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Rinascita Scott riti abbreviati, in 851 pagine le motivazioni della sentenza: il ruolo centrale di Luigi Mancuso

Noto per le sue capacità diplomatiche sin da giovane spettava a lui derimere contrasti e mantenere rapporti. Anche con l'esterno

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    Sono stati depositate nei giorni scorsi le motivazioni della sentenza dei riti abbreviati del processo Rinascita Scott legato all’operazione compiuta 19 dicembre 2019 su input della Dda di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri. In 851 pagine viene vivisezionata la posizione dei vari imputati, in tutto 70 le condanne inflitte lo scorso 6 novembre dal Gup Paris con accusa sostenuta in aula dai pm Frustaci Mancuso e De Bernardo. Venti le assoluzioni  Nella miriadi di aspetti trattati e spiegati del voluminoso documento una sezione intera è dedicata ai rapporti tra ndrangheta e Massoneria e in particolare dal ruolo centrale di Luigi Mancuso detto “Il Supremo”.

    Mancuso,si legge nelle motivazioni era  “apprezzato – si legge nelle motivazioni – sin da giovane per l’atteggiamento non aggressivo e tendente alla mediazione” continuava almeno sino al momento dell’operazione a mantenere questa attitudine al ripianamento di contrasti: “Proprio grazie alla lungimiranza di Luigi Mancuso invero si sono potuti rinsaldare i rapporti con le storiche ‘ndrine satellite dei Barba-Lo Bianco, dei La Rosa, degli Accorinti, stringere ancor più strette relazioni con i Fiarè-Razionale-Gasparro di San Gregorio e, soprattutto superare gli atavici contrasti con la famiglia Bonavota di Sant’Onofrio”.

    Fondamentale anche il suo ruolo in un settore particolarmente redditizio come “quello delle speculazioni immobiliari in ambito turistico-alberghiero”.

    Spettava inoltre a lui il mantenimento dei rapporti esterni con altre articolazioni della Ndrangheta come i Piromalli e De Stefano. Aveva a che fare direttamente con professionisti, imprenditori, politici, massoni. Emblematica si legge ancora: «la gestione centralizzata, per tutti i gruppi, delle cosiddette “messe a posto” cui sono tenuti gli imprenditori soprattutto le grandi stazioni appaltanti …, gestione alla quale è deputato l’imputato Gregorio Giofrè, della cosca di San Gregorio d’Ippona”. Quest’ultimo veniva definito dal collaboratore di giustizia Andrea Mantella “il ministro dei lavori pubblici”.

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