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Siarc in gravi difficoltà per la negata rateizzazione da parte del Comune di Catanzaro

La Soget, società di riscossione coattiva, non dilaziona il debito risalente agli anni Ottanta. L’appello della società di ristorazione fondata da Pino Albano. In pericolo 480 posti di lavoro

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    La Siarc, Società Industria Alimentari ristorazione collettiva, storica (è nata nella configurazione attuale nel 1979) azienda di Catanzaro, 480 dipendenti nella regione con netta prevalenza nella città che ne ospita il principale impianto e la direzione, è in grande difficoltà finanziaria gestionale e operativa per via di un carico esattoriale in capo alla Soget, la Società che detiene il servizio di riscossione coattiva del Comune di Catanzaro.

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    L’origine del debito è antica, risalente agli anni Ottanta, la fase ultima del contenzioso giudiziario si è chiusa soltanto da poco con una sentenza della Corte d’appello di Salerno in seguito alla quale è pervenuta alla Siarc una cartella esattoriale di seicentomila euro comprensivi di interessi che sono oggetto di una ulteriore opposizione in discussione nel maggio prossimo. Nel frattempo il titolo è divenuto esecutivo e Soget ne chiede il pagamento in unica soluzione nonostante le reiterate richieste della società di poter addivenire alla rateizzazione come possibilità prevista dalle norme e correntemente seguita nella pratica.

    Tuttavia, Soget non ritiene di doverla concedere, anzi ha proceduto a ben quattro diversi pignoramenti presso terzi, mettendo in seria difficoltà l’azienda fino al punto di porne in discussione la sopravvivenza stessa insieme alla stabilità del posto di lavoro dei dipendenti. Concetta Nunnari è il legale che assiste la famiglia Albano, titolare della Siarc, nel difficile tentativo di transizione con Soget e l’ente creditore, il Comune: “La rateizzazione è prevista dalla legge. Il Comune ha in corso la convenzione con Soget in base alla quale, per determinati importi, è il Consiglio comunale a doversi determinare al riguardo. Abbiamo affrontato la questione in una riunione con il sindaco Sergio Abramo, il presidente del Consiglio comunale Marco Polimeni, il dirigente dell’Avvocatura Saverio Mollica e la dirigente agli Affari generali Simona Provenzano.

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    Al Comune abbiamo proposto in cambio della rateizzazione in settantadue rate la garanzia ipotecaria su due immobili di proprietà per un valore complessivo di due milioni. La risposta dell’Ente è stata negativa in quanto per procedere all’annullamento dell’ingiunzione né dei pignoramenti, ritendendoli l’unica garanzia di poter addivenire al soddisfacimento delle pretese. Questo non è vero, perché nel frattempo il Comune stesso ha provveduto a compensare parte del credito con somme dovute alla Siarc per servizi resi. Il debito va onorato, ma il problema è come farlo, se ne viene concessa l’opportunità, in presenza di ostacoli oggettivi dettati anche dalla pandemia, dall’aumento dei costi energetici e delle materie prime. Gli incontri sono stati infruttuosi, compreso l’ultimo di febbraio, presente il sindaco che doveva in qualche modo farsi garante della situazione occupazionale messa in crisi dall’ingiunzione e dai pignoramenti.

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    Dalla parte politica non sono giunte sollecitazioni in questo senso. Pertanto l’azienda si trova in una situazione di grave disagio. L’azienda anzi è in ginocchio perché non le viene consentito di svolgere la normale attività, nel rispetto dei contratti d’appalto in essere, nel pagamento delle maestranze e di tutti i dipendenti, nei pagamenti ai fornitori. Il debito si può saldare attraverso una rateizzazione dovuta, concessa a tutti e inspiegabilmente negata alla Siarc. Il potere politico deve interrogarsi sul perché mettere in crisi un’azienda che è una delle prime attività industriali della Calabria per non avere concesso una rateizzazione garantita da ipoteca notarile”.

    “La mia famiglia – aggiunge Simona Albano, socia e dipendente apicale della Siarc – ha dato tanto alla città di Catanzaro, in termini di soldi e di opportunità. Mi sarei aspettata un comportamento diverso, tenuto conto che siamo una grande azienda di ristorazione collettiva e una delle poche aziende di eguale dimensione, per di più non interessata da alcuna interdittiva antimafia. In ogni caso questo è un punto d’onore dell’azienda costruita da mio padre Pino, con tanto impegno non solo in campo industriale ma anche in quello sportivo, come tutti ricordano, con la squadra di calcio cittadina negli anni Ottanta e Novanta. Insomma, non vorrei morire di fuoco amico”.

    “Si sono tentate tutte le strade percorribili – rincara l’avvocato Nunnari -. Si dice che lo Stato è vicino alle imprese in questi momenti di difficoltà collettiva. Ma lo Stato non è anche il Comune? Perché sindaco e presidente del Consiglio hanno fatto spallucce e non rispondono più? Cosa diranno in campagna elettorale alle famiglie dei dipendenti? L’azienda non può pagare la frutta, la carne, non può soddisfare gli appalti che ha in corso, gli verranno revocati, non riuscirà a pagare i dipendenti, per loro si aprirà la strada della cassa integrazione. È questo che si vuole? Si vuole che la Siarc chiuda? E per quale motivo?”.   

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