Quattro migranti uccisi e bruciati nel Cosentino, due sospettati interrogati in Questura

Le vittime sono braccianti agricoli pachistani trovati carbonizzati in un minivan sulla Statale 106 ad Amendolara. Gli investigatori seguono la pista dell’omicidio plurimo

Si concentrano su due persone, entrambe connazionali delle vittime, i sospetti per l’omicidio dei quattro braccianti agricoli pachistani trovati carbonizzati all’interno di un minivan in fiamme ad Amendolara, nel Cosentino.

I due uomini, anch’essi lavoratori agricoli, sono stati accompagnati in Questura a Cosenza e sottoposti a interrogatorio dagli investigatori della Squadra Mobile che, sotto il coordinamento della Procura di Castrovillari guidata da Alessandro D’Alessio, stanno ricostruendo quanto accaduto. I sospettati sarebbero stati individuati a Villapiana. In Questura sono presenti anche altre persone ascoltate come testimoni.

La tragedia è stata scoperta nel primo pomeriggio di oggi, quando i Vigili del Fuoco sono intervenuti per spegnere un incendio che aveva avvolto un minivan fermo nei pressi di un distributore di carburante IP sul vecchio tracciato della Statale 106, tra Amendolara e Roseto Capo Spulico. Al termine delle operazioni di spegnimento sono stati rinvenuti all’interno del veicolo i corpi carbonizzati di quattro uomini.

Gli investigatori ritengono che si tratti di un omicidio plurimo. Tra le ipotesi al vaglio c’è anche quella che le vittime siano state uccise e successivamente date alle fiamme o addirittura bruciate vive all’interno del mezzo.

Sul posto sono intervenuti la Polizia Stradale, la Squadra Mobile di Cosenza, i Carabinieri, la Polizia Scientifica e il questore di Cosenza Antonio Borelli.

Determinanti per l’inchiesta sarebbero le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nell’area del distributore. Secondo indiscrezioni non confermate, alcuni filmati mostrerebbero due o tre persone allontanarsi rapidamente dal minivan pochi istanti prima che il veicolo venisse avvolto dalle fiamme.

Al momento gli investigatori tendono a escludere un collegamento con la criminalità organizzata e stanno concentrando gli accertamenti su possibili contrasti maturati all’interno della comunità dei lavoratori migranti presenti nella zona.