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Estorsioni per gestire una casa di riposo nel bolognese, arresti anche due crotonesi

L'operazione congiunta di Guardi di Finanza e Carabinieri ha portato ad accuse per 23 indagati.

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    Erano subentrati nella gestione di un casa di riposo sull’Appennino bolognese, Alto Reno Terme, svuotando della liquidità la vecchia società, in dissesto, portandola al fallimento e creando una nuova cooperativa, utilizzando per questo alcuni prestanome. Il gruppo, presente nel territorio di Gaggio Montano, era entrato nella gestione nel 2015, secondo carabinieri e finanza, al solo fine di distrarre gli asset societari, composti dall’azienda e dall’immobile, del valore di oltre sette milioni e mezzo. Per farlo, avrebbero stipulato un falso contratto d’affitto d’azienda tra la società, appena rilevata, e una cooperativa appositamente costituita, per rendere i beni inappetibili sul mercato. Intanto, la vecchia società, oberata da debiti per 4,4 milioni principalmente verso l’Erario ed enti previdenziali e assistenziali, è stata portata al fallimento e svuotata della liquidità ancora giacente sui conti correnti. I dipendenti sarebbero stati costretti a dimettersi volontariamente dopo ripetute minacce, atteggiamenti intimidatori e prevaricazioni di vario genere: demansionamenti, mancata corresponsione delle retribuzioni e fruizione di ferie forzate. Gli stessi sono stati poi assunti dalla nuova società e, se si fossero rifiutati, sarebbe scattato per loro il licenziamento in tronco.
    L’operazione “Ragnatela” di Carabinieri e Guardia di Finanza, ha portato a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due crotonesi e a un sequestro preventivo nei loro confronti e di altre 21 persone fisiche o giuridiche per due milioni. I provvedimenti sono stati emessi dal Gip del Tribunale di Bologna, su richiesta del pm della Dda Roberto Ceroni. Le accuse, a vario titolo per 23 indagati, sono associazione per delinquere, estorsione aggravata dal metodo mafioso, bancarotta fraudolenta patrimoniale, documentale e per operazioni dolose, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, emissione di fatture per operazioni inesistenti, spendita e introduzione nello Stato di monete falsificate. Il sequestro ha riguardato due aziende lombarde e disponibilità liquide.

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