Palazzina dello Stadio, il decreto ingiuntivo bussa alle porte del Comune

La lunga e complicata storia del finanziamento Cipe, con un gravame di oltre 900 mila euro frutto dell’accordo bonario prima accolto e poi revocato dalla giunta Abramo

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    In origine c’è un finanziamento Cipe del novembre 2012 di 5 milioni di euro per “i lavori di ristrutturazione e adeguamento funzionale dello stadio Nicola Ceravolo”.

    Forse qualcuno ricorderà che la notizia del finanziamento venne data via altoparlante allo stadio prima dell’inizio della partita proprio mentre il presidente protempore della regione Giuseppe Scopelliti attraversava con fare agile il manto erboso acclamato come avesse segnato un goal.

    Poi come spesso succede, l’iter dei lavori affidati alla Rti Rogu srl – Costantino Costruzioni Generali e Coes di Francesco Guzzo, la sequela degli avanzamenti e dei relativi saldi hanno subito diversi stop and go.

    In ogni modo i lavori sono stati considerati conclusi a giugno del 2018, come è ben noto da allora a chiunque abbia potuto ammirare l’agile e slanciata Palazzina che sovrasta il lato Distinti dello stadio. In corso d’opera, l’Rti ha apposto ben 22 riserve per l’importo complessivo di 2.595.794,17 euro, come da iscrizione nel registro di contabilità.

    Le riserve valgono a quantificare tutto ciò che nel corso dell’esecuzione dei lavori devia o si aggiunge a quanto preventivato nell’accordo economico sottoscritto tra le parti. Sono, nella fattispecie, la cifra rispetto alla quale il Rup della stazione appaltante, ovvero il Comune di Catanzaro, in considerazione proprio della sua entità, ha ritenuto di avviare la procedura di accordo bonario affidandola a una commissione paritetica il cui parere vincolante è stato recepito dalla giunta comunale presieduta dal sindaco Abramo con delibera del 19 agosto 2021, inviata, come prescritto, al Dipartimento Infrastrutture della Regione Calabria nello stesso giorno.

    L’importo concordato, a tacitazione di ogni altra pretesa dell’appaltatore, è stato fissato in euro 890.097, 06 oltre iva. A conti fatti, oltre 900 mila euro. Succede, però, che la stessa giunta Comunale, in data 9 giugno 2022, tre giorni prima delle elezioni amministrative, approva una delibera che revoca l’accordo raggiunto l’anno prima. L’Rti, a fronte delle lungaggini temporali e delle incertezze operative, intanto ha ottenuto dal tribunale ordinario il relativo decreto ingiuntivo che è stato notificato in questi giorni al Comune.

    Suscitando reazioni di contrarietà da parte del sindaco Fiorita, che ha premesso e promesso di volerci vedere chiaro nell’altalenante andamento delle delibere, così come da parte del consigliere di Cambiavento Vincenzo Capellupo che oltre cinque anni fa nella precedente esperienza consiliare aveva fatto ancora in tempo a cimentarsi sull’argomento.

    Così come perplessità sono state avanzate nel corso dell’ultima seduta d’Aula da Valerio Donato, leader di Rinascita. Il timore è che il costo dell’accordo bonario gravi sulle casse comunali. Qui le interpretazioni divergono. Non è chiaro se il Comune debba, in esecuzione al decreto ingiuntivo, semplicemente anticipare la somma così come è già avvenuto negli anni quando ha soddisfatto diversi Stati di avanzamento lavori ancor prima che i relativi fondi gli venissero trasferiti dal Dipartimento regionale. Le cosiddette riserve fanno usualmente parte dell’accordo economico che si stipula in seguito all’aggiudicazione dei lavori.

    Oppure se, effettivamente, la somma, ragguardevole in sé oltre che relativamente alle esangui risorse, debba gravare per intero sulle casse comunali, ingrossando l’entità dei famigerati debiti fuori bilancio. Nell’ultima relazione che a febbraio 2022 il Rup Franco Greco e il dirigente del Comune Giovanni Laganà hanno inviato all’ingegnere Francesco Tarsia dirigente di del Dipartimento regionale delle Infrastrutture e Lavori Pubblici è scritto che “la voce relativa all’accordo bonario è prevista nel quadro economico ex articolo 12/207 (vecchio codice degli appalti, ndr)” e che “ancora oggi il Comune di Catanzaro non ha avuto una conclusione definitiva del procedimento per consentire la regolare gestione dell’opera”.
    Ancora una volta, come è successo nell’affaire Porto, la comunicazione Comune di Catanzaro – Regione Calabria viaggia su fili disturbati da un rumore di fondo.

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