La sua famiglia è indagata per mafia, ma secondo il Tar ciò non giustifica l’interdittiva antimafia a suo carico

I giudici amministrativi annullano il provvedimento emesso dalla Prefettura di Catanzaro a carico della titolare di uno stabilimento balneare

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    Il Tar Calabria  ha accolto le tesi difensive, rappresentate in giudizio da Francesco Iacopino, Crescenzio Santuori, Anna Marziano per l’annullamento di una interdittiva antimafia spiccata dalla Prefettura di Catanzaro nei confronti della titolare di uno stabilimento balneare di Guardavalle, in seguito alla quale era stato disposto dal comune lo sgombero dell’area.

    Le motivazioni della Prefettura che ha emesso l’interdittiva e l’elevato tasso di mafiosità della famiglia

    Secondo l’Autorità Prefettizia, l’attività economica della ricorrente era suscettibile di infiltrazione da parte della criminalità organizzata per una serie di elementi convergenti: in quanto il  fratello della ricorrente, attualmente detenuto, risulta gravato da plurimi precedenti penali e di polizia per gravi reati, anche di tipo mafioso, ed è ritenuto appartenente ad una cosca locale, il padre,  risulta segnalato per il reato di associazione mafiosa e associazione finalizzata al traffico di sostane stupefacenti; un altro fratello stato segnalato nella banca dati SDI; la sorella, è stata condannata per estorsione aggravata dal metodo mafioso ed è coniugata con soggetto che, oltre ad essere stato condannato con lei per l’estorsione in concorso, è gravato da varie e gravi condanne.

    Nessuna misura alternativa all’interdizione e istruttoria insufficiente

    A sostegno del proprio ricorso la titolare dello stabilimento balneare ha sostenuto che la l’amministrazione avrebbe del tutto omesso di verificare la possibilità di adottare misure di prevenzione collaborativa, anziché interdittive; ed in ogni caso, il provvedimento sarebbe stato adottato a seguito di un’istruttoria insufficiente e sulla base di presupposti insussistenti.

    L’esigenza di celerità alla base della decisione di assumere subito il provvedimento interdittivo

    Nel caso di specie, non vi è stata la comunicazione preventiva perché, secondo la Prefettura, esistevano “esigenze di celerità per l’emanazione dell’interdittiva senza partecipazione al procedimento della parte previste dall’art. 92, comma 2 bis (ed era) necessaria ed indifferibile l’emanazione dell’interdittiva per la società in esame, al fine di evitare che permangano rapporti con la pubblica Amministrazione atteso: – Il profondo collegamento tra la titolare della ditta individuale in esame con soggetti intranei alla cosca -OMISSIS-; – la presenza di una evidente comunanza d’interessi tra la ditta in esame con società per la quale risultano contatti con la cosca locale – La necessità di interrompere un’attività derivante da concessione della Pubblica Amministrazione e di natura stagionale, che perderebbe gran parte della sua efficacia se effettuata in momento successivo”.

    Le motivazioni del Tar

    Secondo i giudici del Tar, nel caso di specie la motivazione è nettamente insufficiente a motivare le ragioni dell’omissione della fase partecipativa.

    Il forte collegamento con la cosca  rilevato dall’amministrazione, costituisce la ragione dell’emissione del provvedimento interdittivo, non anche delle esigenze di celerità.

    D’altra parte, l’informazione interdittiva viene emessa solo allorché, all’esito dell’attività istruttoria, il Prefetto scorga profili di possibile condizionamento mafioso dell’operatore economico, sicché, se tale dato giustificasse da solo l’omissione delle garanzia partecipative, verrebbe vanificato l’intento che ha animato la modifica legislativa.

    Nemmeno la stagionalità dell’attività sembra giustificare l’omissione delle garanzie partecipative, atteso che la concessione demaniale è stata ottenuta dalla ricorrente sin dal 2008 e la sua efficacia temporale è stata estesa fino al  dicembre 2023, cosicché il maggior tempo impiegato per giungere alla conclusione del procedimento sarebbe in grado di vanificare l’efficacia della misura interdittiva eventualmente adottata.

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