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Dalla perizia di Sara Pedri: “Sono un morto che cammina. Questa volta non ce la farò”

La ginecologa di 31 anni scomparsa in Trentino lo scorso 4 marzo aveva studiato e lavorato a Catanzaro per diversi anni

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    “Sono un morto che cammina. Questa volta non ce la farò, scriveva verso la fine”. E’ uno dei passaggi contenuti nelle 119 pagine della consulenza tecnica redatta dalla psicologa Gabriella Marano, che è stata incaricata di ricostruire il profilo psicologico e comportamentale di Sara Pedri, la ginecologa di 31 anni scomparsa in Trentino lo scorso 4 marzo che ha studiato e lavorato a Catanzaro per diversi anni.

    Il documento è stato depositato in procura il 28 dicembre scorso dall’avvocato Nicodemo Gentile, che rappresenta la madre della donna. La Procura di Trento sta infatti indagando per i presunti maltrattamenti e abusi di mezzi di correzione subiti da Sara Pedri ed altri soggetti, nell’ambito dello svolgimento del lavoro nel reparto di ginecologia dell’ospedale di Trento. Secondo la consulente Sara “si è ritrovata come un agnello in mezzo ai lupi, ed ha finito per essere sbranata dalla violenza di chi si è avventato contro di lei. E’ stata vittima infatti di Mobbing, nella sua variante del Quick Mobbing, ovvero di comportamenti vessatori frequenti e costanti, posti in essere con lo scopo (quand’anche inconsapevole) e l’effetto di violare la sua dignità di donna e lavoratrice, e di creare, intorno a lei, un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante ed offensivo, che ha minato, data l’eccezionalità e la violenza della portata, il suo equilibrio in poco più di 3 mesi, generando in lei un vero e proprio disturbo: Disturbo Post Traumatico da Stress, con sintomi ricorrenti riconducibili anche al criterio della Depersonalizzazione”, si legge.

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