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Un presidente (ancora) in luna di miele

Occhiuto disinvolto e disarmante davanti alla Corte dei Conti: cosa pretendete di più dai miei primi quaranta giorni alla Cittadella?

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    Nel giudizio di parifica che ogni anno la sezione di controllo della Corte dei conti regionale emette in ordine alla regolarità e legittimità del rendiconto contabile approvato dal Consiglio regionale su proposta della giunta, i giudici verificano se, dove e come le poste contabili rese in sede di consuntivo collimano o discostano dalle previsioni di bilancio preventivo.

    Nel caso della Regione Calabria, non sapremmo nelle altre sedi giurisdizionali, lo scostamento è di regola evidente e anche in questo frangente, con la Corte che a Catanzaro ha emesso il giudizio di parificazione sul rendiconto generale per l’esercizio finanziario 2020, le previsioni sono state mantenute e con toni impietosi, come ha sottolineato in sede di replica lo stesso presidente Roberto Occhiuto, quando ha espresso la speranza che al termine del suo mandato quinquennale il giudizio potrà essere più clemente: “In linea generale – è scritto nella parte finale di una delle relazioni, quella resa dal referendario Tommaso Martino – la situazione contabile appare espressiva, così come osservato nei cicli di bilancio precedenti, di una non perfetta osservanza del principio di veridicità nella fase previsionale”.

    Il giudizio, come al solito, accanto alla parte destruens, demolitoria di uno dei principi inderogabili della contabilità in generale e di quella pubblica in particolare, consta di un approccio costruttivo, arrivando a sollecitare e finanche, talvolta, a suggerire agli organi legislativi ed esecutivi regionali, i correttivi da apporre. Questa volta in un certo senso, Occhiuto, forte dei suoi appena quaranta giorni di comando, ha avuto vita facile, quantomeno nel replicare senza doversi per questo cospargere il capo di cenere. Anzi.

    È stato un concetto che ha ripetuto spesso, nel controbattere morbidamente ai diversi affondo contenuti nelle quattro relazioni che hanno preceduto il suo intervento: la gestione finanziaria con particolare riferimento alla sanità (referendaria Stefania Anna Dorigo); il già citato ciclo di bilancio 2020; i fondi comunitari (relatrice Ida Contino); le società partecipate e gli enti strumentali della Regione Calabria (referendario Bruno Lomazzi); oltre che nella requisitoria del procuratore regionale Maria Rachele Anita Aronica e nel giudizio emesso infine dalla presidente della Sezione regionale di controllo, Rossella Scerbo che ha accolto in pieno le richieste del procuratore, approvando la parifica eccezion fatta per il credito iscritto in bilancio riguardante il finanziamento della Diga sul Menta, definito “inesistente”, paradigma dei famigerati “bilanci orali” di cui le Regione Calabria è andata famosa per decenni, soprattutto in campo sanitario. Ha avuto vita facile, Occhiuto, perché su gran parte dei rilievi espressi nelle relazioni, ha potuto asserire, con una certa dose di disinvoltura, di averci già pensato e di avere già posto in essere gli opportuni correttivi. Anzi.

    Su alcuni punti, riguardanti per esempio la criticità rilevata nei conti delle Aziende sanitarie e ospedaliere, laddove i giudici avevano rilevato come i consuntivi aziendali  fossero tutti orientati alla passività e non per pochi euro, ha ostentato la placida sicumera di essersi portato avanti con il lavoro, predisponendo l’orientamento verso l’Azienda sanitaria unica, o, come ama definirla, Azienda Zero, come la Coca Cola, che ha lo stesso sapore rispetto alla sorella maggiore ma fa meno male. Con la speranza che anche in campo sanitario l’Azienda Zero pur spendendo ugualmente lo farà con meno danni rispetto ai decenni trascorsi, tra cui l’ultimo in regime commissariale regressivo. Il presidente Occhiuto ha anticipato che porterà la proposta in Consiglio regionale fin da martedì prossimo, in questo confortato dal cenno d’assenso del presidente dell’Assemblea regionale Filippo Mancuso, seduto in prima fila.

    Lo stesso, si potrebbe dire per gli altri punti dolenti, come le Partecipate regionali, per due delle quali, anzi, i fiorenti contenziosifici Calabria Verde ex Afor e Corap, ha già chiesto la liquidazione coatta. Ha poi lasciato intendere di essere sì, erede diretto della stirpe inefficace dei Commissari ad acta, ma di essere fatto di tutt’altra pasta e di avere in dotazione ben più sprint dei predecessori, come confermato dalle assicurazioni ricevuta sulle discrezionalità di nomine, sulla potestà riformatrice del piano sanitario, sull’inefficacia biennale dei pignoramenti presso le casse disastrate delle Aziende. Di più, ha inteso ribadire più volte Occhiuto, quasi un ritornello che ricordava “I Cento giorni e le cento notti” di Caterina Caselli, “cosa avete a pretendere dai miei primi quaranta giorni alla Cittadella?”. Se mai, si accettano scommesse sulla tempistica doppia, quanto bastò al gentleman inglese Phileas Fogg per compiere “Il giro del mondo in ottanta giorni” e incassare le ventimila sterline del premio. Siamo o non siamo nella “Calabria che non t’aspetti?”.

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