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Catanzaro, Violenza contro le donne: incontro al De Nobili, percorsi di “rinascita”

I ragazzi hanno ascoltato la storia di una vittima cieca dopo l'aggressione e il racconto della mamma di Giulia Galiotto, uccisa dal marito

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    Una mattinata intensa quella che hanno vissuto i ragazzi del Liceo delle Scienze umane “De Nobili” di Catanzaro che ha analizzato la tematica della violenza sulle donne senza orpelli, senza clamori, ma direttamente, centrando il fulcro della questione con “Testimonianze, riflessioni e percorsi di rinascita”: la violenza contro le donne non riguarda solo chi la vive, è un fenomeno che abbraccia la società e deve spaventare tutti perché distrugge la vita di chi la subisce, di chi la assiste e quindi di chi sta loro intorno, oggi, domani e per sempre. Quando quella vita rimane e non viene spezzata dalla mano che fino a ieri donava carezze.

    A dar voce a questi racconti due donne la cui vita è segnata dalla violenza e dal femminicidio: Fernanda Flamigni oggi cieca dopo un colpo di pistola sparato dal marito e che sotto quella stessa violenza nel ’96 ha visto morire la sorella, l’ultima cosa che i suoi occhi hanno visto. Giovanna Ferrari, madre di Giulia Galiotto, uccisa a 30 da un marito frustrato non in grado di darle un figlio che ne inscena il suicidio per farla franca e che il giudice condanna, sì, ma non con una pena esemplare. Due donne che dopo uno strappo così forte dalla vita precedente, vanno avanti. Chi, Giovanna, per una giustizia mancata, sperando che quella giustizia riesca a trovarla qualcun altra, parlando a chiunque di violenza, di quello che c’è dietro a certi gesti e dietro ad una società abituata a consentire all’uomo troppo. Chi, Fernanda, scrivendo un libro, annullando anche alla Sacra Rota il suo primo matrimonio, trovando un nuovo amore, fidandosi ancora della vita e di un uomo, perché non sono tutti uguali, ma al primo campanella d’allarme bisogna fuggire.

    Ad interloquire con loro, dopo il saluto del dirigente Angelo Gagliardi e della docente organizzatrice, Elena Maida, Tiziana Corica del centro antiviolenza che ha spiegato come spesso “le donne che si rivolgono a loro capiscono che i segnali di violenza erano presenti molti anni prima della violenza agita e della denuncia” e che “esiste il completo anonimato sulle vittime che vengono sempre più frequentemente in rifugi protetti insieme ai minori se ci sono”; Giulia Anna Pucci e Simone Rizzuto, presidente e vicepresidente dell’associazione “La voce della legalità” che hanno raccontato, Giulia anche come componente della Commissione Pari opportunità della Provincia di Catanzaro, quello che è il percorso delle donne, la loro difficoltà e il nuovo codice rosso a loro tutela.

    L’incontro è stato anche spunto di riflessione sulla letteratura e la violenza. Sia Fernanda Flamigni che Giovanna Ferrari sono autrici di libri. “Non volevo vedere”, la prima, “Per non dargliela vinta. Scena e retroscena di un uxoricidio” e “Chat in rosa” la seconda. Questo ultimo scritto insieme alla docente attivista, Maria Rosaria De Simone, che ha raccontato agli studenti come la violenza, dagli stupri (narrati da Verga, scrittore cronista per eccellenza) ai femminicidi (anche se prima avevano un altro nome e ssi nascondevano dietro al delitto d’onore, scomparso solo nel 1981) appartengano alla nostra narrativa fin dal 1300. L’esempio più significativo è Dante Alighieri. Chi non ha amato Paolo e Francesca e sui banchi di scuola ha palpitato sul cantina che narrava la loro storia. Eppure i due amanti si trovavano in quel girone infernale perché assassinati. “Francesca – spiega De Simone – oggi sarebbe stata vittima di femminicidio. La letteratura da Dante passando per Shakespeare, Verga, Sibilla Aleramo, Dacia Maraini fino ad arrivare ad Idelfonso Falcones e la quella autobiografica delle testimoni e vittime di violenza è specchio della realtà, ma anche serbatoio di proposte di cambiamento, di strade da percorrere, di fughe, di vie d’uscita”.

    Storie profonde, trattate con chiarezza, schiettezza, verità, ma sempre con garbo da tutti i relatori, e non meraviglia che sia stato proprio solo un ragazzo, Tommaso ad intervenire per fare qualche domanda. “Domande – sottolinea Givanna Ferrari – precise e affatto superficiali. Questo mi fa ben sperare nella possibilità di un cambio di passo culturale che veda in prima linea i maschi, accanto alle femmine. La scuola può davvero fare la differenza”.

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