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Nuovo anno scolastico, vecchi problemi per i pendolari della presila

Gli studenti di Cerva, Petronà, Andali e Sersale distano anche 60 chilometri dalla città capoluogo

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    Il nuovo anno scolastico  si presenta  foriero  di ostacoli  e disagi  per gli studenti pendolari della presila catanzarese. Come l’anno scorso, forse più dell’anno scorso. La soluzione indicata dal tavolo prefettizio di organizzare la didattica in presenza  su due turnazioni per garantire il distanziamento non convince  tanti genitori e  numerosi  alunni delle scuole superiori della presila catanzarese.

    Il motivo? Ci sono alunni pendolari che abitano in paesi, come Cerva, Petronà, Andali e Sersale, distanti anche 60 chilometri dalla città capoluogo e non sono serviti da efficienti servizi di trasporto pubblico.

    Ci sta che un alunno esca di casa all’alba per prendere la prima corriera e faccia rientro al tramonto con ultimo pullman. Uno scenario improponibile e le reprimende i genitori non le mandano a dire.

    Scrivono sui social i rappresentanti di un Comitato spontaneo: “ Dobbiamo ribellarci noi papà e mamme degli alunni pendolari  delle scuole superiori  . E’ inconcepibile  arrivare a poche ore  dal primo giorno di scuola e sapere  che gli istituti superiori avranno ingressi e uscite sdoppiati e differenziati di due ore. Impensabile ipotizzare che un ragazzo parta la mattina alle sei per andare a scuola e faccia ritorno alle ore 19 in realtà montane come Petronà, Cerva e Sersale. Le scuole non hanno responsabilità, la decisione è del Governo, della Prefettura, ma sanno bene che qui non ci sono le condizioni per due turnazioni  perché la Regione Calabria ha fallito sul tema trasporti. In altre Regioni, come l’Emilia, hanno fatto anche  bandi anche per i privati per garantire più corse, ma in Calabria niente. Si rischia così una figuraccia.  Il diritto allo studio non è tutelato per tantissimi studenti pendolari. E’ assurdo pensa che si possa salutare  i nostri figli all’alba per rivederli  dopo 13 ore, sapendo che avranno diverse ore di vacanza  e le trascorreranno per strada. Chi prende queste decisioni non conosce le problematiche della  scuola perché un insegnante, se così restano le cose, deve restare a scuola anche  sette ore al giorno, un genitore non sa come conciliare lavoro e sostegno ai figli, uno studente dovrà rinunciare alle occupazioni pomeridiane.  Se la politica non tutela i diritti dei nostri figli,  vorrà dire che ricorreremo ai continui permessi oppure non li manderemo proprio a scuola.”

    Il Comitato spontaneo dei genitori auspica che la Prefettura di Catanzaro riveda un provvedimento giudicato dai più improponibile e irrealizzabile.

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