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“La mia malattia e gli ‘angeli’ di Ematologia al Ciaccio”

L'esperienza di Lucia Forelli: “A 27 anni non è facile sentirsi dire: non puoi uscire, non puoi bere, non puoi andare in palestra, non puoi avere figli...”

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    L’eccellenza del reparto di Ematologia del Ciaccio non è una novità per chi vive quel posto quotidianamente o l’ha vissuto. La cura con cui chi opera in quella “speciale” corsia dell’ospedale si occupa dei malati è proverbiale. Lo raccontano le numerose cartoline che i dipendenti ricevono dai pazienti dimessi e che sono affisse in bacheca, frutto di legami che si stringono a causa delle degenze ripetute e lunghe, dovute a malattie difficili e dolorose. Saluti, più sovente ringraziamenti, per quei per piccoli “miracoli”, molti li chiamano così, che i malati hanno ricevuto, ma anche per i gesti di affetto e sostegno che non è possibile dimenticare.

    Tra loro c’è Lucia Forelli, una giovane che quando è entrata in quel reparto non immaginava quanto da quel momento sarebbe cambiata la sua vita. Anzi probabilmente pensava “è un attimo, mi fanno le analisi, esco di qui e torno alla mia vita”. Invece non è andata così. Perché la leucemia cambia il volto della tua esistenza da un secondo all’altro. Un minuto prima sei giovane e spensierata, un minuto dopo ti stanno tutti intorno, parlano sottovoce, tu sei in un letto con tubi e tubicini, isolata dal resto del mondo, e il volto dei tuoi parenti e triste. La storia di Lucia, però, non è triste, perché lei è guarita grazie alla professionalità e alla competenza dei medici dell’Ematologia del Ciaccio. “Quando si parla di Sanità nella nostra zona si sentono solo notizie negative – dice Lucia – e mi faceva piacere raccontare una storia positiva, perché anche da noi ci sono persone molto valide sia dal punto di vista professionale che a livello umano. Non mi sono trovata in una ambiente negativo, scuro e scontroso. Perché le eccellenze sono anche qui in Calabria e a Catanzaro”.

    Laureata, esame di stato appena fatto, 27 anni, la vita davanti e già al lavoro in una farmacia “mi ritrovo ricoverata in ematologia con una diagnosi di tumore al sangue” spiega Lucia. Un’esperienza molto forte, ma per fortuna “accanto a me – sottolinea – c’erano delle persone tra cui il dottor Levato, senza il quale dopo sette giorni sarei morta, e il dottor Russo, che hanno fatto in modo che non sentissi che la mia vita era finita. Grazie alla loro professionalità sono riuscita ad affrontare la malattia nel quotidiano psicologicamente. Mi hanno accolto, come una figlia”.

    Lucia Forelli
    Lucia Forelli ematologia Ciaccio

    In meno di quattro anni Lucia è stata dichiarata guarita per un tipo di Leucemia che richiede cinque anni di terapia, anche se dovrà comunque fare dei controlli periodici semestrali. “Per una ragazza – racconta – non è facile vedere il mondo fuori andare avanti e stare in ospedale. La vita cambia radicalmente. Gli obiettivi sono diversi. Ogni azione normale diventa un’impresa. Già prima del Covid portavo la mascherina e non viaggiavo su mezzi con tante persone per evitare di contrarre infezioni che potessero uccidermi. Quello che oggi tutti viviamo, io ho iniziato a viverlo un anno prima. Ero una ragazza tutta vita e la mia vita d’un tratto è cambiata. Loro sono stati bravissimi hanno ammortizzato il colpo, soprattutto quando non avevo voglia di alzarmi dal letto, quando proseguivo la cura a casa. Un messaggino, una chiamata, mi ha sempre incentivato ad andare avanti”.

    Quando la malattia ti stravolge la vita

    La leucemia è una malattia che stravolge l’esistenza di chi la vive in prima persona e di chi sta vicino. “Ci sono delle associazioni che aiutano, soprattutto le donne, dal punto di vista estetico e cosmetico, perché la terapia per la leucemia ti cambia. Però è meglio quella che morire, è meglio la terapia che imbruttisce. È pesante. Ha modificato completamente il mio aspetto. La parte ottimistica è che si tratta di una cura, ma per una ragazza non è facile sapere che i capelli non crescono, il corpo si ingrossa per la ritenzione dei farmaci, la pelle è sensibile e si macchia. A 27 anni non è facile sentirsi dire non puoi bere, non puoi uscire, non puoi andare in palestra, non puoi stare al sole, non puoi avere figli. Perché fino a che sono in atto le terapie non è consigliabile una gravidanza. Sono dei pesi da sopportare. Vivere tutto questo in un ambiente non sereno sarebbe devastante, invece al Ciaccio, con quelli che io chiamo i miei angeli, anche grazie alla vicinanza della mia famiglia che non mi ha mai abbandonato, è passato con maggiore serenità”.

    Capitolo Covid e vaccini

    L’arrivo del Coronavirus è stato un colpo su un colpo – spiega Lucia –. Noi eravamo più esposti di altri per il contagio. Vedere la noncuranza delle persone non è stato facile. Vaccinatevi e preservatevi con le mascherine non soltanto per voi, ma anche per le persone che vi stanno vicine e che non possono farlo. I pazienti oncologici sono già soggetti a infezioni gravi andando in un bagno pubblico o semplicemente con uno sbalzo di temperatura, a maggior ragione con una situazione di pandemia così grave. Io ho fatto il vaccino seguendo il consiglio dei miei medici. Il concetto chiave è proprio di non aver paura per se stessi, ma cercare di superare il timore per chi è più fragile e soggetto a problematiche di salute”.

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