Gli arrestati pronti a fuggire o a reiterare

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Tutto l’orrore consumatosi ad Amendolara e’ sintetizzato nel decreto di fermo a carico dei due uomini arrestati.

Una tragedia agghiacciante, dove quattro persone sono morte carbonizzate all’interno di un’autovettura in un episodio di inaudita ferocia. La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari, guidata dal Sostituto Procuratore Roberta Bello, ha disposto il fermo di indiziato di delitto per Ahmed Safeer e Raza Ali, entrambi residenti a Villapiana, provando in tutti i modi a rendere comprensibile ciò che comprensibile non può essere.

Le indagini, supportate da una dettagliata annotazione a firma della Squadra Mobile di Cosenza, guidata da Antonio Borelli, si basano su prove schiaccianti estrapolate dalle telecamere di videosorveglianza di una pompa di benzina IP ad Amendolara.

Secondo il documento, le immagini mostrano un soggetto in t-shirt nera (il conducente) che, dopo aver posteggiato, scende dall’auto e, con mossa repentina, apre il bagagliaio posteriore. Contemporaneamente, un soggetto in t-shirt bianca (il passeggero anteriore) scende dall’abitacolo e rompe dall’interno la maniglia della portiera, impedendo la fuga ai passeggeri rimasti nel veicolo e condannandoli a morte certa. Mentre queste azioni si compivano, una coltre di fumo e fiamme avvolgeva il mezzo; un quinto passeggero, diverso dai due indagati, è riuscito miracolosamente a scappare dal vano portabagagli, riportando ustioni di secondo grado su gran parte del corpo.

Un elemento chiave dell’inchiesta è l’annotazione redatta dal Carabiniere Scelto Donadeo, in servizio presso il Nucleo Carabinieri Forestale di Trebisacce. Il militare, notato mentre si avvicinava al lato guida dell’auto poco prima del rogo — brandendo quello che sembrava un tesserino delle forze dell’ordine e assumendo un tono di richiamo verso gli occupanti — ha confermato di aver riconosciuto con certezza sia il conducente che il trasportato nelle immagini di videosorveglianza.

Il Carabiniere Donadeo ha inoltre riconosciuto Ahmed Safeer durante le fasi di identificazione.
Il provvedimento di fermo, autorizzato dal Procuratore della Repubblica Alessandro D’Alessio, poggia sulla necessità di evitare la fuga degli indagati. La Procura ha evidenziato diverse circostanze di primaria importanza. Gli indagati sanno di essere stati ripresi dalle telecamere e di essere stati identificati dal Carabiniere Donadeo, motivo per cui potrebbero tentare di lasciare la regione o il territorio nazionale. Il fatto che gli indagati si presentassero, al momento del fermo della Polizia Giudiziaria, vestiti con gli stessi abiti indossati al momento dell’evento criminoso presso il rifornimento IP, conferma la continuità della loro condotta.

È stato evidenziato come gli appartenenti alla comunità pakistana tendano a essere molto coesi e a offrire ospitalità in luoghi difficili da censire, inclusi i vasti territori agricoli tra Policoro e Scanzano Ionico.
Gli indagati, assistiti dall’interprete Ilyas Muhammad, hanno nominato come difensori di fiducia gli avvocati Brandi Cordasco Salmena Giovanni e Giulia Montilli del Foro di Castrovillari.

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