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Il Comune di Catanzaro non ha causato il danno e non deve risarcire la società ricorrente

Il Tar respinge il ricorso e la richiesta di risarcimento per oltre tre milioni di euro

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    Un’impresa del settore immobiliare, Fh Invest, si era rivolta al Tar della Calabria chiedendo un risarcimento del danno ingiusto secondo quanto previsto dall’articolo 30 del Codice del procedimento amministrativo (C.p.a.) al Comune di Catanzaro, quantificato in 3.250.000 euro, chiedendone pertanto la condanna derivante dall’illegittimo o mancato esercizio dell’attività amministrativa. Oggetto del contendere è un complesso immobiliare sito in Catanzaro, quartiere Lido, Località Casciolino che Fh Invest aveva acquisito come cessione del ramo di azienda da parte di un socio, che l’aveva acquistato il 18 maggio 2018, riportando nel verbale di assemblea societaria esplicito riferimento alla richiesta di permesso di costruire inoltrato al Comune a dicembre 2016 con successiva integrazione del 16 maggio 2018 per la demolizione, ricostruzione e ampliamento relativo al complesso immobiliare.

    Il Comune di Catanzaro, con nota del dicembre 2018, intanto aveva comunicato alla prima proprietà il buon esito dell’iter procedimentale sulla richiesta del permesso di costruire, per il cui rilascio venivano richieste alcune dichiarazioni integrative e specificati gli importi delle somme dovute a titolo di oneri concessori; con nota gennaio 2019. Con atto pubblico dell’ottobre 2019, la ricorrente ha trasferito ad altra società la proprietà del complesso immobiliare in questione, sottoponendo la compravendita alla condizione sospensiva costituita dal rilascio del Permesso di costruire entro il 31 dicembre 2019.

    La mancata comunicazione da parte del Comune sul rilascio del permesso di costruire nei termini previsti dal contratto, ha portato alla sua risoluzione per mancato avveramento della condizione sospensiva; alla ricorrente veniva comunicata, con nota del Comune del luglio 2020, l’archiviazione della pratica edilizia intestata alla proprietà originaria, contestando a quest’ultima il mancato pagamento degli oneri concessori, disponendo l’archiviazione della pratica.

    La ricorrente richiedeva il risarcimento, ai sensi dell’articolo 30 C.p.a., di tutti i danni subiti a causa del comportamento dell’amministrazione, consistenti nella perdita subita, per la risoluzione del contratto ultimo di compravendita,, e nel mancato guadagno come conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento dell’amministrazione, per un ammontare di 3.250.000 euro.

    Il Comune di Catanzaro, costituito in giudizio con gli avvocati interni Santa Durante e Saverio Molica, ha richiesto il rigetto del ricorso contestando l’impossibilità di volturare un titolo non rilasciato e per il quale non sussistevano i presupposti. Inoltre contesta il fatto che nell’atto di compravendita intercorso tra la società ricorrente e la proprietà originaria dante causa, non sia stata ceduta né menzionata la pratica edilizia in questione. Per l’amministrazione, pertanto, la richiesta risarcitoria risultava essere infondata, in quanto non dimostrato che la ricorrente ne avesse interesse, deducendo anche che la mancata concessione del titolo edilizio non era dipesa solo dall’omesso versamento degli oneri concessori, ma anche dal mutamento delle previsioni urbanistiche.

    A seguito dell’udienza pubblica del 23 novembre 2021 la Corte ha giudicato Il ricorso infondato e pertanto da rigettare. L’infondatezza nel merito del ricorso – spiegano i giudici – consegue alla circostanza per la quale la ricorrente con la sua condotta inerte ha cagionato integralmente il danno per il quale richiede il risarcimento, non avendo attivato quegli strumenti, anche giurisdizionali, apprestatigli dall’ordinamento per la cura dei suoi interessi e diritti. L’articolo 30, comma 3 del C.p.a. è chiaro nell’escludere “il risarcimento dei danni che si sarebbero potuti evitare usando l’ordinaria diligenza, anche attraverso l’esperimento degli strumenti di tutela previsti”. Dai documenti prodotti – scrivono i giudici amministrativi nella delibera – appare evidente come la ricorrente abbia richiesto la voltura della pratica inerente al permesso di costruire avviata dalla proprietà originaria in data 14 ottobre 2019. Successivamente a tale atto, la ricorrente, stante l’inerzia dell’amministrazione, non ha provveduto ad agire avverso il silenzio nei modi previsti dall’articolo 31 C.p.a., né risulta che abbia richiesto in via stragiudiziale di provvedere. Il mancato esperimento dell’azione avverso il silenzio è idoneo a spezzare quel nesso causale tra l’azione della pubblica amministrazione ed il danno arrecato, quando questo sarebbe stato evitato per mezzo del previsto rimedio. L’adozione da parte della ricorrente di una condotta non diligente, che ha cagionato il danno, invece di impedirlo, porta a ritenere infondata la domanda risarcitoria.

    I giudici evidenziano come l’archiviazione della pratica non sia dipesa solo dal mancato pagamento degli oneri concessori, ma anche dal sopravvenire, a partire dal 2017, di una normativa urbanistica contrastante rispetto a quella vigente al momento della presentazione della domanda originaria. L’articolo 14 del Dpr 380/2001 è esplicito nell’affermare che “il permesso decade con l’entrata in vigore di contrastanti previsioni urbanistiche, salvo che i lavori siano già iniziati e vengano completati entro il termine di tre anni dalla data di inizio”.
    “In questo caso – è scritto nella sentenza – si trattava di un provvedimento non ancora rilasciato, quindi a fortiori soggetto alla novella normativa, né sussisteva una legittima aspettativa della ricorrente all’applicazione delle norme precedenti, alla luce anche della circostanza per la quale la richiesta di voltura della pratica risale soltanto all’ottobre 2019, così come successiva (settembre 2019) è stata l’acquisizione della proprietà degli immobili al quale la pratica edilizia si riferiva; date tutte, come si vede, successive alla novella normativa del 2017”.

    La Seconda sezione del Tribunale amministrativo della Calabria (presidente Giovanni Iannini, referendari Francesco Tallaro e Gabriele Serra referendari, il secondo anche estensore) ha pertanto rigettato il ricorso, condannando la ricorrente alla rifusione, in favore del Comune di Catanzaro, delle spese del giudizio, oltre alle spese generali come per legge.

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