazione cristiana: soltanto dei credenti solidi, cristiani capaci e pronti a sostenere nel cammino della vita cristiana il neo-battezzando e confermando, bambino o adulto, offrivano a tutta la comunità la fondata garanzia di fortezza nelle prove e perfino nelle persecuzioni, che qui e là esplodevano in alcune zone dell’Impero Romano, mettendo a rischio la perseveranza nella fede creduta e vissuta. Infine, si dispone che in vista di ogni singola festa religiosa popolare, dopo avere definito il programma dettagliato della festa con l’ausilio del suo Consiglio pastorale parrocchiale e del Consiglio per gli affari economici, il Parroco presenti il programma alla Curia diocesana, per acquisire il prescritto nulla osta. Nel Programma saranno indicati i membri nominativi del Comitato per la festa, l’elenco dei luoghi nei quali si terranno le manifestazioni esterne, gli itinerari delle processioni e altre manifestazioni di culto, nel rispetto delle indicazioni già date dai Vescovi della Calabria negli Orientamenti pastorali sulla pietà popolare del 2015. Per liberare la Madonna e i Santi dai pericoli di infiltrazione mafiosa, si dispone: “I portatori della statua – previamente designati dal Consiglio pastorale parrocchiale –, siano scelti tra coloro che si siano resi disponibili, per iscritto, a una previa e seria formazione catechistica, e siano in grado di osservare un comportamento dignitoso e profondamente religioso nel corso della processione. Per evitare tentativi d’infiltrazione mafiosa, che si configurerebbero come gesti sacrileghi o criminali, è compito e responsabilità del Parroco o del Rettore della chiesa di vigilare sull’oculata scelta dei portatori o portantini di vara. Questi vanno elettivamente scelti tra i fedeli che vivono con regolarità e assiduità la vita della Parrocchia, o della eventuale Confraternita di cui fanno parte”.

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